19.09.08
Il lento divenire delle cose
Quando si esce da una scuola d’arte ci si sente invincibili, immortali, portatori esclusivi della creatività assoluta. Il giovane neodiplomato artista ha la forza delle sue idee a spingerlo, ed è ocnvinto che tutte le porte gli si apriranno davanti. Quelli dal miglior rendimento scolastico credono, addirittura, che le agenzie pubblicitarie e gli studi di progettazione grafica stiano facendo una gara per accarrarsi il loro talento.
Poi si scontrano con la realtà: il neodiplomato è considerato solo manovalanza.
Troppo lento, troppo inesperto; timido o arrogante, senza mezza misura. E le idee geniali? E la ventata di novità? Tutto superfluo. O inapplicabile al mondo del lavoro- In sostanza, il miglior diplomato si trova ad essere, all’interno dell’ambiente di lavoro, la persona meno considerata. Gli studi grafici triturano I novellini senza sosta. E molti si deprimono.
Cambio scena.
Ho saputo in questi giorni che l’agenzia dove lavoro mi affiancherà un grafico. Non un ragazzino, ma uno della mia età, che ha sempre fatto il grafico. Anzi, quando qualche mese fa hanno scelto me, anche questo altro tizio era in ballottaggio. Poi, hanno pensato che il lavoro era tanto e, visto il livello medio dei clienti, bisognava cogliere l’occasione di avere due persone di esperienza e mature.
Cosa c’è di tanto eclatante in questo? Semplice, hanno preso il mio compagno di banco a scuola. Io ero, lui anche. Siamo andati all’università entrambi. Abbiamo accumulato esperienza come schiavi sfruttati, sottopagati; in dieci anni abbiamo fatto volantini per sagre, giornaletti falliti, adesivi. Ora una rinomata agenzia ci prende entrambi, dandoci libertà di proporre e condizioni di lavoro invidiabili.
E ho capito. La scuola arriva fino ad un certo punto. Sei il migliore, sviluppi le tue idee, ma poi sarà il lavoro a fare il resto. La scuola ti da una preparazione immediata basilare e una latente. La prima ti servirà per poter entrare la prima volta in uno studio e iniziare a camminare.
La seconda si manifesterà dopo anni, se avrai la costanza di imparare, di credere, di spostare I tuoi obietti sempre qualche centimetro più avanti.
Io ero frustrato a vent’anni, perchè facevo inserzioni pubblicitarie su cartine turistiche, e mi chiedevo come mai nessuno si accorgesse del mio talento. A scuola ero bravo, forse tra I migliori. Ma le mie idee non interessavano a nessuno. Semplicemente, non ero pronto, non avevo metodo, non avevo conoscenza, non avevo spina dorsale. Ci sono voluti dieci anni di rodaggio per diventare quello che credevo di essere il giorno dopo l’esame di maturità.
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22:07
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31.12.07
Jovanotti è il mio profeta
Quelli dei miei anni non possono negarlo, Jovanotti ci ha seguiti, ha ricalcato, con la sua carriera, la nostra stessa vita.
Quando questo strambotto è apparso faceva schifo a tutti, era inconcludente ed irritante. Negli stessi anni io ero bambino, quindi inaffidabile. Come il Jovanotti degli esordi. Confesso che personalmente lo detestavo, trovavo che la sua musica, che capivo benissimo in quanto elementare, era un affrontao a quella dei grandi cantautori, che a sette anni non potevo capire.
Lorenzo poi matura, inizia a parlare di amore e turbamenti, esattamente negli stessi anni, I ragazzi della mia età andavano alle medie, iniziavano a vedere le ragazze come degli esseri meravigliosi con cui relazionarsi. In quegli anni la morte era più comprensibile, non era più normale morire, poteva succedere anche a quelli della tua età, non solo ai nonni. E Lorenzo parlava di questo, di disagio, parlava da deejay che si rende conto che il suo mondo non è fatto solo di divertimento ma anche di drogati e di auto appallottolate ai platani la domenica mattina. Ma canta anche di quante cose belle ha il suo mondo e che I grandi non vogliono vedere. Proprio come noi tredicenni
Jovanotti esplora, si fa cantautore, “l’albero” parla di come si stia abituando a vedere la vita in maniera più approfondita, con le sue responsabilita… “l’albero” esce nel 1997, io diventavo maggiorenne, patente, diritto di voto… grandi amori.
L’anno dopo ho dato l’esame di maturità, ed uscivo dalla scuola.
I temi di Lorenzo, nel tempo, passano dai giochi senza spessore al rapporto di fiducia persone che si amano, dalla moto a quanto è bella la vita.
A vedrla con occhio adulto, carriera di Lorenzo segue la vita di quelli dei miei anni; senza volerne fare un poeta o un mito, o peggio un santone, vedo in lui uno che mi ha accompagnato in molti momenti chiave, per ogni periodo ho una sua canzone che suona nei ricordi.
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20:13
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my life
in questo meraviglioso sito per i blog, che ha concesso ad un ignorante come me di scrivere, manca una funzione interessante. il profilo del blogger.
finora ho pensato che era bello l'alone di mistero intorno al blogger, consentiva di non farsi influenzare dagli interessi o dal sesso di chi scrive.
ma ora, in stile col resto del blog, è ora di inserire il mio profilo:
mi chiamo roberto breda, sono nato il venti giugno 1979 a vittorio veneto. in vita mia ho conseguito due diplomi di scuola superiore, due abilitazioni professionali, una laurea; in vita mia ho smontato un panificio, ho rimontato un panificio, ho guidato motociclette ad alta velocità, ho guidato automobili a velocità ridottissima, ho voluto bene ad un sacco di ragazze bionde e bellissime, senza essere contraccambiato da nessuna; in vita mia ho pulito sale operatorie e sono stato tesserato nelle giovanili di una grande squadra di pallacanesto che schierava in campo l'immenso Bodiroga, ho stretto la mano a Gino Bramieri, ho parlato al telefono con Beppe Grillo in tempi remoti; in vita mia ho chiacchierato del più e del meno con un uomo che sarebbe morto dopo pochi minuti, ho scattato almeno duemila fotografie brutte; in vita mia ho riso tanto e mi sono davvero divertito, convinto che continuerò a farlo; ho studiato l'arte, ho acquistato opere d'arte, ho visto e toccato il deserto del sahara, ho visto e nuotato nell'oceano atlantico.
In vita mia ho fatto almeno venti quintali di malta col badile, ho discusso una tesi di laurea a tremila chilometri da casa, e arrivato ho chiuso il diploma in un sottoscala. In vita mia ho occupato una scuola e ho ritinteggiato una scuola; ho visto di persona un uomo vincere un mondiale di superbike.
Sulla mia carta d'identità, alla voce professione, c'è scritto "grafico", mestiere che svolgo tuttora, l'unico mestiere che io abbia mai svolto...
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20:09
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15.11.07
when i was young

When I was young, cantavano I jetrho tull, quando ero giovane.
Quando ero giovane andavo con gli altri al Pub “il Illocando”, a Confin.
Eravamo sempre lì, il venerdì sera, il sabato sera, la domenic apomeriggio come intervallo durante le partite di pallacanestro al campetto, la sera a cena. Se Ciano, il proprietario, non ci vedeva, telefonava a casa… per non stare in pensiero.
Era casa, avevamo sempre il posto riservato, per anni potevamo arrivare a qualsiasi ora, tanto Ciano e Mauro una tavolata ce la trovavano sempre.
Il giocattolo si è rotto dopo pochi anni, Ciano e C. cedono l’attività, troppo stressante andare a letto sempre alle 6 del mattino. Il nuovo gestore, tal Sergione, era simpatico come uno spintone giù per le scale e pensò bene di aumentare I prezzi, e di farci scappare…
È Di stasera la notizia definitiva, triste ma ampiamente prevista. L’Illocando chiude, definitivamente. È sopravvissuto al cambio di gestione, al divorzio di sergione dalla moglie. È sopravvissuto alla diffusione dei cocktail bar, alla moda dell’aperitivo. Fino ad oggi. Non potremo più cenare sotto al portico, non potremo più festeggiare nella sala al primo piano, col maxischermo e la vista sulla valle di Caldaz.
Quando ero giovane andavo all’illocando in motorino
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20.02.07
io e le donne
Ogni tanto, ripensando alla mia storia con manuela, penso a tutti glia altri innamoramenti andati a vuoto, a quante volte ho perso la dignità per una ragazza. Escluse sbandate impegnative, le storie che mi hanno lasciato qualcosa sono sostanzialmente quattro, in tutti I casi ne sono uscito cambiato, e in tutti I casi sono stato respinto…
Laura era in classe mia alle medie, il primo amore, ovviamente tra ragazzetti di quell’età si cerca di manifestare un sano odio reciproco, ma in quel caso mi sono reso conto che poteva esserci interesse non solo un bel viso, ma anche un carattere da scoprire, in un’altra persona. Lauretta era bionda, con gli occhi chiari, magra magra (alle medie non eravamo proprio ancora fatti) ed aveva un caratteraccio, dovuto al fatto di non essere più la figlia piccola, sorpassata da una nuova arrivata. Un carateraccio che mi attraeva, forte, una ragazza con le palle, sincera ed instabile. Forse troppo simile. Le forti antipartie sempre manifestate e la mia timidezza mi hanno tenuto colpevolmente alla larga. Per me era e sarà sempre bella come il fieno, semplice e forte.
