23.06.05

La situazione di K.

4 LA SITUAZIONE K. Nel paragrafo precedente ho accennato a un tal K., senza però spiegare bene chi sia. K. ha un nome mutuato da un telefilm americano, la madre si era invaghita di un personaggio a tal punto da chiamare il proprio secondogenito come quel petroliere di celluloide. K. ancora oggi cambierebbe il suo nome con uno qualuque, purchè italiano, e per rispetto in questo mio memoriale lo chiamerò solo con l’iniziale. Tra i miei amici è chiaramente quello più caro, col quale ho fatto esperienze, a partire dagli anni della scuola, che ne io ne lui abbiamo finito a causa di una condotta a dir poco teppistica.quando avevamo infatti 15 anni non ci siamo risparmiati nulla, e giunti in quarta superiore con già tre anni persi in due le rispettive famiglie hanno deciso di risparmiarci il cappotto con le bocciature numero 4 e 5 e di avviarci al lavoro. Io iniziai a lavorare presso una tipografia puzzolente, K. finì nelle mani di Girolamo Panerazzo, un mezzo malavitoso della zona, amico dei suoi genitori e gran trafficone. Panerazzo in 15 ha aperto e chiuso almeno otto società in altrettanti settori lavorativi; tra le tante imprese avviate ricordo con simpatia la società di scavi fognari, quella per il riciclo del legno marcio, l’allevamento di cani da combattimento, la fabbrica di superalcolici fatti con le polverine. Tutte le aziende in questione erano sul sottile confine tra truffa e lavoro raffazzonato, ma soprattutto, in tutte ha lavorato K. Ai tempi del mio fortunato accadimento, Girolamo Panerazzo importava clandestimanete caldaie murali dalla Serbia, si produceva, col mio aiuto, delle omologazioni CE fasulle, e le installava personalmente. Questa, per rendere più chiaro il concetto, è stata la più onesta e duratura delle attività commerciali di Girolamo Panerazzo. K. non si preoccupava pre niente dei loschi traffici del suo capo, lui considerava il lavoro come un doppio colpo fortunato: da una parte lo teneva occupato e dall’altra gli consentiva di avere un ottimo reddito senza responsabilità. Sebbene K. fosse sempre elegante come un tombino e gentile come un terzino sinistro, poteva vantare un ascendente invidiabile sulle ragazze raffinate alla moda. Lui lo chiamava il fascino del bizzarro, ma io lo ritenevo più il fascino del buzzurro. Il suo essere sempre rasente all’esaurimento nervoso e la finta rozzezza attiravano le ragazze più eleganti e distinte in cerca di un uomo duro, poi le colpiva con una sensibilità fuori dal comune. Bene inteso, io lo vedevo sempre come un cinghiale, ma l’elenco delle signorine che sono rimaste imbambolate dal suo modo di fare mi smentisce appieno. Il legame con K. è stato forte da sempre, le prime ferie, il primo motorino, la prima auto comprata insieme, avevamo insomma un bagaglio di esperienze che ci aveva visto sempre uno presente nella vita dell’altro. Il bonifico finito curiosamente sul mio conto è stata una di queste esperienze...
Posted by kenny at 13:15 | Comments (0)

preludio mistico (o/2)

