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  <title>Kenny</title>
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    <title>Il lento divenire delle cose</title>
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      Quando si esce da una scuola d’arte ci si sente invincibili, immortali, portatori esclusivi della creatività assoluta. Il giovane neodiplomato artista ha la forza delle sue idee a spingerlo, ed è ocnvinto che tutte le porte gli si apriranno davanti. Quelli dal miglior rendimento scolastico credono, addirittura, che le agenzie pubblicitarie e gli studi di progettazione grafica stiano facendo una gara per accarrarsi il loro talento. 
      
Poi si scontrano con la realtà: il neodiplomato è considerato solo manovalanza.
Troppo lento, troppo inesperto; timido o arrogante, senza mezza misura. E le idee geniali? E la ventata di novità? Tutto superfluo. O inapplicabile al mondo del lavoro- In sostanza, il miglior diplomato si trova ad essere, all’interno dell’ambiente di lavoro, la persona meno considerata. Gli studi grafici triturano I novellini senza sosta. E molti si deprimono.

Cambio scena.

Ho saputo in questi giorni che l’agenzia dove lavoro mi affiancherà un grafico. Non un ragazzino, ma uno della mia età, che ha sempre fatto il grafico. Anzi, quando qualche mese fa hanno scelto me, anche questo altro tizio era in ballottaggio. Poi, hanno pensato che il lavoro era tanto e, visto il livello medio dei clienti, bisognava cogliere l’occasione di avere due persone di esperienza e mature.
Cosa c’è di tanto eclatante in questo? Semplice, hanno preso il mio compagno di banco a scuola. Io ero, lui anche. Siamo andati all’università entrambi. Abbiamo accumulato esperienza come schiavi sfruttati, sottopagati; in dieci anni abbiamo fatto volantini per sagre, giornaletti falliti, adesivi. Ora una rinomata agenzia ci prende entrambi, dandoci libertà di proporre e condizioni di lavoro invidiabili.
E ho capito. La scuola arriva fino ad un certo punto. Sei il migliore, sviluppi le tue idee, ma poi sarà il lavoro a fare il resto. La scuola ti da una preparazione immediata basilare e una latente. La prima ti servirà per poter entrare la prima volta in uno studio e iniziare a camminare.

La seconda si manifesterà dopo anni, se avrai la costanza di imparare, di credere, di spostare I tuoi obietti sempre qualche centimetro più avanti.
Io ero frustrato a vent’anni, perchè facevo inserzioni pubblicitarie su cartine turistiche, e mi chiedevo come mai nessuno si accorgesse del mio talento. A scuola ero bravo, forse tra I migliori. Ma le mie idee non interessavano a nessuno. Semplicemente, non ero pronto, non avevo metodo, non avevo conoscenza, non avevo spina dorsale. Ci sono voluti dieci anni di rodaggio per diventare quello che credevo di essere il giorno dopo l’esame di maturità.
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    <title>la sentinella</title>
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    <dc:subject>racconti di alieni</dc:subject>
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      <![CDATA[<img alt="The_Earth_seen_from_Apollo_17.jpg" src="http://www.modellismo.com/kenny/The_Earth_seen_from_Apollo_17.jpg" width="420" height="420" border="0" />
]]>
      <![CDATA[la sensazione più strana di un mio vecchio viaggio in corsica l'ho vissuta arrivato alla costa occidentale. finchè ti trovi a est il mare non ti mette a disagio, sai che dall'altra parte c'è la costa italiana, basta scavallare l'orizzonte. ma a ovest il mare non finisce mai, e vivi la sensazine di essere arrivato alla fine del mondo. oltre non vai.<br>
vivo ora la medesima sensazione. il modulo di viaggio è rivolto verso il nulla, così non posso vedere la Terra dall'oblò del mio alloggio. sono in viaggio da 21 giorni il programma della missione è semplice e ripetitivo, sono sostanzialmene libero di fare ciò che voglio, se non fosse che non c'è nulla da fare. passo la gran parte del tempo a guardare dal finestrino, come se fossi in treno, ma non mi annoia il paesaggio sempre uguale. anzi, mi infastidisce dovermi occupare delle manovre di routine, o peggio, dei contatti quotidiani con il Centro. <br>mi sto abituando ad essere solo, e il silenzio mi è più gradito delle voci. Quando la comunicazione si chiude per la prima volta, ti prende un senso d'angoscia. per la prima volta in vita tua sei solo. dopo 24 ore ti contattano e finalmente risenti una voce che non sia la tua. a me è passata in fretta. ora mi pesa sapere che qualcuno interromperà il silenzio. il silenzio che mi godo guardando fuori. anche la terra, da qui, sembra silenziosa, un organo immenso dal quale sono lontano. <br>sono seduto a fianco dell'oblò, ora il modulo è rivolto verso l'infinito. e il silenzio è ancora più intenso. come in corsica anni fa, mi sento esposto, sono una avanguardia verso il niente. la mia civiltà è alle spalle e io ho i piedi sulla linea di confine.<br>
appoggio la mano al vetro. sembra che il gelo dello spazio passi attraverso a tutto. vorrei restare per sempre a guardare fuori, niente sonno, niente trasmisisoni dati. solo spazio.<br>
 Il limite maggiore alle misisoni spaziali è il tempo, quello che ci vuole per andare lontano va considerato doppio, per il viagigo di ritorno. nessuna persona potrebbe sopportare di stare per decine di anni rinchiuso in una scatola, alla deriva nello spazio, senza la possibilità alcuna di essere salvato in caso di problemi. quindi le missioni spaziali potevano, in pasato, limitarsi alla luna.
per questo esistono quelli come me, disposti a partire per una missione suicida. il Centro lo chiama "l'esperimento del lungo cammino", ma si tratta di suicidio assistito. regalo alla scienza il mio tempo, inteso come vita, loro mi danno la possibilità di vivere un ritiro ascetico davvero unico.<br>
il modulo fa rotta verso il confine del sistema solare, finchè potrò, trasmetterò dati e foto. poi avrò l'eternità a disposizione per guardare fuori da un finestrino
<br>