Dopo una cotta superficiale nel tragitto, una decina di anni fa, conosco valeria, il grande Amore, forse l’esperienza più coinvolgente, una persona di cui mi piaceva tutto.
Mi trovavo bene a parlare con lei, sembrava che mi capisse, che leggesse quello che provavo; il suo carattere tormentato e forte era tanto simile al mio. Per due anni mi sono fatto avanti, ma sempre nella maniera sbagliata, ero patetico e ridicolo, oltre che ossessivo. Poveretta, l’ho veramente ossessionata, solo ora mi rendo conto di come le ho reso la vita impossibile. Ma all’epoca non riuscivo a stare senza di lei, dovevo vederla, dovevo sentire la sua voce ogni quanto possibile. Stavo bene ad essere dipendente da lei, lei un po’ meno ad avere un rompicoglioni lamentoso sempre appiccicato. Ora la vedo poche volte, ma sempre con la consapevolezza che è una persona speciale, al quale posso augurare, sinceramente e sempre, tutto il bene che si merita (ovviamente lontana da me). Bionda, con gli occhi chiari e magra magra… era e sarà sempre bella come il sole.
Non posso dire di essere stato veramente innamorato di valeska, ma in un periodo di confusione sentimentale (avevo il terrore di incappare in una nuva catastrofe dopo Valeria) e personale (finalmente maturavo, dopo essere stato uno sfigato da stereotipo). Bellissima, forse la ragazza più bella che abbia mai incontrato, ha cominciato a rivolgermi la parola solo in quinta superiore, quando forse si è resa conto che non ero più un ragazzetto unto e brufoloso (sono ancora brufoloso, merda, e ho quasi trent’anni).
Aveva interessi simili ai miei, una bella dialettica e un carattere forte, mi piaceva paqrlare con lei. Qualche uscita, per studiare, tanti bei discorsi, ma non ho avuto il coraggio di verificare se ci potesse essere altro… ecco, la sua frequentazione mi ha insegnato che, se una cosa ha per te valore, devi impegnarti sempre per meritartela. Lei per me avrebbe potuto valere tantissimo, o forse, in quei tempi, mi sono illuso che potessi anche interessarle. Noi romanticoni ci si illude spesso…
Valeska è alta, con dei meravigliosi capelli ricci e scuri (una stranezza per le mie abitudini) e un fisico perfetto. era e sarà sempre, per me, bella come quai legni scuri e pregiati.
Come ultimo capitolo delle mie performance da innamorato patetico è venuta Erica.
Una storia dolorosa, perchè all’epoca si era appena lasciata con un mio amico carissimo. Non volevo sembrare uno sciacallo che fotte la morosa all’amico, ma appena avuto il via libera, mi sono fatto avanti. Altra delusione, altro litigio, rischio di amicizie rovinate… ma anche qui ho imparato molto, per esempio che ci vuole stile, ci vuole sangue freddo. Che facendo il mieloso e il patetico, il febbrile, rompevo solo le palle… comunque, erica mi qaveva fatto veramente perdere la testa. Bionda, alta, occhi chiari, fisicamente statuaria… lavedevo bella come l’oro.
Ecco, di tutto sto macinato, mi consola che per ogni ragazza ho provato un sentimento diverso, le ho viste tutte belle in maniera diversa, tutte personali in maniera diversa.
E, come ho detto prima, da tutte queste tragedie greche ho imparato qualcosa, direttamente ed indirettamente.
A volte mi chiedo se con comportamenti diversi sarei riuscito a stringere un legame con qualcuna di loro, ma non credo…, inoltre poi realizzo che la mia situazione attuale, serena e concreta, è tale grazie proprio a quelle esperienze, ustionanti per qualsiasi carattere…
E allora ringrazio tutte le mie meravigliose ragazze mancate
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09:29
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escher

Succede, in questi tempi, che molti pezzi di un puzzle si ritrovino di colpo davanti agli occhi.
È iniziato il 1997, scusate, il 2007, e molte cose tornano in mente. Non parlerò di noiosi aneddoti scolastici, ma di tessere. In questo 97 (2007, caspita, 2007) kurt cobain è morto da un pezzo, The Commitments è un film vecchio e della combriccola di Amici Miei solo gastone Moschin è ancora vivo.
E io? Quanti lavori ho ormai cambiato? Rimestando in un pentolone di volti, nomi, discorsi e ricordi, mi rendo conto che sento vecchi amici via mail, magari amici con I quali ho anche litigato, prima di questo 97 (che continuerà ad essere un 2007, nonostante lo chiami con un nome vecchio di dieci anni). Intanto il sig. G, al quale avevano detto che non poteva procreare, ha una bimba di otto mesi… vasco è un over 50, un vecchio. Che signoroni siamo diventati, abbiaamo vinto il mondiale, germania 2006, l’anno prima del 1997… chissà dov’è la mia testa, qualcuno si rende conto che 100 anni fa nessuno poteva leggere un libro di Hemingway, mentre tra mille anni tutti studieranno hemingway a scuola? O fra mille anni la scuola non esisterà?
Contestualizzare la propria esistenza nel tempo, mettendola in raffronto con altre date storiche è importante, almeno quanto decoontestualizzara del tutto.
Ad esempio, ora lou reed è una brava persona, ma io ho di fronte tutti I lou reed possibili, quindi posso scegliere a quale epoca far riferimentio, parlando di lou reed. Ha senso tutto questo?
Si, se si considera che 10 anni fa siamo andati ad alleghe, ma che ora della gita restano I ricordi. Quindi potrei neanche esserci mai stato ed idealizzare la cosa, o collocare I ricordi di alleghe a l’altro ieri.
Sto giocando con le parole, solo per spingere il pensiero.
La cosa importante è avere sotto gli occhi il cambiamento dei nostri punti di riferimento. Nel bene e nel male. sempre
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09:28
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08.11.06
ispirazioni
Mi soffermo spesso a pensare a come tutte le attività umane siano soggette all’influenza dell’ispirazione. Cosa diavolo può definire il significato di tale parola?
Essere ispirati: o lo sei al momento o non provochi nulla di sperato, non accendi nessun interruttore. Era ispirato De Gregori mentre scriveva Generale, sono ispirato io mentre scrivo questo povero blogghetto…
Molte volte mi sono trovato a forzare la creatività, a dover produrre a tutti I costi. Quindi, di notte, soffro di “sindrome da foglio bianco” o di monitor bianco. Biglietti, manifesti, cataloghi, non si salva nulla, se non gira non gira, molti prodotti grafici mi sono nati sfortunati, condizionati dall’essere stati commissionati in tempi di magra.
Spesso guardo il mio blocco da schizzo, quello enorme che mi ha regalato marco, e vorrei riempirlo di segni, di scarabocchi. Ma inquietano quei 42 x 29.7 di foglio bianco. Non si chizza se non si ha nessuna idea che preme sulle pareti del cranio per uscire…
Invece, certe volte, già in auto, al ritorno dal lavoro, ho l’idea giusta, magari per lavori ancora da fare, e appena arrivo a casa la sistemo:
Poche luci giuste, musica di poce note giuste, matita soppesata con cura. Apro il blocco con un movimento che sembra interminabile, mi godo il suono della carta in movimento.
Il fruscio della carta è strapitoso, una carezza; una carezza la riservo alla superficie del foglio. La buona carta è splendida da accarezzare, ruvida al punto giusto, liscia altrettanto, di qualità. E poi la matita si appoggia e va, non sei più tu a decidere, è quella vena che cerchi di coltivare con cura, non hai più nulla di razionale a organizzare I movimenti, solo le tue movenze vengopno come dovrebbero venire.
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12:42
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25.07.06
la spiaggia.
una foto senza racconto
amo il mare in ogni stagione. e questo basterebbe.
poi, questa foto mi ha fatto compagnia nei mesi bui del servizio civile.
e chiudo qui, incurante di aver aperto un intervento senza senso
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08:24
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istantanee
La mia mania di fotografare credo di poterla spiegare come un inconscio tentativo di preservare quello che ritengo essere un grande dono che ho: la mia memoria.
Ho il terrore di dimenticare, e sento che molte cose stanno scolorendo. Resto comunque un caso raro, ma cerco di fissare I momenti, associare le immagini a sensazioni.
Penso spesso, guardando le foto, a come mi approccerò a loro tra molti anni, quando non le vedrò da parecchio. Chissà come apriranno una diga di ricordi, come molte foto sembrano quelle spensierate dei film, scattate ad arte per sembrare piene di significati.
Chissà come genereranno interrogativi in chi le vedrà senza aver vissuto quei momenti descrtitti nelle istantanee.
Vedo sempre con piacere uno scatto che ritrae manuela in un parco in centro a salisburgo, nel luglio del 20002. Ho volutamente sfocato I fiori, la mia compagna aveva una bella espressione spontanea, con pochissimo trucco. Chissà se dei figli o dei nipoti, tra molti e molti anni troveranno qualche significato all'espressione della giovane donna bionda di quella foto.
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08:14
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05.04.06
Documento programmatico di un pistola.