Mica saranno delle ali quelle che hai sulla schiena! In effetti, dalle scapole, all'altezza dei due piccoli tatuaggi a forma di alucce d'angelo cominciavano, prima timidamente, e poi con una certa decisione, a fuoriuscire delle ali di colore bianco candido ricoperte fittamente di piume eleganti, appartenenti a nessuna specie conosciuta. La piccola figura ossuta sembrava trovare giusto ora la forza di sollevarsi dall'asfalto della via, mettendosi prima a quattro zampe, poi reggendosi maldestramente, mentre di sentiva il rumore di qualche finesta che si apriva, probabilmente per permettere alla gente di vedere se il boato precedente era un fulmine caduto in città o un altro attentato dinamitardo. La testa calva dell'uomo caduto dal tetto, sembrava emettere luce propria, una calda luce dorata, sotto la quale, lentamente quanto improvvisamente, iniziava a fluire una chioma bionda purissima. Alzatosi sulle gambe, e continuando a darci le spalle, l'individuo sembrava ora molto più alto di quando lo avevamo trovato pochi minuti prima, e la sua stasi, dapprima incerta, era ora ferma e determinata. Oltre all'altezza anche la muscolatura e la costituzione stessa dell'uomo, se si può definire uomo un biafra glabro che muta sotto i tuoi occhi in un vikingo alato, si era fatta imponente, ma non volgare, simile ad un atleta dal fisico perfetto. Poi, di scatto, si girò verso di noi, incantati, mostrandosi nudo; fu allora che notai l'assoluta mancanza di connotati sessuali in quel fisico maschile ma elegante e assolutamente non virile. Un angelo? I suoi piedi avevano la strana peculiarità di essere a circa due centimetri da terra, sospendendolo, finchè la luce scaturita dai suoi occhi fiammeggianti non invase tutta la strada ancora bagnata dalla pioggia che incessante era caduta per tre giorni; a quel punto aprì la bocca con il fare minaccioso di un messaggero divino che aveva molto da dire, e soprattutto non portava buone notizie per il popolo mortale. La sua pelle emanava una sottile armonia musicale che incantava. Dalla sua bocca, però, non sarebbe uscito alcun suono celestiale. - Beurrp, diavolo porco, Kenny, basta con queste seghe metali e passa un'altra Moretti, che il secondo tempo è quasi iniziato - K. parlò.
Posted by kenny at 12:59 | Comments (0)

09.07.04

i due volontari (5)