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    <title>l&apos;eclettico</title>
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    <summary type="text/plain">a chi dice che sono monotono...</summary>
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    <dc:subject>testi e citazioni</dc:subject>
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      <![CDATA[a chi dice che sono monotono <br>

<img alt="monnitor" src="http://www.modellismo.com/kenny/monnitor" width="400" height="530" border="0" /><br>
<br>
<br>
]]>
      <![CDATA[mi piacciono le foto che ritraggono angoli o momenti personali. <br>
mi piace scoprire, nell'inquadratura, particolari che non sono il soggetto della fotografia, piccole cose che rivelano aspetti della vita delle persone. <br>
<br>
<br>
come mi piace vedere i libri e la musica degli altri... capisci molto. e molte volte ti stupisci]]>
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    <title>Jovanotti è il mio profeta</title>
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    <summary type="text/plain"> Quelli dei miei anni non possono negarlo, Jovanotti ci ha seguiti, ha ricalcato, con la sua carriera, la nostra stessa vita....</summary>
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      <![CDATA[<img alt="20070719142330lorenzo.jpg" src="http://www.modellismo.com/kenny/20070719142330lorenzo.jpg" width="461" height="343" border="0" />

<b> Quelli dei miei anni non possono negarlo, Jovanotti ci ha seguiti, ha ricalcato, con la sua carriera, la nostra stessa vita. </b> <br>]]>
      Quando questo strambotto è apparso faceva schifo a tutti, era inconcludente ed irritante. Negli stessi anni io ero bambino, quindi inaffidabile. Come il Jovanotti degli esordi. Confesso che  personalmente lo detestavo, trovavo che la sua musica, che capivo benissimo in quanto elementare, era un affrontao a quella dei grandi cantautori, che a sette anni non potevo capire.
Lorenzo poi matura, inizia a parlare di amore e turbamenti, esattamente negli stessi anni, I ragazzi della mia età andavano alle medie, iniziavano a vedere le ragazze come degli esseri meravigliosi con cui relazionarsi. In quegli anni la morte era più comprensibile, non era più normale morire, poteva succedere anche a quelli della tua età, non solo ai nonni. E Lorenzo parlava di questo, di disagio, parlava da deejay che si rende conto che il suo mondo non è fatto solo di divertimento ma anche di drogati e di auto appallottolate ai platani la domenica mattina. Ma canta anche di quante cose belle ha il suo mondo e che I grandi non vogliono vedere. Proprio come noi tredicenni
Jovanotti esplora, si fa cantautore, “l’albero” parla di come si stia abituando a vedere la vita in maniera più approfondita, con le sue responsabilita… “l’albero” esce nel 1997, io diventavo maggiorenne, patente, diritto di voto… grandi amori.
L’anno dopo ho dato l’esame di maturità, ed uscivo dalla scuola.
I temi di Lorenzo, nel tempo, passano dai giochi senza spessore al rapporto di fiducia persone che si amano, dalla moto a quanto è bella la vita.
A vedrla con occhio adulto, carriera di Lorenzo segue la vita di quelli dei miei anni; senza volerne fare un poeta o un mito, o peggio un santone, vedo in lui uno che mi ha accompagnato in molti momenti chiave, per ogni periodo ho una sua canzone che suona nei ricordi.

