22.03.06
la città degli altri
Ricordo bene quando il viale era parte della città vissuta, quano ci si poteva passeggiare vedendo il cielo. Non erano passati più di 15 anni eppure per molti il paesaggio era sempre stato così.
Anni addietro, per favorire l'insediamento di numerose unità viventi (cosi gli Amministratori chiamavano gli alieni che ci avevano subdolamente invaso), si era presa la decisione di costruire nuovi strati urbani che posassero sui tetti dei vecchi condomini.
Nacquero quindi nuovi quartieri sopraelevati, con grattacieli costruiti sulle teste di noi abitanti autoctoni. Il palazzo dove una volta viveva Marco aveva sul cornicione superiore una immensa scritta luminosa azzurra, “bibione”, il nome di una località turistica. Quando la installarono ci sembrava fosse in cielo, tanto era alto il palazzo. Quello fu il primo dove si intervenne, la prima pietra sulla quale edificare la “città degli angeli”, dove gli angeli erano in realtà I nuovi padroni.
Costruirono una nuova città, alta almeno il doppio del fabbricato esistente, e la scritta “bibione” era per loro un fastidioso faro che veniva dal basso.
Poi, pian piano, tutti gli altri palazzi vennero sovrastati da nuove costruzioni, con strade, garages, negozi. Tutto gelido, asettico…
In realtà I nuovi occupanti avrebbero utilizzato I nuovi spazi come uffici diplomatici o come dormitori, l'importanza di ricreare un ambiente umano era dettata dalla necessità di mantenere almeno le apparenze. Avevamo dato il nostro cielo agli alieni, e loro fingevano di essere umani replicando le nostre architetture come freddi fondali scenici.
Non durò molto, nuove città vennero abbandonate non appena si concretizzò l'opportunità di costruire nuovi quartieri a grattacielo tutto iintorno alla città vecchia, quartieri dove gli alieni avrebbero potuto finalmente curare I loro interessi senza pensare a sembrare delle persone. Dal monte del Castello, con un binocolo, si poteva vedere come la delinquenza aveva ormai saccheggiato le vetrine e I garages dei nuovi padroni, le strade sporche, I vetri rotti. Ci ritrovavamo sulla testa quartieri affollati di disperati, senzatetto, losche basi per I traffici tra le due civiltà.
Era terribile, mentre gli alieni avevano avuto le autorizzazioni per costruire immense torri a loro uso esclusivo, noi perdevamo di vista la nostra sopravvivenza, chiudendoci da soli in ghetti, come coperchio le stesse architetture che loro avevano fatto costruire a nostre spese.
Mi tornava il mente il bagnino che pochi mesi prima negava ostinatamente che il nostro mare fosse pieno di piattaforme aliene; ormai la gente aveva metabolizzato I mostri, le città fantasma sopra la loro testa. C'erano sempre state.
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13:18
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mangiare/bere/pensare/grafica
Quando ho deciso di fare quello che tutt'oggi è il mio mestiere?
Molto tempo fa, chissà come mi è venuto in mente, davvero ora me lo chiedo.
Ricordo che in seconda media già volevo farlo, mettere mano alle pubblicità, agli stampati.
Ma perchè poi?
Ho sempre effettuato delle scelte per raggiungere questo scopo, e continuo ostinatamente a rincorrere questo sogno, ovvero di mettere la mia mattonella per la creazione del mondo migliore. Non sono un medico e non salvo nessuno, ma posso contribuire a creare un mondo almeno bello, dove nessuno vuole fare il mestiere di un'altro?
Sono un idealista? Perchè devo fare sacrifici per fare un lavoro che mi farà soprattutto incazzare?
Ho scelto davvero bene: non offro un prodotto concreto e quello che vendo è soggetto ai gusti degli ebeti che mi pagano. Mi devo prostituire per raggiungere compromessi che mi fanno stare male… bel lavoro Kenny, complimenti.
Pensandoci, ogni cosa che metto su carta ha una spiegazione tecnica, filosofica, fisica. Non improvviso, conosco una grammatica e I miei studi vanno molto oltre a quello che uno si aspetta. Un progetto grafico implica molte sfaccettature, un dentista non potrebbe affrontarlo, come io non potrei eseguire una cura canalare. Ma, mentre io subisco l'intervento del medico, il medico pretende di dettare le condizioni del mio lavoro.
In anni di mestiere ho visto produttori di panettoni che vogliono la foto del capannone sulle pagine pubblicitarie (perchè così si capisce che siamo grossi), guide alpine che fanno mettere la foto del massiccio centro-australiano sul biglietto da visita (perchè mi piacerebbe andarci) e imprenditori che vogliono la loro foto ovunque (per far vedere che sono uno tosto). Nennuno di questi accetterebbe un consiglio, non dico per il loro lavoro, ma neppure per comprare un maglione. Ma quando una persona entra in uno studio grafico, diventa a sua volta esperta in comunicazione visiva. Tutti sanno tutto del tuo mestiere. La cosa peggiore? Che quando ti chiedono di commentare il frutto dei loro consigli-ordini, ci rimangono male se metti in risalto le stronzate che il prodotto presenta.