Sabato mi concederò un pomeriggio di nulla.
Se sarà bel tempo forse andrò al bar con la promessa di rimanerci parecchio tempo.
Un tavolino all'esterno e il mio blocco per gli appunti, non quello degli schizzi.
Prenderò appunti sulla gente che passa, sulla via, sulle belle ragazze che mi passeranno vicine…
Come faceva hemingway sul suo taccuino moleskine, lo stesso che aveva van gogh.
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15:07
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04.04.06
terapia di gruppo
Rientro da poco dalla camminata serale in compagnia di jonny.
Sta diventando un bel rito, la scarpinata terapeutica.

In realtà non è che io e il mio compagno di tragitto ci si confidi chissà quale turbamento, ma contro il pessimismo nazionale e contro le paure da quasi trentenni, una serata campagnola è un balsamo corroborante per l’anima.
Stasera io e J eravamo delle mitragliatrici caricate a stronzate, e siamo finiti a parlare delle gite avventurose che abbiamo fatto insieme agli altri compagni.
Ovviamente si è parlato del tirocinio ospedaliero che J sta effettuando, con relativi rischi che sto scampando grazie alla mia salute. Finire sotto le mani del paffuto ragazzetto mi terrorizza, già troppe volte mi ha giurato che mi combina per bene, se solo mi ricoverano nel suo reparto…
Ogni volta che rientro dalla camminata mi sento meglio, sono in pace con la mia coscienza, ho tempo di meditare, se sono solo, o di fare una chiacchierata con un amico. Lontani da locali, automobili, lavoro, torniamo diciasettenni senza problemi e senza responsabilità. In fondo non è cambiato nulla, se ripeti le stesse condizioni della gioventù…
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12:38
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il blocco da disegno
L’altra sera mi sono fatto un regalo.

Leo, il mio capo, ha un campionario eccezzionale di ottimo materiale per belle arti. Su tutto il ben di dio che riempie il nostro studio, spiccano due blocchi da schizzo con la copertina marrone. Essi hanno la carta dei fogli finemente ruvida, legati tra loro con una spirale metallica nera. In tutto 120 fogli, ma l’aspetto è di assoluta qualità, come se il blocco fosse un tempio della creatività e della manualità.
Quei due blocchi sono veramente belli, anche perchè, essendo spessi e solidi, durano per moltissimo tempo, costituendo così un archivio delle idee, una memoria storica di quanto si è ideato col loro ausilio.
L’altra sera, dicevo, sono tornato dal lavoro e mi sono fermato in un fornito negozio di materiale per grafici ed ho rovistato negli scaffali finchè non ho trovato un espositore di blocchi della stessa serie di quelli di leo.
C’erano blocchi grandi come I suoi, piccoli da tasca, senza e con la spirale. Alla fine ne ho preso uno della misura appena inferiore a quelli che ha il mio capo, ma comunque offre una superficie da disegno generosa.
Arrivo a casa e, per prima cosa, incollo sulle prime pagine I bozzetti per il marchio che ho fatto a fastfreddie, un amico del forum, quasi a voler dare il merito del risultato al blocco appena acquistato.
Poi, stampo gli esecutivi realizzati con illustrator, li isolo l’uno dall’altro strappandoli con le mani, e li incollo a loro volta sul foglio successivo.
Poi, mi dedico al nuovo lavoro appena portato a casa, un marchio + biglietto per un carrozziere.
Mentre schizzo le mie idee prendo una decisione: mai più fogli sparsi, dovrò impegnarmi a combattere il mio disordine almeno nella fase di progetto. Ora ho il più bel blocco per gli schizzi che io abbia mai avuto.
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12:37
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03.04.06
i luoghi della memoria

bella camminata solitaria, sabato mattina.
"la foto pubblicata è del fotografo francesco galifi"
il mio programma di dimagrimento si arricchisce di una nuova strategia. mi impegno, quasi ogni sera, a camminare per qualche km, allo scopo di tornare sotto quota 90 kg entro l'estate.
sabato mi sono sciroppato 9 km di scarpinata collinare intorno a casa mia e ho potuto constatare quanto ohni curva avesse qualcosa da dirmi o da ricordarmi.
in compagnia del mio nuovo lettore mp3 portatile, ho rivisto la "speciale", da poco asfaltata, e sono passato davanti al "illocando", la birreria dove ci si trovava sempre, prima che i prezzi dell anuova gestione ci facessero scegliere nuovi luoghi.
sono passato davanti alla casa di nadia, ex fidanzata di stefano, e ricordo quando andavo a trovarla a piedi, anni fa, ovviamente senza lo scopo di provarci.
passo alla curva "jonny", un curvone largo dove J finiva sempre in mezzo al prato come un proiettile, giustificandosi sempre alla stessa maniera: "cazzo, non mi ricordo mai che lì c'è una curva".
più avanti, il cumulo di mattoni, legato col fil di ferro, immobile da anni, dove stefano ha scritto con una bonza "nadia ti amo". sono otto anni che non sono più insieme, ma la scritta resta.
le crosere, dove io e fritz andavamo a provare le macchine fotografiche, e dove abitavano le sorelle heidi e tanja. fritz era perso per heidi, la grande. io preferivo tanja, più particolare, ma non siamo mai andati oltre una superficiale amicizia.
salgo, il frutteto che d'estate mi fornisce il carburante per le camminate, la casa di fritz e il cimitero.
bel giro... c'erano molti appunti da prendersi, ma avevo lasciato il blocco degli schizzi a casa...
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13:12
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22.03.06
mangiare/bere/pensare/grafica
Quando ho deciso di fare quello che tutt'oggi è il mio mestiere?
Molto tempo fa, chissà come mi è venuto in mente, davvero ora me lo chiedo.
Ricordo che in seconda media già volevo farlo, mettere mano alle pubblicità, agli stampati.
Ma perchè poi?
Ho sempre effettuato delle scelte per raggiungere questo scopo, e continuo ostinatamente a rincorrere questo sogno, ovvero di mettere la mia mattonella per la creazione del mondo migliore. Non sono un medico e non salvo nessuno, ma posso contribuire a creare un mondo almeno bello, dove nessuno vuole fare il mestiere di un'altro?
Sono un idealista? Perchè devo fare sacrifici per fare un lavoro che mi farà soprattutto incazzare?
Ho scelto davvero bene: non offro un prodotto concreto e quello che vendo è soggetto ai gusti degli ebeti che mi pagano. Mi devo prostituire per raggiungere compromessi che mi fanno stare male… bel lavoro Kenny, complimenti.
Pensandoci, ogni cosa che metto su carta ha una spiegazione tecnica, filosofica, fisica. Non improvviso, conosco una grammatica e I miei studi vanno molto oltre a quello che uno si aspetta. Un progetto grafico implica molte sfaccettature, un dentista non potrebbe affrontarlo, come io non potrei eseguire una cura canalare. Ma, mentre io subisco l'intervento del medico, il medico pretende di dettare le condizioni del mio lavoro.
In anni di mestiere ho visto produttori di panettoni che vogliono la foto del capannone sulle pagine pubblicitarie (perchè così si capisce che siamo grossi), guide alpine che fanno mettere la foto del massiccio centro-australiano sul biglietto da visita (perchè mi piacerebbe andarci) e imprenditori che vogliono la loro foto ovunque (per far vedere che sono uno tosto). Nennuno di questi accetterebbe un consiglio, non dico per il loro lavoro, ma neppure per comprare un maglione. Ma quando una persona entra in uno studio grafico, diventa a sua volta esperta in comunicazione visiva. Tutti sanno tutto del tuo mestiere. La cosa peggiore? Che quando ti chiedono di commentare il frutto dei loro consigli-ordini, ci rimangono male se metti in risalto le stronzate che il prodotto presenta.
Ma non importa, loro sanno, tu, stronzetto malvestito che stai una giornata a scegliere colori non puoi capire quanta fatica costi tirare su un capannone, pertanto non ti azzardare a fornire motivazioni plausibili riguardo a una tua scelta. Nella loro testa sei il grafico pezzo di merda che “fa tutto il computer”, oppure “anche il figlio di unamia amica che studia da architetto sa fare la stessa cosa”, e non lavori. Ecco, è questo il punto. Tu non lavori. Non ti sporchi, non stai fuori al freddo, non ti ungi, non sudi, non sei un impiegato, puoi parlare e ascoltare musica mentre lavori. Magari ti alzi per fare un disegno, o, addirittura, passi una mezza giornata a sfogliare libri per documentarti su un certo tipo di prodotto da realizzare.
Ecco cosa spaventa il resto della gente: pagare per dei lavori per I quali non hai sudato. Il fatto che dietro alla scelta di un colore, per fare un esempio veramente stupido, ci siano conoscenze di fisica, di psicologia, di marketing, di usanze popolari, conoscenze apprese in anni di studio ed esperienza, ecco, tutto questo non interessa, è più comodo dire: questo potevo farlo anche io.
Se una cosa va bene è merito del cliente che detta le regole, se va male è “quel grafico testa di cazzo, ma la prossima volta glielo dico io come si fanno le cose”.
Perchè non sono andato a fare il radiologo?