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    <title>my life</title>
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    <summary type="text/plain">in questo meraviglioso sito per i blog, che ha concesso ad un ignorante come me di scrivere, manca una funzione interessante. il profilo del blogger....</summary>
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      in questo meraviglioso sito per i blog, che ha concesso ad un ignorante come me di scrivere, manca una funzione interessante. il profilo del blogger.
      <![CDATA[finora ho pensato che era bello l'alone di mistero intorno al blogger, consentiva di non farsi influenzare dagli interessi o dal sesso di chi scrive.
ma ora, in stile col resto del blog, è ora di inserire il mio profilo:
mi chiamo roberto breda, sono nato il venti giugno 1979 a vittorio veneto. in vita mia ho conseguito due diplomi di scuola superiore, due abilitazioni professionali, una laurea; in vita mia ho smontato un panificio, ho rimontato un panificio, ho guidato motociclette ad alta velocità, ho guidato automobili a velocità ridottissima, ho voluto bene ad un sacco di ragazze bionde e bellissime, senza essere contraccambiato da nessuna; in vita mia ho pulito sale operatorie e sono stato tesserato nelle giovanili di una grande squadra di pallacanesto che schierava in campo l'immenso Bodiroga, ho stretto la mano a Gino Bramieri, ho parlato al telefono con Beppe Grillo in tempi remoti; in vita mia ho chiacchierato del più e del meno con un uomo che sarebbe morto dopo pochi minuti, ho scattato almeno duemila fotografie brutte; in vita mia ho riso tanto e mi sono davvero divertito, convinto che continuerò a farlo; ho studiato l'arte, ho acquistato opere d'arte, ho visto e toccato il deserto del sahara, ho visto e nuotato nell'oceano atlantico. <br> In vita mia ho fatto almeno venti quintali di malta col badile, ho discusso una tesi di laurea a tremila chilometri da casa, e arrivato ho chiuso il diploma in un sottoscala. In vita mia ho occupato una scuola e ho ritinteggiato una scuola; ho visto di persona un uomo vincere un mondiale di superbike.
Sulla mia carta d'identità, alla voce professione, c'è scritto "grafico", mestiere che svolgo tuttora, l'unico mestiere che io abbia mai svolto...]]>
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    <title>when i was young</title>
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      <![CDATA[<img alt="iananderson.jpg" src="http://www.modellismo.com/kenny/iananderson.jpg" width="400" height="300" border="0" />]]>
      When I was young, cantavano I jetrho tull, quando ero giovane.
Quando ero giovane andavo con gli altri al Pub “il Illocando”, a Confin.
Eravamo sempre lì, il venerdì sera, il sabato sera, la domenic apomeriggio come intervallo durante le partite di pallacanestro al campetto, la sera a cena. Se Ciano, il proprietario, non ci vedeva, telefonava a casa… per non stare in pensiero.
Era casa, avevamo sempre il posto riservato, per anni potevamo arrivare a qualsiasi ora, tanto Ciano e Mauro una tavolata ce la trovavano sempre.
Il giocattolo si è rotto dopo pochi anni, Ciano e C. cedono l’attività, troppo stressante andare a letto sempre alle 6 del mattino. Il nuovo gestore, tal Sergione, era simpatico come uno spintone giù per le scale e pensò bene di aumentare I prezzi, e di farci scappare…

È Di stasera la notizia definitiva, triste ma ampiamente prevista. L’Illocando chiude, definitivamente. È sopravvissuto al cambio di gestione, al divorzio di sergione dalla moglie. È sopravvissuto alla diffusione dei cocktail bar, alla moda dell’aperitivo. Fino ad oggi. Non potremo più cenare sotto al portico, non potremo più festeggiare nella sala al primo piano, col maxischermo e la vista sulla valle di Caldaz. 
Quando ero giovane andavo all’illocando in motorino

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    <title>era jazz, jazz</title>
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    <modified>2007-11-08T10:13:12Z</modified>
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    <dc:subject>racconti vari</dc:subject>
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      <![CDATA[<img alt="hines_bg-1.jpg" src="http://www.modellismo.com/kenny/hines_bg-1.jpg" width="500" height="332" border="0" />
<br>]]>
      Il negro sul pianoforte faceva correre velocemente le dita sui tasti, con la testa piegata a guardare un punto lontano oltre la testiera mentre la coltre di fumo velava un pubblico conquistato e coinvolto; ogni tanto ribaltava la testa calva all’indietro per lanciarsi in un grido stridulo con gli occhi strizzati ed appassionati, ed era jazz, jazz. Il colosso col sassofono ciondolava e si contorceva, mentre il vento caldo e avvolgente usciva dalla bocca d’ottone dello strumento, per andare oltre le ultime file della sala. In controluce, contornato dal fumo di sigaretta, il ricciolino con la tromba frustava l’aria con note vivaci e squillanti; la puledra strizzata nel miniabito rosso, sul bordo del palco faceva tremare la pelle dei presenti con vocalizzi d’ebano, era tutto jazz, jazz. I quattro negri che infuocavano le tavole del palco con musica sconnessa e vivace esprimevano l’estemporaneità di un momento di brio, davano sfogo alle dita, ai nervi, e pazienza se nessuno ripeterà mai la loro partitura, loro erano padroni dell’aria che il pubblico respirava, un momento di jazz, jazz. Quando salgo sul palco, pensava Chet Saymour al sax, la storia la piego, la fisso. Quando salgo sul palco la mia creatività esplode. Ed è jazz, jazz