I DUE VOLONTARI Nella vita di ogni uomo arriva il momento di partire. Questa frase tormentò me e K. Fin da quando riuscimmo ad ottenere la patente. Ci faceva sentire mediocri e pantofolai, ancorati alle nostre abitudini, molluschi che non erano in grado di darsi una scossa. Kerouac aveva costruito il suo mito su un romanzo noiosissimo che parlava di un tale in viaggio per le strade d'America, senza un soldo e senza meta. Easy Rider, con quei due centauri belli, liberi e dannati. Marrakesh Express, con Abatantuono e Gigio Alberti che vanno in Marocco in macchina. Come potevamo essere da meno? La nostra situazione, all'altezza circa dei primi ventisei anni, ci faceva apparire come dei vitelloni inconcludenti, buoni a nulla che solo per una botta di culo tiravano avanti. Il che, effettivamente, era vero. All'epoca K. Stava insieme a una ragazza più giovane di lui di qualche anno, figlia della dottoressa Aliberti e dell'avvocato Manfredini de Conto, insomma, una che nella vita non avrebbe fatto molta fatica trovare i soldi per vivere. Tanto lei era ricca senza aver mai mosso un dito, tanto K. era esaurito dal suo lavoro di montatore di caldaie presso la ditta di Girolamo Panerazzo. Veleggiava placido verso i 140 chili, che addosso ad un uomo di neppure un metro e ottanta di altezza, vi posso garantire, non stavano per niente bene. La sua settinmana tipo si snodava così: Da lunedì a sabato lavaorava dalle 6 del mattino fino alle 8.45 di sera, attraversando la provincia in lungo e in largo sull'ape 150 in compagnia di girolamo e di thomas, il figlio di quest,ultimo. Staccato il lavoro faceva una capatina al Johan Sebastian Bar, una lercia osteria di fronte a casa sua,per bere un bicchierino di nocino casalingo, l'unica bevanda che gli faceva recuperare la voglia di vivere dopo quindici ore in compagnia dei due Panerazzo e del sudore stagionato che producevano. Ina seguito doccia veloce, una pizza surgelata sul divano a guardare lo Sport Sera e poi via dall afidanzata, la quale non voleva neppure farlo entrare per paura del giudizio dell'avvocato Manfredini de Conto; suo padre. Dopo estenuanti passeggiata con lo scopo di consumare le vetrine a forza di guardarle, K. riaccompagnava a casa la petulante compagna e si precipitava da Gildo con la speranza di trovarci ancora la. Io avevo appena preso a vivere da solo in un minuscolo appartamento sopra quello di Michele Caastelli, composto da un soggiorno/angolo cottura/sala da pranzo/guardaroba/camera/ripostiglio e da un bagno, il tutto in 21 metri quadri, arredato da un letto, un televisore e da un fornelletto per sopravvivere. A ripensare al mio primo appartamento mi rendo conto di come in vita mia non abbia mai fatto un affare peggiore. Non ero andato via di casa per qualche motivo spacifico; c'è chi lo fa perché non va d'accordo con i genitori, chi invece si trasferisce per lavoro, o per convivere con la propria compagna. Ho sentito anche di gente che cercava la libertà che non gli era concessa in famiglia, e pensava di averla trovata vivendo in monolocali con altri sei compagni. Personalmente non appartengo a nessuna categoria, semplicemente è successo. Un giorno sono tornato a casa e ho detto a mia madre:< Ho trovato un appartamentino in vendita che è una favola. Domani mi trasferisco> E lei:< Va bene, ma non fare tardi, che domani sera il papà deve andare via presto> La sera succesiva mi suona il telefono mentre consumo la mia prima cena nella mia nuova casa. Er mio padre infuriato perché non ero arrivato per cena, e per aspettarmi ha perso l'inizio della gara di briscola a squadre. Ecco, semplicemente è successo! il lavoro alla Capra Pubblicità andava a gonfie vele, in quanto un tale, scambiando la mia agenzia per la più famosa e quotata Capri Communications, mi aveva affidato un lavoro che non richiedeva nessun impegno, pagandomelo una cifra che avrei guadagnato in undici anni di lavoro ai miei ritmi. Tanto ero contento che praticamente non andavo a lavorare da mesi, e non ci sarei andato per circa altri due anni. Durante questo tempo continuai a pagare regolare stipendio a Tania, la mia impiegata, che per tutto il tempo (tre anni abbondanti) che lavorò per me, venne pagata per aver fatto solamente una fattura. Era ovvio che la gente pensasse che ero un fallito, non lavoravo mai, e nessuno sapeva che ero miliardario per sbaglio. Quando Aurora Manfredini de Conto, in un raro attimo di lucidità, lasciò K. in quanto “non é abbastanza chic per frequentarmi, e andare a party trendy e troppo importante per la mia età, ma lui è off e io perdo le occasioni giuste…” capii che il momento di partire era arrivato. K., in piena crisi da abbandono, viveva ormai alla pizzeria Braccobaldo, tanto che Gildo l'unto si preoccupava se non lo vedeva almeno tre volte al giorno. liberi da vincoli sentimentali, eravamo ora pronti a ambiare veramente. la mia ben nota situazione economica mi liberava da molti ostacoli, mentre K. aveva messo un bel gruzzolo da parte, e scosso dalla separazione era pronto a tutto per esaurirsi ancora di piu`. decidemmo di comune accordo di intraprendere un'avventura estrema che ci portasse lontano dalla nostra vita comune, che ci mettesse a contatot con gente diversa da noi... dopo aver scartato viaggi in oriente e lavori sulle piattaforme petrolifere, una pubblicita` mi diede l'imput che cercavo. "K., ho la risposta!" "Che risposta? Se dio esiste? come mai le donne sono troie? favorevole o contrario?" "Ma no, so cosa andare a fare per cambiare vita" "I pornodivi? io sono portato: il fascino del bizzaro!" "Tu sei piu` il fascino del Buzzurro. Mi e` venuto in mente il lavoro migliore per noi due. All'ospedale di Manzaro cercano degli infermieri generici, di quelli che danno lo sciroppo e puliscono i culi. Mi sembra il lavoro adatto a noi: vicino a casa, abbastanza estremo e soprattutto con tante belle infermierine che faranno a gara per aiutarci. Che te ne pare?" "Che se la coglionaggine fosse musica tu saresti una sinfonia" "Vuol dire che non ci stai?" "esatto, io i culi non li pulisco, al massimo ci metto dentro lo sciroppo!" Due settimane dopo prendemmo servizio all'ospedale "De Turricoli" di Manzaro
Posted by kenny at 13:33 | Comments (0)