Sono sincero, perchè, nonostante tutto, questo mestiere mi piace, lo amo da morire, sacrificherei tutto, ma non sarei capace di fare a meno di esso. Starei senza pallacanestro, senza modellismo, ma non senza la grafica.
Essere padrone dei messaggi, orchestrare gli equilibri, dare le priorità ai contenuti, gestire le cose più insulse dando loro dignità estetica.
Infondo ha ragione qualche cliente, il mio non è un lavoro, ma non perchè dietro non ci sia competenza, ma perchè lo vivo ancora come un gioco.
Mi fa specie dire “vado a lavorare”. Manuela, che lavora l'acciaio in fabbrica, va a lavorare. Io vado a divertirmi, a cercare soddisfazione anche accontentando un cliente stronzo che mi chiede di progettare I ticket launch per il suo bar.
Io sono un fortunato: molti cercano un lavoro qualsiasi per vivere, altri imparano dal niente un mestiere per crescere, io ho scelto cosa fare quando non ero obbligato a scegliere e continuo a farlo divertendomi…
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13:18
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14.03.06
Bisogna saper perdere
Abbiamo perso, che liberazione.
Ultimamente mi si è riproposto un concetto che mi ha molto colpito, sentito in tv o in radio: il concetto di sconfitta positiva.
Abbiamo perso, che liberazione… Quanta verità, quanta scomoda chiarezza in poche parole. Io solitamente adoro vincere, faccio di tutto per vincere, mi da sempre una grande soddisfazione ma, nelle rare volte che ho perso, ho provato un fortissimo senso di liberazione. Quando tutti ti danno per vincente, o quando tutti pretendono la tua vittoria, la sconfitta diventa il miglior modo per scacciate la pressione. Sai che nessuno pretenderà altro, che nessuno ti sarà amico per interesse.
Abbiamo perso, che liberazione. Questa frase l'ho sentita dalla Pina, speaker radiofonico, che la rivolgeva al padre in una lettera.
Abbiamo perso, siamo liberi, abbiamo rinunciato al dopo, sappiamo che potremo solo migliorare, che ogni cosa buona che arriverà sarà percepita come fresca, come conquistata, con soddisfazione.
Personalmente mi sono sentito sconfitto con la gestione di modeltribe e dei concorsi del forum. L'ultima edizione del Motospecial ha visto parecchie critiche, la formula che l'anno prima piaceva era diventata… sgradevole, imperfetta. Siccome per proporre un gioco, i concorsi erano fondamentalmente un gioco, bisogna accontentare chi vuole divertirsi, ho trovato giusto e rispettoso mollare tutto, anche in maniera poco dignitosa. Alex, che ha preso in mano la cosa, ha usato la ruspa per correggere le pecche della mia formula, radendo al suolo tutto, neanche il nome è rimasto lo stesso. Meraviglioso, ha proposto delle regole completamente diverse, uno spirito diverso. Ha fatto un ottimo lavoro, devo essere sincero, leggere il nuovo bando mi ha riempito di stimoli, se riuscirò a partecipare lo farò con un entusiasmo che gli altri anni non avevo. Glielo devo, e se il concorso dovessere un successo (sia quantitativamente che qualitativamente) avrà vinto meritatamente. Io ho perso, ho deluso i partecipanti, i non partecipanti, i votanti, ma la sconfitta ha fatto felici tutti. Ho perso, che liberazione.
Modeltribe, altra storia. La delusione per l'abbandono ha tutt'altro motivo, se per i concorsi non mi sentivo più in grado di accontentare I miei compagni, per il giornale il poco tempo ha giocato un ruolo determinante. Non potevo più dedicarmici, non potevo più rispettare l'impegno preso. Ultimamente poi, c'era un po' di fiacca, e mettere insieme degli articoli di un certo spessore era diventato difficile. Quindi, nuova capriola, e affido la “mia creatura” (l'idea nativa è di lapo, ricordiamolo) alle cure di Motociclante, Bootsy e Alex. Da quel momento l'entusiasmo torna a salire, in molti si rendono nuovamente disponibili a scrivere e a recensire per il giornalino. Davide sforna idee interessanti, lo stesso fa chi prima scriveva.
Sono ancora sconfitto? Da un certo punto di vista si, ma vale lo stesso discorso, se chi mi segue farà un lavoro migliore (come sta succedendo), avrò molto più piacere a leggere il giornale. Poi, col tempo, quando sarà cresciuto ancora, Modeltribe verrà identificato come il giornale di Motociclante (non me ne vogliano gli altri) e ci si dimenticherà di me, liberandomi definitivamente dalle aspettative. Anche questa volta, dispiacere iniziale a parte, siamo tutti più felici e soddisfatti. Magari in futuro le cose cambieranno e potrò tornare a occuparmi di Modeltribe, portando nuovi stimoli, come ha fatto Steve Jobs con Apple computer (e chi se ne frega se passo per fanatico).
Abbiamo perso, che liberazione.
Posted by kenny at
14:09
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13.03.06
29 luglio 2003… inizio della libertà
dal 1982, quando sono entrato all’asilo, fino al 29 luglio 2003, sono sempre stato vincolato a impegni o situazioni I cui tempi non dipendevano da me: 5 anni di elementari concluse con un esame, 3 anni di medie concluse con un esame, 5 anni di scuola d’arte con un esame liberatorio dopo tre e con la maturità alla fine. Libero? Neppure per idea, 3 anni di università, con un esame dopo due per una qualifica e due, laurea inclusa, alla fine del triennio. A questo punto, primavera del 2001, posso dirmi libero. No, devo aspettare, incombe il servizio civile. Che arriva quando meno te lo aspetti, dopo quasi due anni di lavoro mal pagato tra uno studio e l’altro; vengo avviato al servizio il 29 settembre 2002, ultimo giorno utile prima della scadenza dei termini, presso un ospedale privato di proprietà delle sueore. Io avevo chiesto e ottenuto di essere destinato alla biblioteca comunale di Conegliano ma, come mi hanno poi spiegato, era l’ultimo anno di leva obbligatoria, e al ministro dell’interno avevano deciso di rompere le palle agli ultimi obiettori. Non ero statopropriamente libero mai, ma quei 10 mesi sono stati eterni, infernali… vissuti a ritmi terribili. In quel periodo ho cercato di conservare il miolavoro presso uno studio dove non mi trovavo bene, ma costituiva comunque un forma di reddito. Parallelamente, avevo trovato dei lavoretti di manovalanza grafica da svolgere di notte a casa. Alle 7.30 iniziavo I turni in ospedale, alle 15,30 correvo in studio, dove rimanevo fino alle 19,30/20. Poi, di corsa a casa (correvo molto in quei giorni) per terminare di lavorare verso le 3.00. 4 ore e riprendeva la solfa. Pochi soldi, poca convinzione e poca soddisfazione. 10 mesi che hanno pesato come 10 anni, la conclusione dell’età formativa. L’ultimo giorno, il 29 luglio 2003, io e Alessio Gandin, l’obiettore che aveva condiviso con me quei giorni, siemo usciti, e ci siamo accorti che era estate, che c’era il sole. Che non avevamo praticamente nulla. Svuoto l’armadietto (un paio di zoccoli, una divisa da infermiere, il tesserino, la foto di manuela, una foto della mia ninja 1/12, una locandina di apocalipse now e una foto di un cielo azzurro), consegno le chiavi alla suora responsabile ed esco. Io e alessio andiamo al bar time di parè, ci sediamo fuori e ordiniamo, senza pensare ad orari, a impegni, a niente. Abbiamo parlato anche del futuro? Non ricordo. So solo che era la prima ora di libertà, ora I miei tempi, I miei impegni li avrei decisi io.
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08:26
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L’anno che verrà
le vacanze al mare con gli amici, chi non le ha fatte? e chi è sopravvissuto?

Nel 2000 ho fatto le prime ferie al mare con gli amici, una settimana a Bibione con Jonny e con Mauro. In pratica, una guerra.
L’appartamento era prenotato da maggio, l’avevamo scelto senza neppure visitarlo. Faceva cagare da fuori, e dentro era peggio, ma era in piazza fontana, la zona dove il divertimento la fa da sovrana, e a noi importava solo quello. I compagni di vacanze, dicevo. Premettiamo una cosa, come compagnia non eravamo mai riusciti ad andare in ferie per più di tre giorni insieme, e quella era la volta buona per rimediare. Mi bidonò chiunque. Anche visctor, che era ben determinato, dovette rinunciare, a causa della indisponibilità di giorni di ferie; passò comunque con noi due giorni veramente osceni. Sabato arrivo al condominio ca’ brioni, buttiamo le borse dove capita, scegliamo I letti e siamo a posto: nella camera matrimoniale io e mauro, con I letti messi invertiti uno rispetto all’altro. Nella cameretta truffa si è messo jonny; dico truffa in quanto la cameretta consisteva in una brandina senza sponde posta fuori dalla porta del cesso, in corridoio, di fronte alla porta della matrimoniale.

Altra truffa, il divano letto dove avrebbe dormito victor: una panchetta in plastica scomoda anche a sedercisi, figurarsi a dormire.