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    <title>i cacciatori di fulmini</title>
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    <modified>2007-11-04T10:23:13Z</modified>
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    <dc:subject>racconti vari</dc:subject>
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      <![CDATA[<img alt="fulmini_big.jpg" src="http://www.modellismo.com/kenny/fulmini_big.jpg" width="600" height="406" border="0" /><br>]]>
      <![CDATA[Giugno è un bel periodo per catturare I fulmini. Da tempo, da quando ho comprato la macchina fotografica, passo gli anni aspettando che arrivi giugno, per poter cacciare i fulmini. Le sere limpide di giugno sono l’ideale. Come molte altre volte, al primo tuono, esco dal letto, vestendomi in fretta, e mi precipito a prendere le poche cose che servono per la notte.<br>
Poi corro da fabrizio, che sicuramente avrà sentito il tuono. <br>
Parcheggio sotto la sua finestra, e tiro un sasso sugli oscuri. Il segnale. Appena la luce della camera trapela da sotto le lastre di legno, sposto l’auto in cortile.
In pochi istanti fabrizio scende, esposto alla pioggia notturna, con la sola cura di proteggere l’apparecchio fotografico con la tela cerata. Senza troppe parole sale in auto. La caccia è aperta, basta solo trovare il posto adatto. Negli ultimi ritrovi abbiamo individuato un prato abbastanza pianeggiante, in Col di Stella, da cui si può godere di gran parte della vallata. È un buon posto, e quasi tutti I temporali sono a tiro. Montiamo gli archetti che reggeranno la cerata, poi stendiamo la coperta, per essere sicuri di sedere all’asciutto. La caccia al fulmine dura anche delle ore. Poi apriamo gli ombrelli, di cui leghiamo le estremità superiori agli archetti che sporgono. Infine, quando siamo sicuri che non si bagneranno alla piaoggia, sistemiamo le macchine fotografiche sotto agli ombrelli. Noi ci sistemiamo sotto alla tenda sorretta dagli archetti. Nella borsa due birre e qualche panino, pronto in frigo per l’eventualità di una caccia al fulmine notturna. Con cura impostiamo l’apertura degli otturatori e le caratteristiche di esposizione, e passiamo la notte al buio, aspettando che I bagliori elettrici vengano catturati dalla pellicola. Al buio, perchè una candela inquinerebbe il fotogramma, e in silenzio, perchè eventuali battute ci priverebbero del rumore dell’otturatore che si chiude. Come pescatori attendiamo il momento per tirare a noi la preda. Noi attendiamo che il fumine passi nel cielo buio. Magari che più fulmini passino e lascino le loxro tracce sulla pellicola. Poi facciamo scattare a chiusura l’otturatore. È fatta, un fotogramma ha catturato il fulmine, e da qui in avanti la notte è meno lunga.
<br>

