08.11.06

la strana dissonia del signor Mauret

Da tempo il signor Mauret si accorgeva di fenomeni apparentemente bislacchi nelle sue percezioni. Non era raro infatti che egli avvertisse suoni non corrispondenti alla realtà oggettiva. Dapprima convinto che questi fossero dovuti al forte stato di affaticamento nervoso, si fece sempre più preoccupato con l’intensificarsi del disturbo uditivo che lo affliggeva.
Con la pignoleria che lo contraddistingueva fin dalla giovane età, iniziò a girare con un piccolo registratore, per raccogliere testimoniance riguartdanti quella che egli chiamava “dissonia degli stimoli uditivi”. Dopo svariati mesi di pazienti annotazioni e di un crescente senso di preoccupazione, il signor Mauret trovò il coraggio di recarsi dal proprio medico, il dottor Grenouliere.
“vede dottore, da tempo I suoni che sento non sono quelli del mondo che ci circonda” – fece lo sventurato Mauret.
“cosicchè – prese il dottore – lei sente suoni di altri mondi? O di un nostro mondo traslato in un altro tempo? Per essere chiaro, lei sente con ritardo I suoni già avvenuti?”
“no – rispose il signor Mauret – io sento I suoni slegati dagli eventi che li generano. Non in tempi diversi o in forme diverse. Proprio sento suoni diversi da quelli che dovrei sentire.” Il dottore parve stupito. “vede dottor Grenouliere, se io lasciassi cadere questo vaso che lei tiene sul tavolo, io non avvertirei il logico infrangersi della porcellana sul pavimento, ma un suono che nulla ha in comune”. Il medico era ancor più basito.
“ieri, mentre mi accingevo a radermi, appena avviato il rasoio, iniziai a sentire il continuo scorrere di un ruscello. Dal rasoio, capisce! Oppure, nel richiudere la patta dei calzoni, e mi perdoni l’esempio, un fragoroso raglio d’asino mi accompagnava”. Il medico non credeva ai propri orecchi, e non perchè soffrisse del medesimo disturbo. “vede, signor mauret, ritengo che il suo bizzarro stato di suggestione sia da attribuirsi al sovraccarico di lavoro che il suo impiego le comporta. Si prenda una settimana di riposo, di camomille e di lettura. Non risponda la telefono…”. Il medico non fece a tempo a finire la frase che mauret disse “il telefono! Non me ne parli, ogni trillo, o quello che sarebbe normale percepire come trillo, arriva alle mio orecchie come il suono dei birilli del bowling che vengono abbattuti da una palla” “insomma Mauret! – strillò il medico – faccia come le consiglio. Si riposi, e torni da me tra otto giorni” continua
Posted by kenny at 12:44 | Comments (0)

ispirazioni

Mi soffermo spesso a pensare a come tutte le attività umane siano soggette all’influenza dell’ispirazione. Cosa diavolo può definire il significato di tale parola? Essere ispirati: o lo sei al momento o non provochi nulla di sperato, non accendi nessun interruttore. Era ispirato De Gregori mentre scriveva Generale, sono ispirato io mentre scrivo questo povero blogghetto… Molte volte mi sono trovato a forzare la creatività, a dover produrre a tutti I costi. Quindi, di notte, soffro di “sindrome da foglio bianco” o di monitor bianco. Biglietti, manifesti, cataloghi, non si salva nulla, se non gira non gira, molti prodotti grafici mi sono nati sfortunati, condizionati dall’essere stati commissionati in tempi di magra. Spesso guardo il mio blocco da schizzo, quello enorme che mi ha regalato marco, e vorrei riempirlo di segni, di scarabocchi. Ma inquietano quei 42 x 29.7 di foglio bianco. Non si chizza se non si ha nessuna idea che preme sulle pareti del cranio per uscire… Invece, certe volte, già in auto, al ritorno dal lavoro, ho l’idea giusta, magari per lavori ancora da fare, e appena arrivo a casa la sistemo: Poche luci giuste, musica di poce note giuste, matita soppesata con cura. Apro il blocco con un movimento che sembra interminabile, mi godo il suono della carta in movimento. Il fruscio della carta è strapitoso, una carezza; una carezza la riservo alla superficie del foglio. La buona carta è splendida da accarezzare, ruvida al punto giusto, liscia altrettanto, di qualità. E poi la matita si appoggia e va, non sei più tu a decidere, è quella vena che cerchi di coltivare con cura, non hai più nulla di razionale a organizzare I movimenti, solo le tue movenze vengopno come dovrebbero venire.
Posted by kenny at 12:42 | Comments (0)