Domenica arrivano le cugine Mazzer, appuntamento in piazzale Zenith verso mezzogiorno. All’uno non arrivano, io sono deluso, Victor inviperito. Mauro e Jonny sonio invece ancora a letto. All’una e mezza Valeria mi chiama, sono arrivate!!! Hanno portato anche I croissant. Li teniamo per dopo I tortellini. Jonny si sveglia, fa colazione con un gin lemon da mezzo litro, mangia I tortelli, due cornetti, beve mezzo litro di caffè con quattro cucchiai da cucina di zucchero e torna a letto. Io, Victor, Paola e Valeria invece andiamo in spiaggia. Verso le 19 le cugine ci salutano, noi convinciamo Victor a fermarsi a mangiare la pizza con noi e ripartire dopo cena.
Lunedì, partito Victor, perdo il controllo della situazione. J e Mauro sono o a letto o bevuti. Una sera si invaghiscono di due tedesche oscene, io faccio vacanza solitaria, bagno di mezzanotte e tirate in spiaggia dalle 8 alle 20. Perdo 6 kg in una settimana, ma mi diverto un mondo. In appartamento il pattume cresce. J ha lasciato la borsa dove l’aveva appoggiata il primo giorno. Dopo tre giorni la porta non si apre bene, è ostacolata da una pila di lattine vuote. Mauro insiste per comprare un pollo crudo. Nella foto si vede la borsa di jonny e anche la pentola col pollo, che nel frattempo è marcito. Mauro lo mangia lo stesso, nonostante I vermi, “tanto col caldo del fornello muoiono”.
Siamo allo sbando, ma riesco a trascinare J in spiaggia, verso il giovedì. Prima c’era stato solo di notte. Giochiamo a scala quaranta a soldi, puntando gli spicci che abbiamo in tasca. Come a biliardo, J dimostra un fondoschiena vomitevole, tanto che era normale che chiudesse in mano con quattro matte. La colonna sonora della vacanza è una cassetta de “I grandi concerti del rock”, alternata a “the dark side of the moon”. Il venerdì il bresciano con la figlioletta se ne va. È un tamarro, ma gentile. J lo saluta così: “so che è tardi per chiederlo, ma la musica alta vi ha dato fastidio?”. il bresciano, gentilissimo, risponde: “musica? Non l’abbiamo neanche sentita, tranquilli.”; poi, col braccio fuori dal finestrino ci fa: “comunque I pink floyd sono I migliori”.
L’ingresso del condominio era dal parcheggio sul retro, la mia panda verde era proprio a ridosso dell asiepe che divideva lo spiazzo condominiale dal marciapiede. Una sera, mentre aspetto I due raffinato compagni, incrocio due vecchietti, e, educatamente, apro loro il cancello pedonale. I due mi ringraziano e attaccano bottone: “siamo proprietari dell’appartamento, si, ma non è più come una volta. Troppo casino, troppa inciviltà. Poi, questi tedeschi, che bevono e sporcano. Senta qui, la siepe del condominio, senta che puzza di urina”. Li saluto, mi giro per vedere dove fossero J e Mauro e li vedo che pisciano uno contro la siepe e l’altro contro la mia macchina…
Giovedì viene anche a trovarci Eva, la sorella di Jonny, accompagnata dal marito Fabio. Fabio ci fa I complimenti per l’ordine, Eva, ancora prima di entrare, chi chiede dove sia il cane morto che puzza tanto.
Venerdì passiamo l’ultima sera in spiaggia. Facciamo bere Mauro più del dovuto. Dobbiamo fare dei conti ed è bene che non protesti… alla fine parliamo io e lui del suo rapporto con la morosa. Muovo alcune critiche riguardo I suoi comportamenti, ma la serata non è giusta e, lui che è abituato a menare le mani per niente, si mette a piangere. Inaudito!
Sabato I due Tapini protestano per tornare a casa in mattinata e rinunciare a mezza giornata di mare. Controvoglia li riaccompagno e approfitto del pomeriggio libero per tacchinare una biondina che ho conosciuto la sera prima di partire per il mare. Era la prima volta che uscivo con Manuela, la mia compagna…

il mare del duemila
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08:24
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09.03.06
iniziamo bene
mamma mia che giornataccia... sono le 8,45 e ho già capito che sorriderò poco
se il buon giorno si vede dal mattino, oggi sarebbe stato meglio starsene a letto.
già che mi svegli con la sensazione di aver dormito 8 minuti non è un buon segnale. poi, un dolore diffuso a una gamba... e i capelli incorreggibili, che mi conferiscono un aspetto simile a uno scopino da cesso.
per strada trovo il disastro, tanto che credo ci sia un raduno di guidatori imbranati in zona, nella stessa direzione in cui vado io.
non mancano i lavori in corso in un senso unico, collo di bottiglia, con tanto di pensionato con le mani dietro la schiena che guarda gli scavi.
in tutto questo, figa zero, nessuna passante che possa rendermi la giornata migliore.
a completare l'opera, i caramba a sirene spiegate che sfrecciano verso un cappuccino caldo.
arrivo, suona il telefono in anticipo sull'orario di apertura.
se stasera mi gira, e se mi regge il fisico, vedo a vedermi la mostra di casa dei carraresi, sull'arte cinese.
e spengo il telefono, che ultimamente devo aver attivato il servizio "24 ore rotture di coglioni".
il peggio è che devo ancora iniziare a lavorare e mi sento come se mi avessero preso a bastonate le orbite oculari
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08:14
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06.03.06
giocare a biliardo
la mia vita è costellata di amori non corrisposti.
tralasciando le buche prese da ragazze delle quali mi sono innamorato, le delusioni più cocenti sono arrivate da attività ludiche dove è richiesta un po' di tattica, di ordine e di strategia. in un vecchio scritto, accennavo agli scacchi, disciplina meravigliosa, affascinante, ma per la quale sono negato in maniera catastrofica.
l'altra meravigliosa passione che mi fa inanellare figure da pollo è il biliardo.
non sono un fanatico, ma l'atmosfera del gioco è insuperabile. il panno verde che tocca le dita, la luce sulla testa che isola il resto della sala. le biglie che si toccano con un suono secco. la birra appoggiata al tavolo.
il mio compagno di gioco è da sempre jonny, campione del mondo di palle sparate fuori dal tavolo. ha mano, molta più di me, frutto delle mattine passate alla sala unione di vittorio veneto al posto che a scuola.
poi, il troione ha pure un sacco di culo, che lo salva nei passaggi più azzardati.
solitamente la serata si svolge così: la prima partita me la lascia vincere, è chiaro, lamentandosi del fatto che io sia ogni volta più bravo.
la seconda la trascina fino all'ultima buca. allora, in parità, sfodera un blocco cieco che infila la palla dritta come una fucilata.
nella seconda partita, quando vuole divertirsi, mi lascia andare avanti, finchè ho un vantaggio considerevole. poi, con il fare più normale di questa terra, il fenomeno da baraccone inizia a far saltare palline una sopra l'altra, a imprimere effetti strani. insomma, mi fa il culo.
nella terza partita, se è stanco, chiude senza farmi imbucare nulla.
insomma, il gatto e il topo. alla fine riponiamo le stecche, mi prende sotto braccio e mi fa: bravo, bellissima la prima partita.
ma si può... niente, è troppo forte... e io troppo scarso. veramente scarso.
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13:10
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03.01.06
2006
C’è un anno particolarmente importante nella mia vita, il 1996. In quell’anno ho cambiato casa, città, vita.
Mi spostavo da un appartamento di una cittadina a una villetta in campagna.
L’estate di quell’anno, per conoscere qualcuno della mia età, decisi di fare l’animatore al grest della parrocchia. Durante quelle tre settimane di Guerra ho avuto modo di conoscere due tra gli amici più cari che ora ho, Fritz e Jonny. Sono sempre stato un introverso che evita I rapporti umani, ma loro sono due persone alle quali sono legato, I primi amici conosciuti nella nuova vita. Nello stesso periodo ho conosciuto Valeria, il grande amore di gioventù, quello che non viene corrisposto, quello che fa fare follie.
Anche a Valeria sono molto legato. La vedo e la sento molto poco, e ovviamente I sentimenti sono molto cambiati, ma le voglio ancora molto bene.
Neanche a farlo apposta, dopo 10 anni, ci sarà un altro grande cambiamento nella mia vita. Dopo cinque anni abbondanti di legame, questo duemilasei mi porterà a comprare la casa che condividerò con Manuela. Il passo è di quelli che tolgono il fiato, a pensarci, le responsabilità diventano veramente grosse. Tutto quello che ho fatto finora, maturità, università, lavoro in proprio, denuce a truffatori, tutto sembra diventare piccolo e facile, al confronto della prospettiva di vincolarsi in maniera tanto profonda ad una persona.
Sia chiaro, io vedo soprattutto I lati positivi della cosa, ma è innegabile che I sacrifici e gli sforzi mentali saranno ben diversi da ora in poi.
Se benedico il 1996 con tutti I suoi stravolgimenti, spero di poter fare lo stesso con l’anno che sta venendo incontro
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13:07
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20.12.05
douz

Qualche mese fa sono stato in Tunisia, a godermi il mio sacrosanto turismo di massa.