<!--Inizio Codice Webmobile.ws --><img src="http://www.webmobile.ws/spider.asp?u=12857" name="statistiche_web_gratis" alt="Statistiche sito,contatore visite, counter web invisibile" width="1" height="1"><script type="text/javascript" language="JavaScript"  src="http://www.webmobile.ws/logo.asp?utente=12857"></script><!--fine Codice Webmobile.ws -->]]>
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    <title>alveare 33</title>
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      <![CDATA[<img alt="Fotografiamegalopoli.jpg" src="http://www.modellismo.com/kenny/Fotografiamegalopoli.jpg" width="432" height="246" border="0" /><br>]]>
      <![CDATA[Il piano di razionalizzazione territoriale aveva portato alla realizzazione di sterminati quartieri residenziali, formati da colossali edifici “socioautonomi”, nei quali gli appartamenti venivano intervallati da negozi, scuole, punti di soccorso ospedaliero. Gli abitanti lasciavano gli alveari solo per recarsi al lavoro, quelli che lavoravano all’esterno, poi avrebbero potuto passare tutto il loro tempo nelle macroarchitetture. Quartieri periferici, dove gli umani erano confinati. Eravamo la maggioranza, ma venivamo stivati negli alveari; nulla di nuovo, già negli anni 50 del ventesimo secolo l’architetto LeCoubusier aveva ideato ed edificato delle cose del genere. Conegliano aveva un quartiere umano composto di 32 megacondomini, per un totale di un un milione e settecentomila abitanti emarginati. Tutto insufficiente, il flusso di pendolari e le persone cacciate dal centro storico erano in preoccupante aumento, e si decise di dare il colpo di di grazia al problema del sovraffollamento della città. Nasceva così il progetto di Alveare 33. Il 33esimo maxialveare non era, in realtà, un complesso come gli altri, un semplice condominio da migliaia di abitanti, era invece un quartiere coperto che poteva ospitare quasi un milione di persone, un guscio colossale e autosufficiente.<br>
Dall’alto appariva come una grossa goccia, alta trecento metri, dalla superficie a specchio, composta di milioni di pannelli che indirizzavano la luce al suo interno. Altri specchi avrebbero fornito luce naturale a tutti i nuclei abitativi interni, alle strade rigorosamente pedonali dell’alveare. Al primo piano, decine di metri distanti dalla vista del sole, gli abitanti avrebbero potuto godere dei raggi naturali.<br>
Era da pochi mesi che la mia famiglia si era trasferita all’alveare 33.
“devi ammettere che la luce del sole è una cosa speciale” mi diceva Finnia, guardando in alto. Lui aveva vissuto sempre in appartamento, prima nella città vecchia, poi presso l’alveare 18, per lui era pertanto meraviglioso vedere la luce del sole anche al 45 piano. Ma io venivo dalle campagne, non mi sarei mai abituato a quel tipo di vita, di soluzione.<br>
“non è luce del sole” – “eddai, questa è luce del sole, luce che noi abbiamo, mentre negli altri alveari del al sognano. Ci sono appartamenti che non hanno finestre”. <br>
Finnia era convinto che la nostra fosse veramente la migliore condizione possibile. Ma io sognavo sempre che un giorno  tutti saremmo tornati a vivere delle case vere.<br>
Come le altre del borgo, la mia casa era stata confiscata e demolita per costruire altri stabilimenti produttivi. Era a nord del Monticano, e quella zona era stata destinata alla produttività. In cambio, il comune ci regalava un bilocale all’alveare 33.
<br>
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    <title>l&apos;uomo col cappotto</title>
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    <summary type="text/plain"> L’uomo con il cappotto nero stava seduto sotto al cartellone pubblicitario reclamizzante una bibita alcolica che rendeva irresistibilmente divertenti....</summary>
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      <email>roberto_breda@libero.it</email>
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    <dc:subject>racconti vari</dc:subject>
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      <![CDATA[<img alt="t78818_13.jpg" src="http://www.modellismo.com/kenny/t78818_13.jpg" width="589" height="395" border="0" />
<br>
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L’uomo con il cappotto nero stava seduto sotto al cartellone pubblicitario reclamizzante una bibita alcolica che rendeva irresistibilmente divertenti.]]>
      <![CDATA[ Il pannello luminoso annunciava che il prossimo convoglio sarebbe arrivato entro pochi minuti. Incurante, l’uomo col cappotto continuava a fissare un punto al di là delle rotaie, senza tradire emozioni o pensieri. Una bella ragazza dall’altra parte si era anche lusingata dello sguardo che lo sconosciuto continuava a rivolgerle, finchè non si è accorta che l’uomo che aveva davanti non guardava proprio nulla. I capelli ormai più grigi che neri, gli occhiali dalla spessa montatura nera, I vestiti tutti oscillanti tra il grigio antracite dei pantaloni e il nero del cappotto, nulla che definisse qualche aspetto della personalità. L’uomo senza nome era straniero in terra straniera, diverso tra milioni di persone diverse in una metropoli che conosceva ma che non gli apparteneva. Non avrebbe lasciato nessuna traccia, non avrebbe scaldato nessun cuore, stretto nessun legame. L’uomo senza emozione sarebbe scivolato su una Roma che non lo conosceva e che non l’avrebbe mai conosciuto.<br>
Nel freddo di ottobre le persone passavano davanti ai seggiolini veloci, senza prestare troppa attenzione a dettagli che non avrebbero mai visto, chiacchierando al massimo a gruppetti di tre persone, condividendo esperienze di una giornata lavorativa strutturata come tutte le precedenti e che si sarebbe ripetuta per infinite altre volte.<br>
Donne incinte, giovani indiani baffuti che cercavano lavoro, studenti coloriti, turisti persi ed emozionati, ragazze dalle minigonne che scoprivano gambe già viste.   Davanti a occhi che non cercavano nulla passava l’umanità intera, a saperla vedere.<br>
L’uomo col cappotto avvertiva crescere il proprio senso di isolamento, di solitudine; circondato da potenziali amici e da potenziali amori, esplorava la propria repulsione per ogni rapporto umano, sprofondato in un mare di incomunicabilità.
]]>
    </content>
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    <title>the house of the rising sun</title>
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    <dc:subject>testi e citazioni</dc:subject>
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      <![CDATA[<img alt="fisheye1.jpg" src="http://www.modellismo.com/kenny/fisheye1.jpg" width="419" height="421" border="0" />

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]]>
      There is a house in New Orleans
They call the Rising Sun
And it&apos;s been the ruin of many a poor boy
And God I know I&apos;m one

My mother was a tailor
She sewed my new bluejeans
My father was a gamblin&apos; man
Down in New Orleans