15.04.04

chi è adelino donadel (3)

al di la dei comprensibili risvolti positivi, bisogna puntare il faro della nostra attenzione su una figura fin qui trascurata, quella di Adelino Donadel, titolare della "Capri Edizioni", vittima principale della distrazione di una bancaria frivola. All'epoca Donadel era una figura in pieno contrasto con se stessa, che si presentava agli occhi dei cittadini di Manzaro come un sessantatreenne con pochi capelli grigi disposti ai lati di una piazza, e che assumevano la forma di due pinne poste sopra le orecchie. il fisico secco e nervoso, le rughe disposte ad arte attorno agli occhi per conferire uno sguardo sempre severo, anche quando rideva, il tutto si sposava con gli occhiali dalla montatura in metallo squadrato e con il senso di potere che aveva il primo editore della provincia. uomo duro, agro, ma con una situazione psicologica sconosciuta ai più, Donadel era in aperta crisi matrimoniale con Cristina DePrincipi, la moglie cinquantenne ma ancora apprezzata dalla popolazione maschile di Manzaro. Penso sia facile intuire il problema: la bellona che dilapida i molti soldi che il marito le mette a disposizione in cambio di poche uscite ufficiali nell'alta società. A questo è bene aggiungere la lista di amanti occasionali che la signora DePrincipi raccattava a dosi industriali, tra i quali anche il sottoscritto trova posto grazie a un raptus erotico nel gabinetto dell'hotel "Fiore" in occasione del "premio comunale per la pubblicità". Adelino, tanto duro e arcigno in pubblico, era in realtà un cornutazzo alla deriva nella vita privata, deriso da chi aveva avuto ccasione di "conoscere" la moglie, compatito dalle domestiche di casa sua, e con una gran voglia di dare una sferzata alla sua vita. Purtroppo sugli eventi non aveva lo stesso potere che invece esercitava sui suoi dipendenti e collaboratori. io lo rispettavo, vedevo in lui un esempio di operatore del settore nel quale mi ero tuffato incoscientemente, un barone della professione che amministrava sapientemente un'agenzia nata dal nulla e diventata un punto di riferimento nazionale. Forse lo ritenevo un po' all'antica, ma ancora adesso mi spiace che gli eventi abbiano preso la piega che ben conosciamo. Anche Donadel mi apprezzava. O meglio, nell'unica volta che ci siamo parlati, in occasione del "premio comunale per la pubblicità", mi disse che ero simpatico e fresco, che avevo stoffa e incoscienza per fare buone cose. Dopo venti minuti, infatti, uscivo dal gabinetto dell'hotel con gli slip della moglie in tasca e con la consapevolezza di aver tradito la fiducia che Donadel aveva appena riposto nelle mie potenzialità. Sembra che i suoi comportamenti negli ultimi mesi fossero condizionati da problemi economici della sua attività, problemi che hanno lasciato tutti di sorpresa, generati, si dice, da un mancato pagamento di un lavoro, ammanco che avrebbe innescato una reazione a catena che ha messo in ginocchio il Povero Donadel e la "Capri Edizioni" É incredibile come poche lettere sbagliate in un bonifico possano generare tanto casino ...continua la lettura di "La compagnia di Manzaro" (4)
Posted by kenny at 13:36 | Comments (0)

preludio legale (0)