Tra tutte le cose che mi sono passate davanti agli occhi e nel naso, penso di ricordare con maggiore malinconia la sosta a Douz. Douz è la porta del deserto, dove carovane di turisti vanno a fare la dromedariata tra le dune, poche centinaia di metri vestiti come beduini. Non è del deserto però che mi ricordo, ma dell'albergo che ci ha ospitati per una notte, per poche ore di pausa.
L'hotel touareg è molto più caldo e accogliente del megacomplesso dove ho passato il resto dei giorni, solo tre piani ed è fatto ad anello.
Venivamo da una sgroppata in corriera di ottocento kilometri e avevamo solo due ore prima di andare nel deserto (oddio, il paese Douz era praticamente nel deserto). Le camere erano piccole, con i mobili in muratura e una moquette che invogliava a stare scalzi. Eravamo al piano terra, e dalla piccola veranda a disposizione vedavamo solo palmodatteri e deserto.
L'albergo è frequentato solo da turisti che si soffermano al massimo per due notti, ma non sembra una locanda di passaggio. La nostra ora di libertà è stata trascorsa in piscina, sotto il sole c'era una temperatura di oltre cinquanta gradi, ma il caldo secco non infastidiva, anzi. Io facevo la spola tra la piscina e il lettino, posto sotto a una palma dalla quale pendevano grossi grappoli di datteri maturi, il sole era fortissimo, e Manuela, la mia compagna, era color bronzo lucido; le spalmavo spesso la crema per proteggerla, e la sua pelle scottava.
Ancora un'ora prima della dromedariata.
Al ritorno una doccia veloce, poi a cena, al tavolo con altri due abitanti passeggeri. All'uscita dal ristorante climatizzato, una folata di scirocco ti investe, caldo e secco. Sono le 22.30, ma la temperatura si aggira intorno ai quaranta gradi. Il cielo è sereno, le luci soffuse, e il caldo ti avvolge gentilmente. Torniamo in camera, l'asciugamano che ho usato per la doccia è stato steso al buio solo per un'ora, ma è perfettamente asciutto e fragrante. Io e Manuela ci infiliamo sotto le lenzuola, la giornata è stata dura. Ci scambiamo solo pochi minuti di coccole, poi ci addormentiamo. L'indomani la partenza è prevista per le 5 del mattino. Dormo subito, al mattino partiamo veloci. Addio Douz, in una settimana ho visto paesaggi e villaggi stupendi, ma l'hotel nel deserto lo ricorderò sempre con velata malinconia.
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13:57
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23.06.05
il tempo che passa sulla compagnia
L'altra sera guardavo Gatto, ha molti meno capelli di una volta, eppure é giovane. Ha un buon lavoro e un mutuo.
Anche Stefano ha pochi capelli, é un artista in ascesa che cerca un lavoro.
Ora quasi tutti abbiamo un lavoro,qualcuno ha anche una fidanzata, qualche anno fa no, eravamo a scuola, eravamo dei cazzoni ed eravamo sfigati.
Mi chiedo quei ragazzi che nel 1996 perdevano i pomeriggi in un oratorio in mezzo al nulla che fine abbiano fatto.
Ne sono cambiate di cose: Stefano non sta più con Nadia, forse la mia Valeria ha il fidanzato, il babbo di Fritz ha avuto un infarto, mentre quello di Jonny si é fatto l'orecchino e un tatuaggio, e il mio non lavora più.
Mio nonno, che chiamava Jonny “Jenny” é morto, mia nonna che invece lo chiamava “Jolly” e si faceva offrire le sigarette pure non c'é più.
Carletto ha vent'anni, mio fratello va all'università.
Abbiamo cambiato frequentazioni, cambiato look, cambiato machine, cambiato locali.
Una compagnia diversa, l'inverno mangiavamo il ghiacciolo al limone per strada, 10 sotto zero, e le sere d'estate duravano molte più ore.
Ogni giorno era diverso, anche se facevamo le stesse cose.
Avevamo le mani che puzzavano di miscela, alla sagra stavamo tutta la sera appoggiati al bancone senza bere nulla.
Gino Jonny col Si piaggio e la camicia a fiori,il mio pallone da minibasket frugato, le cugine Mazzer a cui facevamo il filo, il Grest di Formeniga. Il giubbotto da spacciatore, le basette a punta e il berretto di lana…
Anni intensi, divertenti, allora si che mi divertivo con poco.l'altra sera ho fatto una cena con alcuni amici, ma le cose non sono uguali…imbacchettati, un po' spenti…ho perso molti rapporti, e non me ne dispiaccio, ma ho nostalgia delle sere sul Caldome a guardare le luci della città e a collassare… nessuno si drogava, ma eravamo malinconici, forse perché potevamo permettercelo: nessuna preoccupazione, nessun problema… quanto bello non é essere felicemente malinconici se la mattina dopo la passerai a giocare a pallone?
L'altra sera qualcuno ha proposto di passare qualche giorno in roulotte senza morose… non credo che lo faremo, per anni non siamo mai riusciti neppure ad andare in ferie per più di tre giorni… Gatto ha detto che abbiamo quasi trent'anni, Stefano ha aggiunto che abbiamo ancora un sacco di cose da fare. Io ho sentenziato che non le faremo neppure mai, Jonny ha concluso con un rutto.
Le serate sempre diverse mi divertono molto meno delle vecchie giornate tutte uguali.
Non credo che una sera sul caldome oggi sarebbe poi molto bella, si farebbero troppi discorsi seri sui tassi dei mutui, sugli impianti a GPL, sul rapporto di coppia.
A neppure ventisei anni mi considero un vecchio, poco incline alle follie che facevo una volta.Tende e appartameni scrausi hanno lasciato il posto ad alberghi a Quattro stelle.
Con la bella stagione spero di recuperare…
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12:57
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23.03.05
altri tempi
L'altra sera guardavo Gatto, ha molti meno capelli di una volta, eppure é giovane. Ha un buon lavoro e un mutuo.
Anche Stefano ha pochi capelli, é un artista in ascesa che cerca un lavoro.
Ora quasi tutti abbiamo un lavoro,qualcuno ha anche una fidanzata, qualche anno fa no, eravamo a scuola, eravamo dei cazzoni ed eravamo sfigati.
Mi chiedo quei ragazzi che nel 1996 perdevano i pomeriggi in un oratorio in mezzo al nulla che fine abbiano fatto.
Ne sono cambiate di cose: Stefano non sta più con Nadia, forse la mia Valeria ha il fidanzato, il babbo di Fritz ha avuto un infarto, mentre quello di Jonny si é fatto l'orecchino e un tatuaggio, e il mio non lavora più.
Mio nonno, che chiamava Jonny “Jenny” é morto, mia nonna che invece lo chiamava “Jolly” e si faceva offrire le sigarette pure non c'é più.
Carletto ha vent'anni, mio fratello va all'università.
Abbiamo cambiato frequentazioni, cambiato look, cambiato macchine, cambiato locali.
Una compagnia diversa, l'inverno mangiavamo il ghiacciolo al limone per strada, 10 sotto zero, e le sere d'estate duravano molte più ore.
Ogni giorno era diverso, anche se facevamo le stesse cose.
Avevamo le mani che puzzavano di miscela, alla sagra stavamo tutta la sera appoggiati al bancone senza bere nulla.
Gino Jonny col Si piaggio e la camicia a fiori,il mio pallone da minibasket frugato, le cugine Mazzer a cui facevamo il filo, il Grest di Formeniga. Il giubbotto da spacciatore, le basette a punta e il berretto di lana…
Anni intensi, divertenti, allora si che mi divertivo con poco.l'altra sera ho fatto una cena con alcuni amici, ma le cose non sono uguali…imbacchettati, un po' spenti…ho perso molti rapporti, e non me ne dispiaccio, ma ho nostalgia delle sere sul Caldome a guardare le luci della città e a collassare… nessuno si drogava, ma eravamo malinconici, forse perché potevamo permettercelo: nessuna preoccupazione, nessun problema… quanto bello non é essere felicemente malinconici se la mattina dopo la passerai a giocare a pallone?
L'altra sera qualcuno ha proposto di passare qualche giorno in roulotte senza morose… non credo che lo faremo, per anni non siamo mai riusciti neppure ad andare in ferie per più di tre giorni… Gatto ha detto che abbiamo quasi trent'anni, Stefano ha aggiunto che abbiamo ancora un sacco di cose da fare. Io ho sentenziato che non le faremo neppure mai, Jonny ha concluso con un rutto.
Le serate sempre diverse mi divertono molto meno delle vecchie giornate tutte uguali.
Non credo che una sera sul caldome oggi sarebbe poi molto bella, si farebbero troppi discorsi seri sui tassi dei mutui, sugli impianti a GPL, sul rapporto di coppia.
A neppure ventisei anni mi considero un vecchio, poco incline alle follie che facevo una volta.Tende e appartameni scrausi hanno lasciato il posto ad alberghi a Quattro stelle.
Con la bella stagione spero di recuperare…
Posted by kenny at
12:58
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Oggi ho comprato nostalgia…
Apro la scatola e trovo dentro il mac classic… Sandy me lo ha spedito con cura dall'inghilterra, il system é in inglese, ma tornerà ad essere italiano, come quello che nel 1993 accesi in via Maschietto.