Now the only thing a gambler needs
Is a suitcase and trunk
And the only time he&apos;s satisfied
Is when he&apos;s on a drunk

------ organ solo ------

Oh mother tell your children
Not to do what I have done
Spend your lives in sin and misery
In the House of the Rising Sun

Well, I got one foot on the platform
The other foot on the train
I&apos;m goin&apos; back to New Orleans
To wear that ball and chain

Well, there is a house in New Orleans
They call the Rising Sun
And it&apos;s been the ruin of many a poor boy
And God I know I&apos;m one


-------------------------------------------------------

La casa del sole nascente

C&apos;è una casa a New Orleans
la chiamano il sole nascente
ed è stata la rovina
di più di un povero ragazzo
e Dio, so di esssere uno di questi

Mia madre era una sarta
cucì i miei blue jeans nuovi
mio padre era un giocatore d&apos;azzardo
giù a New Orleans

Ora, l&apos;unica cosa
di cui ha bisogno un giocatore d&apos;azzardo
è una valigia e un bagagliaio
Ed è soddisfatto
solo quando
è ubriaco del tutto

Oh madre di&apos; ai tuoi figli
di non fare quello che ho fatto io
di non spendere la loro vita
nel peccato e nella miseria
nella casa del sole nascente

Ora, un piede sul binario
l&apos;altro piede sul treno
sto tornando a New Orleans
per sposarmi
Ebbene, c&apos;è una casa
a New Orleans
La chiamano il sole nascente
ed è stata la rovina
di più di un povero ragazzo
e Dio, so di essere uno di questi
e Dio, so di essere uno di questi
    </content>
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    <title>perchè amo la mia norton manx</title>
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    <modified>2007-04-30T14:44:52Z</modified>
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    <summary type="text/plain"> Se devo valutare I miei acquisti modellistici dal punto di vista dell’appagamento che l’acquisto stesso mi ha dato, un posto di rilievo lo merita il kit della norton manx italeri ex-protar....</summary>
    <author>
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      <email>roberto_breda@libero.it</email>
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    <content type="text/html" mode="escaped" xml:lang="en" xml:base="http://www.modellismo.com/kenny/">
      <![CDATA[<img alt="Norton-Manx-1962.jpg" src="http://www.modellismo.com/kenny/Norton-Manx-1962.jpg" width="600" height="448" border="0" />

Se devo valutare I miei acquisti modellistici dal punto di vista dell’appagamento che l’acquisto stesso mi ha dato, un posto di rilievo lo merita il kit della norton manx italeri ex-protar.]]>
      Quando ho iniziato a comprare e fare modellini in scala di motociclette evitavo accuratamente modelli troppo vetusti, mi piacevano le riproduzioni di supersportive recenti, al massimo risalenti agli anni 80. Impensabile, poi,affrontare una scatola in scala diversa dal 1/12.
Pochi anni dopo vengo attratto da una recensione appassionata, competente, davvero coinvolgente, del modellino della norton manx, recensione stesa da Massimiliano Ratti – roswell.
Massi è un amatore delle moto d’epoca, un appassionato di guzzi e un cultore dell’italiano corretto, oltre ad essere una bravissima persona, uno di cui ci si può fidare.
Al raduno di bologna del 2005 scambiammo alcune impressioni sul modellismo, e le sue parole riguardo alla manx mi colpirono a tal punto da farmi cercare il kit presso I venditori online.
Nella scorsa primavera, infine, durante un giro a Caorle con Marco, approfittando del bel tempo e delponte del 25 aprile, trovo presso il negozio locale il kit, al favoloso prezzo di 36 euro, al posto dei 48 medi che si trovano in giro. Visto e comprato.
Perchè dovrebbe appagarmi tutto ciò? Intanto il rapporto cliente-negozio, che sto perdendo, comprando per corrispondenza sia da e-store che da privati.
Poi, il fatto che la realizzazione di questo kit mi leghi a Roswell: ogni tanto lo sento via sms, abbiamo fatto una bella chiacchierata riguardo alle tecniche per migliorare I pezzi presenti. Lui è un esperto e non so cosa pagherei per potergli sottoporre il mio lavoro dal vivo con scadenze periodiche strette, per poter sentire cosa ne pensa. La sua recensione mi ha illuminato. Le sue parole mi hanno coinvolto. Ora aggiorno il diario di montaggio nella speranza che apprezzi il mio lavoro. Roswell è come un artigiano pieno di segreti e trucchi del mestiere, e non fa nessuna fatica a rivelarli ad altri appassionati. Sinceramente, mi piacerebbe prossimamente potergli mostrare il mio lavoro.