alla cortese attenzione del giudice Gaetano Caringella. Gentile giudice, la presente ha lo scopo di aiutarla nel fare chiarezza sui fatti accaduti negli ultimi mesi, fatti sui quali lei sta indagando. Mi scuso se non firmo con il mio nome, ma non le sarebbe di nessun aiuto, anzi, sapere come mi chiamo probabilmente contribuirebbe a generare confusione. nel memoriale che lei ha tra le mani, così come nella lettera che sta leggendo, compaio esclusivamente con il nome di Kenny, nome che certamente non le è nuovo. Non interpreti questa mia omissione come un tentativo di impunità, sarebbe alquanto sciocco da parte mia pensare di non venire riconosciuto, anzi, lei immagino saprà già tutto di me. Solamente non mi reputo responsabile degli accadimenti, talvolta drammatici, che hanno aperto l'intricato caso giudiziario che lei deve risolvere. Il memoriale che le sottopongo potrà talvolta sembrarle dispersivo o superficiale, ma se porrà la giusta attenzione sulle mie parole vedrà come il suo compito ri faciliterà. con i più cortesi saluti - Kenny
Posted by kenny at 13:12 | Comments (0)

15.03.04

tutto iniziò così (1)

penso che il terremoto che ha sconvolto Manzaro in qust'ultimo anno abbia avuto inizio un mercoledì sera... quelle belle sere di giugno che durano per ore, quando hai finito di lavorare ma resti per qualche ora a chiacchierare in ufficio, tanto non hai più nulla da fare. all'epoca avevo da otto mesi aperto uno studio pubblicitario, la"capra pubblicitaria", e il lavoro procedeva con le caratteristiche angoscie di chi può solamente fallire. i clienti scarseggiavano, e quelli che avevo li avrei persi molto volentieri. lo staff operativo dello studio era così composto: io ero il titolare, io ero il venditore, io andavo a caccia di clienti, io ero il direttore creativo, il copywriter e il grafico. oltre a tutta questa gente c'era anche Tania. Tania, la segretaria, era una ragazzotta con il cuore in mano, di quelle belle come il sole, semplici come il pane, e abbondanti come la mia sfiga. lavorava con me per pochi soldi, ma le piaceva l'ambiente creativo, forse le piacevo anch'io. e avere questa bruna con la passione per i miniabiti che mi girava per lo studio senza praticamente nulla da fare mi rendeva la pena del fallimento imminente molto più sopportabile. una sera di giugno, un mercoledì lungo e ozioso, verso le sei, avviene il cambio della guardia. tania va a casa e arriva il mio amico K. che ha appena finito di montare caldaie e viene a fare la consueta partita a chiacchiere. K. ha un nome talmente fuori luogo che mi vergogno persino io a nominarlo, pertanto lo chiamerò solo con l'niziale. è proprio parlando del disastro economico che sto vivendo che vengo travolto dal più grande cambiamento della mia vita; a volte basta aprire la busta contenente l'estratto conto perchè le tue prospetive cambino radicalmente. Con la sua tipica nobiltà di linguaggio K. intuisce la mia sorpresa nel leggere le comunicazioni bancarie: -"hey pirla, che cazzo ti è successo, ti scappa sa ruttare?"- -"K., se tu ti trovassi nel conto corrente dei soldi non tuoi, finiti lì per sbaglio, e sapessi sia chi te li manda, sia chi li avrebbe dovuti ricevere, tu che faresti?"- -"penso che piscierei nel lavandino e chiamerei il tecnico a cambiarlo"-. Detto così sembrerebbe l'avverarsi della più comune fantasia di questo mondo, ovvero la banca che sbaglia un accredito e ti gonfia il conto corrente. Ma quella volta la spiegazione mi era ben chiara. Tempo addietro avevo fatto un lavoro su commissione per la "Capri edizioni", stimato studio di pubbliche relazioni, pe run loro cliente. il mio apporto era veramente minimo, solo dovevo progettare dei volantini per un congresso, e il grosso del lavoro (e dei soldi) sarebbero andati a Adelino Donadel, titolare della "Capri edizioni". ecco, in parole povere, l'nizio del disastro che ha cambiato la vita degli abitanti di Manzaro, il cliente aveva accreditato sul mio conto i quattro milioni di euro del compenso di Donadel e soci. mentre, ovviamente, la "Capri" aveva ricevuto l'iperbolica cifra di seicento euro. …continua la lettura su "grosse novità alla Capra pubblicitaria"…
Posted by kenny at 13:21 | Comments (0)