Ero al primo anno delle scuole superiori, istituto statale d'arte di vittorio veneto, e per la prima volta accendevo un mac. Boinnng. Era un SE30, ancora mi stupisco come si potesse fare della grafica con ossi del genere.
Tanto ne ho cercato uno simile, che finalmente é in mio possesso.
Freon mi ha recuperato un modello di Porsche 935 turbo con I colori martini.
Anche questo é un acquisto dettato dalla nostalgia. Quando ero alle elementary approdarono gli Autorobot Transformers, e il primo modello pubblicizzato fu Tigre, basato proprio sulla Porsche martini 935 turbo.
Ricordo anche una sera, a casa di zii, che qualcuno, qualche cugino, aveva un modello di Porsche 935 turbo martini… ero molto piccolo e non potevo toccarla… a ripensarci mi commuovo.
Se trovassi delle reebok pump omnizone II le comprerei subito, erano nere con una sottile riga bianca in plastica, per la prima volta anche io avevo delle belle scarpe da pallacanestro, non solo I miei compagni di squadra figli dei ricchi.
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12:57
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06.07.04
la notte
ho sempre pensato che le ore piu` favorevoli alla creativita` fossero quelle notturne, anni addietro stavo sveglio di notte per disegnare.
di notte i gesti piu` insignificanti assumono un significato importante, pulsano di vita propria.
stanotte. sono di ritorno dopo una fantastica serata in compagnia della mia fidanzata, ore che hanno spazzato via alcune nubi su di noi.
qui da me piove e fa freddo, nonostante sia il due giugno da qualche minuto.
abitando in campagna non ho certo il problema del traffico, per di piu` , essendo in collina, il panorama notturno rende la notte maggiormente suggestiva. la malinconia della pioggia viene scaldata dalla voce di Nitin Sawhney... godo la guida in relax, le goccie sul parabrezza, le luci della notte cittadina lontana e le note calde della musica.
quando mi fermo la musica tace, l'auto anche, etraggo lentamente la chiave dal blocchetto, assaporo ogni piccolo rumore che il buio regala, compresi quelli della portiera che si chiude e dei miei passi sui gradini del giardino.
poca luce in casa, tutti dormono, ma la mia notte deve essere ancora consumata appieno; spengo il telefono, unico contatto con la societa` civilizzata, preparo la luce strettamente necessaria a scrivere e ascolto felice il "bong" che accompagna l`avvio del computer.
questa settimana scivolera` via con gli impegni opprimenti che l`hanno occupata... dalla prossima tornero` ad vivere le ore buie con i colori e con la colla, con la carta e con la lente, accompagnato dal ronzio del compressore... settimana prossima la mia calma sara` dedicata nuovamente al modellismo.
quando leggerete queste righe, il sole e la vita diurna avranno tolto magia all`atmosfera della mia notte, ma mi piace pensare che anche altri, in qualche notte, abbiano goduto del nulla che solo la notte rende spettacolare
Posted by kenny at
13:34
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26.05.04
il piacere
nel catalogo che ho realizato per lui, il mio amico scultore Max Solinas parlava di alcune cose che gli piacevano e di altre che non gli piacevano.
Invidiando la possibilita` che gli e` stata data, ovvero il poter vivere della propria arte, ho spesso riflettuto sulle sue parole, tanto che ora mi sento pronto a stendere i medesimi pensieri...
adoro per esempio lo stare seduto sotto a una veranda, magari con uno sguardo ad osservare le nuvole, adoro quello che sto facendo ora, lo scrivere dei pensieri picchiettando sui tasti di un mac comprato per lo sfizio di possederne uno abbastanza vecchio.
Amo la pallacanestro, uno sport completo, dove gli episoni da soli non determinano una partita, dove il movimento e` danza, arte, dove il singolo domina, ma non vince mai da solo.
la pallacanestro si basa su un paradosso evidente: e` uno sport praticato da giganti, dei totem, che al contrari delle statue divine e immobili possono prender eil volo per raggiungere il loro scopo tanto semplice quanto squisitamente complesso, il porre la palla nel cesto.
adoro una birra fresca bevuta quando si ha caldo, la sensazione di piacere che da il solo stringere il bicchiere, l'affondare del labbro superiore nella schiuma morbida, il primo sorso che passa in bocca, lungo...
adoro le emozioni che una donna sa dare, anche una sconosciuta che con la sua gonna ti cambia l'umore della giornata.
adoro arrivare stanco a casa della mia compagna ed essere travolto dal suo affetto. allo stesso modo adoro la coda del mio cane che viaggia a una velocita` che e` inferiore solo alla sua felicita` nel vedermi.
adoro risvegliarmi al fianco della mia compagna, adoro i suoi capelli biondi, un fiera criniera.
mi perdo nell'ascoltare ella fitzgerald che canta summertime, uno dei motivi per la quale la vita merita di essere vissuta.
adoro il io mestiere, il dare concretezza alle esigenze di comunicazione della gente, il mettere ordine nelle informazioni di cui una persona ha bisogno.
mi piace il colore, il giocare con le tinte, con i significati che esse hanno.
mi cullo nei quadri che vangogh ci ha regalato, ho provato un'emozione fortissima a restare solo in una stanza con "notte stellata con cipresso".
le sensazioni tattili che un libro mi regala quando mi passa tra le dita non sono descrivibili, come l'odore delle matite.
sono sempre piu` convinto di essere fortunatissimo, so trarre piacere dal semplice respirare, dal sentire l'odore inesistente dell`aria.
paolo zellner, un amante dei macintosh, dice di se che la musica che preferisce e` il silenzio. da ammirare, io stesso amo il silenzio.
ma amo anche quella musica che esce dalla sua fonte, si arriccia su se stessa per entrare al livello del mio sterno a prendere possesso di me, a farmi mancare il fiato, a portarmi via da, magari sul lato oscuro della luna. n questo momento amo la lentezza del computer che sto usando per scrivere, contrapposta alle prestazioni supersoniche di quello che uso per lavorare. molti scrittori usano ancora la loro vecchia macchina da scrivere, non perche` non siano in grado di usare un computer, ma perche` sono consapevoli che le loro parole non sarebbero ugualmente belle se scritte con un`altra macchina.
adoro certe cose semplici, come mangiare porchetta con il pane e bere un bicchiere di vino rosso, adoro certe macchine da rally che costituivano la linea di demarcazione tra il mezzo da corsa sportiva e una macchina di morte. amo le moto nate tra gli anni ottanta e novanta, con le loro forme generose e i loro muscoli in evidenza.
Posted by kenny at
08:59
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21.05.04
io e il mac
confesso che sto provando una certa emozione, mentre sto scrivendo un primo pezzo per il blog sul mio "nuovo" computer portatile. Anzi, sul mio nuovo powerbook apple, anche se la parola powerbook dovrebbe gia` dire tutto.
vi chiederete quanto normale io sia ad acquistare un powerbook del 1991 ( e uno del1993). ebbene, io amo i macintosh, io adoro i macintosh.
ne ho usati a montagne, a partire dall` SE 30 dell`istituto d`arte di Vittorio Veneto. Il "boing" che ne accompagna l`avvio ancora mifa venire le lacrime agli occhi.
durante la scuol superiore ho poi usato un LC II, un performa 630, se non sbaglio un LCIII e il 9600 riservato agli insegnanti (ero abbastanza fenomenale a scuola), passando per uno sfigatissimo 4400.
nel mondo del lavoro ho potuto usare un performa 5200, un g3 233 desktop e un 333 tower (entrambi della serie white). Poi all'uniiversita` mi sono dilettato con degli iMac della prima serie e con un G3 yosemite 350. nello stesso periodo ho acquistato per vie traverse un G3 3o yosemite che ho tuttora e che tuttora sottopongo ad acrobazie impensabili per qualsiasi altro computer. In ambito lavorativo ho poi avuto contatti ravvicinati con un quadra e con svariati G4 quicksilver. attualmente lavoro con uno splendido quicksilver e ogni tanto faccio un tuffo nella nostalgia mettendo le mani nel mulo da ufficio, un 8600 che ci serve solo per registrare dischetti.
penso che si sia capito che il mio amore per queste macchine e` incondizionato, che vedo i lati positivi con estrema chiarezza.
chi, come me, ha avuto modo di entrare in contatto con l'universo apple non ne e` rimasto indifferente. macchine bellissime, con una personalita` propria, con un carattere proprio (l'estroso 5200, il cagionevole e capriccioso PB 5300, il brutale G5, il socievole G3 yosemite), delle macchine dalle quali e` difficile separarsi quando sono obsolete, anzi, che si desiderano acquistare quando si portano dietro i loro anni.
vi sembro strano? ne sono consapevole, ma vorrei vedere voi, nelle mie condizioni, a non amare dei compagni di nottata, che mentre tu bestemmi per finire un lavoro, loro ti assecondano docili, che nonostante il lavoro che ti appresti a fare si accendono con lo stesso sorriso cordiale, lo stesso dal 1984.
i miei ricordi di grafico piu` belli si legano nel tempo un macintosh.
e questi 10 anni di macintosh mi hanno insegnato a provare un misto di tenerezza e compassione per chi e` costretto ad usare una macchina che si accende con una finestra a quadretti colorati...
Posted by kenny at
16:19
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11.05.04
11.5.2004
Quando finisce la gioventù?