A Ros, magna tranquillo, che te vengo a pijà a roma, prima o poi

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    <title>vienna</title>
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    <modified>2007-04-30T14:41:54Z</modified>
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    <summary type="text/plain"></summary>
    <author>
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      <email>roberto_breda@libero.it</email>
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    <dc:subject>testi e citazioni</dc:subject>
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      <![CDATA[<img alt="ULTRAVOX.JPG" src="http://www.modellismo.com/kenny/ULTRAVOX.JPG" width="467" height="474" border="0" />
<br>]]>
      <![CDATA[Walked in the cold air<br>
Freezing breath on a window plane<br>
Lying and waiting<br>
A man in the dark in a picture frame<br>
So mystic and soulful<br>
A voice reaching out in a piercing cry<br>
It stays with you until<br>
<br>
The feeling has gone only you and I<br>
It means nothing to me<br>
This means nothing to me<br>
Oh, Vienna<br>
<br>
The music is weaving<br>
Haunting notes, pizzicato strings<br>
The rhythm is calling<br>
Alone in the night as the daylight <br>
A cool empty silence<br>
The warmth of your hand and a cold grey sky<br>
It fades to the distance<br>
<br>
The image has gone only you and I<br>
It means nothing to me<br>
This means nothing to me<br>
Oh, Vienna<br>
<br>
This means nothing to me<br>
This means nothing to me<br>
Oh, Vienna<br>
<br>

<br>

Vienna<br>
<br>
Camminavo nell’aria fredda<br>
Il mio respiro si ghiacciava sull’oblò<br>
Mentre mi riposavo<br>
Un uomo, nell’oscurità, in un frammento di foto<br>
Così mistico e spirituale<br>
Una voce che cercava con un grido penetrante<br>
Che resta con te finché<br>
<br>
Il sentimento se n’è andato, ci siamo solo io e te<br>
Non significa niente per me<br>
Questa non significa niente per me<br>
Oh, Vienna<br>
<br>
La musica si sta diffondendo<br>
Note ossessionanti, corde pizzicate<br>
Il ritmo ti sta chiamando<br>
Da solo nella notte, come la luce del giorno porta<br>
Un silenzio freddo e vuoto<br>
Il calore della tua mano e un cielo freddo e grigio<br>
Scompare in lontananza<br>
<br>
L’immagine se n’è andata, ci siamo solo io e te<br>
Non significa niente per me<br>
Questa non significa niente per me<br>
Oh, Vienna<br>
<br>
Questa non significa niente per me<br>
Questa non significa niente per me<br>
Oh, Vienna<br>
]]>
    </content>
  </entry>
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    <title>When the music is over</title>
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    <modified>2007-04-30T14:40:34Z</modified>
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    <summary type="text/plain"> Al momento di concludere una festa si respira l’aria del disarmo....</summary>
    <author>
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      <email>roberto_breda@libero.it</email>
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    <content type="text/html" mode="escaped" xml:lang="en" xml:base="http://www.modellismo.com/kenny/">
      
Al momento di concludere una festa si respira l’aria del disarmo.
      
Piano piano la tavola si impoverisce, I commensali racimolano le ploro poche cose e le sistemano nei lavelli. Si cerca di rendere festosa anche quella atmosfera, consapevoli che la festa è in realtà bella che finita.
Il ritorno, se si è festeggiato lontano, è bello viverlo come parte integrante della giornata di divertimento. Gustare quegli attimi, oppure utilizzarli per fissare nei propri ricordi quanto si è vissuto poche ore prima.
L’ultimo sguardo alla stanza vuota potrebbe stendere chiunque.
Ricordo che, quando il capodanno lo organizzavo a casa mia, il momento più drammatico era il day after, era rivedere la taverna spoglia e deserta. La festa era passata, come il profumo di un roseto, e mi prendeva l’angoscia. Dov’era la gente, gli amici?
Invece, il momento della separazione, l’ho sempre trovato bello da vivere, pieno di significati… I saluti, I baci e gli abbracci. Sembra sempre che entro il mese ci si ritrovi tutti nuovamente per una festa simile.
Beati animi ingenui che ancora sappiamo godere della festa.