Suppongo la mia sia finita esattamente 3 anni fa, l’11 maggio 2001 mi pare, con un evento ben preciso.
Pierangelo, un mio compagno di classe deel medie, si era schiantato con l’auto contro un palo della luce, nessuna frattura ma un trauma cranico che lo uccide poco dopo.
Bum. Le circostanze rendevano il tutto ancora più drammatico, Piero infatti stava organizzando la cena della clesse delle medie, la terza E delle medie statali F. Grava di Conegliano.
Aveva ritirato in segreteria i suoi esilaranti compiti di francese per riproporceli durante la serata. A Piero piaceva scherzare, ma durante le ore di francese diventava un vero pagliaccio, sfornando compiti deliranti che ormai facevano ridere anche la professoressa.
Il gruppo tipico di studio della mia classe era così composto: Piero, io, Marco “il Bareta” ed Ellis.
Abbiamo fatto delle ricerche memorabili, come quella sulla tiroide, con un cartellone dominato da delle tettone giganti, realizzato come le nostre altre ricerche alla derelitta biblioteca giovani, triste esperimento del comune di Conegliano per far si che i ragazzini chiassosi si spostassero dalla biblioteca civica, lasciando in pace chi ci andava a studiare.
La biblioteca giovani era sprovvista di qualsiasi libro potesse interessare anche lontanamente un giovane, ed era situata nei locali della pesa pubblica. Praticamente il nostro paradiso.
Piero era anche il titolare della ditta Giradischi & Radioline, il patetico scherzo telefonico che mettevamo in atto ogni rientro pomeridiano.
In pratica, il tutto consisteva nell’arrivare a scuola il pomeriggio in anticipo, fare la consueta colletta delle 200 lire necessarie per una telefonata urbana e recarsi alla cabina di fronte alla scuola.
Il resto era show: Piero faceva un numero a caso, quando il malcapitato rispondeva lui attaccava con la presentazione “buongiorno, siamo della ditta Giradichi & Radioline”, e lei ha vinto questo meravigliodo disco”. A quel punto io e Ellis cominciavamo a cantare a squarciagola “O sole mio”.
Altre volte ci fingevamo addetti ai sondaggi di Telemike. Anche il signor Costacurta di Conegliano era un nostro bersaglio. “Pronto, casa Costacurta?” – “Si, posso esserle utile?” – “Ma li abita Billy Costacurta?” – “Mavaffannnguuulo, ragazzini e’mmerda”. Insomma, eravamo dei coglionazzi.
Con le superiori ci siamo persi di vista. Io e Marco ci sentivamo, ma di rado, Ellis per anni non l’ho visto, Piero lo incontravo.
Poi, la notizia della cena che Piero stesso stava organizzando, l’entusiasmo…
Sabato mattina andiamo a trovare Piero in negozio, indaraffatissimo con le nonne che volevano i fiori. “Voi vorreste magari parlare con me? Facciamo che ci vediamo Venerdì per un prosecchino”.
Giovedì lo schianto, il Bareta che mi chiama, il funerale. Bene o male, anche senza cena, ci ha riuniti. Peccato per i compiti di francese che il prete non ha letto.
La verità è che quello non era solo il funerale di Piero, ma della nostra giovinezza. Quel giorno tutti ci siamo resi conto che potevamo essere noi il Piero di turno, che alla nostra età non c’erano solo i sogni e le speranze, ma anche le preoccupazioni e le paure. Quelle vere.
Mi capita di pensare ai pomeriggi a scuola e mi accorgo che delle medie ho solo una foto di gruppo, che Ellis l’ho visto due volte in dieci anni e che la nostra cabina è ferma davanti al cancello, residuato telefonico nell’epoca del cellulare. E magari la sera che io Il Bareta ed Ellis ci troveremo per la serata “porchetta e cabernet” il signor Costacurta riceverà una telefonata…
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13:11
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17.03.04
uomini che vivono oltre i modelli
Stasera sono andato a trovare la mia fidanzata…
Potrebbe non interessare a nessuno, ma un pensiero mi ha colpito mentre facevo la strada verso casa mia:
probabilmente Fabio Ferrario stava percorrendo un percorso simile a quello che stavo facendo io.
Contemporaneamente Paolo e Pasquale ridevano come i forsennati giocando alla Playstation.
E magari Roberto Munari aveva appena salutato la sua compagna al telefono;
Paolo Fumagalli dava la buonanotte al piccolo Simone mentre un altro Paolo, Scotti, guardava la moglie incinta andare a letto.
Chissà se Boris Lazzari è tornato dal lavoro in orario o se ha dovuto sbrigare delle faccende che lo hanno trattenuto in studio. E chissà sa Lapo Maltagliati è eccitato per il concerto che andrà a vedere.
Tutte le persone che ho nominato le conosciamo tramite nomignoli a noi privi di significato, ma dietro alle lettere che appaiono su un monitor ci sono delle persone che, per un motivo o per un altro, stasera non hanno toccato i pennelli. Le mie sembrano chiacchiere senza senso, magari lo sono, ma è bello pensare alla ragnatela di storie che abbiamo intrecciato da quando ci siamo iscritti al Forum.
Ora basta pensare agli altri, devo impaginare ModelTribe.
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08:56
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03.03.04
QUANTO MI PIACE QUESTA FOTO

…confesso che ho provato un po' di invidia a vederla…
di questa foto non conosco l'autore, non credo sia un famoso fotografo, ma la sostanza che racchiude mi fa impazzire.
I signori ritratti dovrebbero, se non dico una fesseria, essere Gattiger Rosso e Generale Lee (o Gattiger Viola).
In sostanza sono però due amici che si trovano a condividere una passione, quella per il modellismo generico in genere, che passano/hanno passato/passeranno un pomeriggio a far volare un aeromodello.
sembra poco, ma mi piace molto, e l'ho scritto direttamente nel blog di Gattiger Rosso, pensare a al clima, alle telefonate per mettersi d'accordo e organizzare la giornata.
mi piace pensare a questi che vanno in auto e si piazzano al campo volo con il loro modello, ridono scherzano, si prendono in giro e si complimentano...
magari, non visto in foto, da qualche parte c'è pure uno zaino con due panini al cotto e due birrette.
confesso che ho provato un po' di invidia a vederla, per le belle cose che trasmette.
complimenti ragazzi.
ps: se ho sbagliato qualche nome o se ho detto qualcosa che non vi garba avvertitemi.
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13:54
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29.02.04
SCACCHI?
Chi sono questi cinque signori, e perchè sono su un blog che dovrebbe parlare di modellismo?
Chi sono questi cinque signori, e perchè sono su un blog che dovrebbe parlare di modellismo?
E poi, chi ha stabilito che questo blog tratti di modellismo?
Nella descrizione dei contenuti che ho dovuto fornire affinchè mi lasciassero gestire questo spazio sono stato abbastanza vago, forse perchè non volevo centrare l'argomento modellismo in pieno.
Lo stesso Giorgio è amministratore di un forum dove degli esperti del tempo libero teorizzano e insegnano ai meno esperti ad esercitare lo stesso passatempo.
Perciò evito di presentare modelli e tecniche, d'altronde impagino un minigiornale che ha lo scopo di divulgare le informazioni che evito di dare qui.
Ma allora a cosa serve aprire un blog su modellismo.com?
Chino, frequentatore del forum, a lungo ci ha proposto una massima semplice e vera:
"il peggior nemico del modellista è la fretta. E l'invidia". Forse non era proprio così...
Ma questa frase pone l'accento sull'aspetto emozionale di chi si cimenta con la costruzione di modelli statici, perchè di quel tipo di modelli mi occupo.
Il modellismo statico è simile agli scacchi, altro mio amore purtroppo non corrisposto, l'hobbista esigente gioca una battaglia lunga ed al contempo lenta con un avversario pacato, immobile, ma che non perdona.
Gary Kasparov ha definito gli scacchi "lo sport più violento che esista".
In pochi centimetri quadri si svolge una battaglia che travolge pezzi e stermina eserciti, logorando i silenziosi generali che la conducono, gli scacchisti appunto.
Il modellismo statico è ugualmente un esercizio per persone pazienti, che sanno programmare la loro battaglia, e che non possono permettersi errori, in quanto il loro esercito di pezzi non contempla doppioni.
Come per gli scacchi è lo scaccomatto, lo scopo della battaglia è il realismo, da ottenere confrontandosi contro il nemico di cui facevo cenno prima, ovvero la scala.
Le ridotte dimensioni costituiscono il regolamento del gioco, determinano le strategie da adottare per giungere alla meta, ovvero la perfetta corrispondenza del modello con l'esemplare reale.
Chi sono allora i cinque signori in apertura, e cosa centra il loro lavoro con la psiche del modellista?
Posted by kenny at
12:54
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24.02.04
Lo scopo di questo blog
Non spaventatevi se leggete "filosofia"...
Solamente sono membro di un forum sul modellismo, pertanto modellista, modero una sezione di suddetto forum, impagino un piccolo giornaletto sul modellismo...
puo essere che abbia intenzione di non sovradosare il mio hobby, lasciandolo al forum.
d'altronde dietro a ogni nickname esiste una persona...
Posted by kenny at
13:32
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