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    <title>io e le donne</title>
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    <modified>2007-02-20T08:29:36Z</modified>
    <issued>2007-02-20T09:29:36+01:00</issued>
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    <summary type="text/plain">Ogni tanto, ripensando alla mia storia con manuela, penso a tutti glia altri innamoramenti andati a vuoto, a quante volte ho perso la dignità per una ragazza. Escluse sbandate impegnative, le storie che mi hanno lasciato qualcosa sono sostanzialmente quattro,...</summary>
    <author>
      <name>kenny</name>
      <url>http://www.modellismo.com/kenny</url>
      <email>roberto_breda@libero.it</email>
    </author>
    <dc:subject>c&apos;è un uomo dietro ad un modellista</dc:subject>
    <content type="text/html" mode="escaped" xml:lang="en" xml:base="http://www.modellismo.com/kenny/">
      Ogni tanto, ripensando alla mia storia con manuela, penso a tutti glia altri innamoramenti andati a vuoto, a quante volte ho perso la dignità per una ragazza. Escluse sbandate impegnative, le storie che mi hanno lasciato qualcosa sono sostanzialmente quattro, in tutti I casi ne sono uscito cambiato, e in tutti I casi sono stato respinto…
      Laura era in classe mia alle medie, il primo amore, ovviamente tra ragazzetti di quell’età si cerca di manifestare un sano odio reciproco, ma in quel caso mi sono reso conto che poteva esserci interesse non solo un bel viso, ma anche un carattere da scoprire, in un’altra persona. Lauretta era bionda, con gli occhi chiari, magra magra (alle medie non eravamo proprio ancora fatti) ed aveva un caratteraccio, dovuto al fatto di non essere più la figlia piccola, sorpassata da una nuova arrivata. Un carateraccio che mi attraeva, forte, una ragazza con le palle, sincera ed instabile. Forse troppo simile. Le forti antipartie sempre manifestate e la mia timidezza mi hanno tenuto colpevolmente alla larga. Per me era e sarà sempre bella come il fieno, semplice e forte.
Dopo una cotta superficiale nel tragitto, una decina di anni fa, conosco valeria, il grande Amore, forse l’esperienza più coinvolgente, una persona di cui mi piaceva tutto.
Mi trovavo bene a parlare con lei, sembrava che mi capisse, che leggesse quello che provavo; il suo carattere tormentato e forte era tanto simile al mio.  Per due anni mi sono fatto avanti, ma sempre nella maniera sbagliata, ero patetico e ridicolo, oltre che ossessivo. Poveretta, l’ho veramente ossessionata, solo ora mi rendo conto di come le ho reso la vita impossibile. Ma all’epoca non riuscivo a stare senza di lei, dovevo vederla, dovevo sentire la sua voce ogni quanto possibile. Stavo bene ad essere dipendente da lei, lei un po’ meno ad avere un rompicoglioni lamentoso sempre appiccicato. Ora la vedo poche volte, ma sempre con la consapevolezza che è una persona speciale, al quale posso augurare, sinceramente e sempre, tutto il bene che si merita (ovviamente lontana da me). Bionda, con gli occhi chiari e magra magra… era e sarà sempre bella come il sole.
Non posso dire di essere stato veramente innamorato di valeska, ma in un periodo di confusione sentimentale (avevo il terrore di incappare in una nuva catastrofe dopo Valeria) e personale (finalmente maturavo, dopo essere stato uno sfigato da stereotipo). Bellissima, forse la ragazza più bella che abbia mai incontrato, ha cominciato a rivolgermi la parola solo in quinta superiore, quando forse si è resa conto che non ero più un ragazzetto unto e brufoloso (sono ancora brufoloso, merda, e ho quasi trent’anni).
Aveva interessi simili ai miei, una bella dialettica e un carattere forte, mi piaceva paqrlare con lei. Qualche uscita, per studiare, tanti bei discorsi, ma non ho avuto il coraggio di verificare se ci potesse essere altro… ecco, la sua frequentazione mi ha insegnato che, se una cosa ha per te valore, devi impegnarti sempre per meritartela. Lei per me avrebbe potuto valere tantissimo, o forse, in quei tempi, mi sono illuso che potessi anche interessarle. Noi romanticoni ci si illude spesso…
Valeska è alta, con dei meravigliosi capelli ricci e scuri (una stranezza per le mie abitudini) e un fisico perfetto. era e sarà sempre, per me, bella come quai legni scuri e pregiati.
Come ultimo capitolo delle mie performance da innamorato patetico è venuta Erica.
Una storia dolorosa, perchè all’epoca si era appena lasciata con un mio amico carissimo. Non volevo sembrare uno sciacallo che fotte la morosa all’amico, ma appena avuto il via libera, mi sono fatto avanti. Altra delusione, altro litigio, rischio di amicizie rovinate… ma anche qui ho imparato molto, per esempio che ci vuole stile, ci vuole sangue freddo. Che facendo il mieloso e il patetico, il febbrile, rompevo solo le palle… comunque, erica mi qaveva fatto veramente perdere la testa. Bionda, alta, occhi chiari, fisicamente statuaria… lavedevo bella come l’oro.
Ecco, di tutto sto macinato, mi consola che per ogni ragazza ho provato un sentimento diverso, le ho viste tutte belle in maniera diversa, tutte personali in maniera diversa. 
E, come ho detto prima, da tutte queste tragedie greche ho imparato qualcosa, direttamente ed indirettamente.
A volte mi chiedo se con comportamenti diversi sarei riuscito a stringere un legame con qualcuna di loro, ma non credo…, inoltre poi realizzo che la mia situazione attuale, serena e concreta, è tale grazie proprio a quelle esperienze, ustionanti per qualsiasi carattere…
E allora ringrazio tutte le mie meravigliose ragazze mancate

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