Ma non importa, loro sanno, tu, stronzetto malvestito che stai una giornata a scegliere colori non puoi capire quanta fatica costi tirare su un capannone, pertanto non ti azzardare a fornire motivazioni plausibili riguardo a una tua scelta. Nella loro testa sei il grafico pezzo di merda che “fa tutto il computer”, oppure “anche il figlio di unamia amica che studia da architetto sa fare la stessa cosa”, e non lavori. Ecco, è questo il punto. Tu non lavori. Non ti sporchi, non stai fuori al freddo, non ti ungi, non sudi, non sei un impiegato, puoi parlare e ascoltare musica mentre lavori. Magari ti alzi per fare un disegno, o, addirittura, passi una mezza giornata a sfogliare libri per documentarti su un certo tipo di prodotto da realizzare.
Ecco cosa spaventa il resto della gente: pagare per dei lavori per I quali non hai sudato. Il fatto che dietro alla scelta di un colore, per fare un esempio veramente stupido, ci siano conoscenze di fisica, di psicologia, di marketing, di usanze popolari, conoscenze apprese in anni di studio ed esperienza, ecco, tutto questo non interessa, è più comodo dire: questo potevo farlo anche io.
Se una cosa va bene è merito del cliente che detta le regole, se va male è “quel grafico testa di cazzo, ma la prossima volta glielo dico io come si fanno le cose”.
Perchè non sono andato a fare il radiologo?
Sono sincero, perchè, nonostante tutto, questo mestiere mi piace, lo amo da morire, sacrificherei tutto, ma non sarei capace di fare a meno di esso. Starei senza pallacanestro, senza modellismo, ma non senza la grafica.
Essere padrone dei messaggi, orchestrare gli equilibri, dare le priorità ai contenuti, gestire le cose più insulse dando loro dignità estetica.
Infondo ha ragione qualche cliente, il mio non è un lavoro, ma non perchè dietro non ci sia competenza, ma perchè lo vivo ancora come un gioco.
Mi fa specie dire “vado a lavorare”. Manuela, che lavora l'acciaio in fabbrica, va a lavorare. Io vado a divertirmi, a cercare soddisfazione anche accontentando un cliente stronzo che mi chiede di progettare I ticket launch per il suo bar.
Io sono un fortunato: molti cercano un lavoro qualsiasi per vivere, altri imparano dal niente un mestiere per crescere, io ho scelto cosa fare quando non ero obbligato a scegliere e continuo a farlo divertendomi…
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13:18
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Vorrei essere una rockstar - chi è Lapo
Tornando da una serata in studio, mi è venuta voglia di sentire la mia rockstar preferita. Telefono, rubrica, chiama; pochi squilli e risponde Lapo.
Lapo è un rockstar, veste anni che furono, è uno spilungone che in chat e sul forum ha sempre la battuta pronta, mentre da vivo, nell'unica occasione in cui l'ho visto, parla poco e piano, magari con lo sguardo triste. In parte vorrei essere come lui, ma in verità lo sono già… Quando mi capita di parlare con lui lo apostrofo con l'appellativo che si merita, “coglione”, e lo faccio ben sapendo che rivolgo la presa in giro anche a me stesso.
Lapo non scopa, fa l'amore. Lapo non “esce con una”, esce con quella giusta.
Lapo non “ha una”, Lapo si innamora. Porco cane, quanto mi somiglia, voglio dire, ha un'idea in disuso e forse stupida, lui ama le donne, come le amo io, e ama patire per loro, ama corteggiarle, ama amarle… ama un po' meno restare deluso, ma non cambierebbe atteggiamento, fedele a se stesso e al fatto che la dignità del vero uomo consiste anche nel soffrire per un'umiliazione subita da una donna. Mi permetto di fare questo ritratto intimo di Lapo perchè mi riconosco molto nei suoi discorsi e nei suoi comportamenti, anzi, probabilmente Lapo non è come l'ho descritto, ma il trovare qualche somiglianza tra noi mi ha dato l'occasione di parlare di come la vedo io.
Ciò non toglie che lo ammiri, questo “vorrei essere Dude Lebowski ma non posso”, questa rockstar gentile e romantica.
Cazzo Lapo, sei una brava persona, molto più di quello che vorresti far vedere
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13:09
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14.03.06
Bisogna saper perdere
Abbiamo perso, che liberazione.
Ultimamente mi si è riproposto un concetto che mi ha molto colpito, sentito in tv o in radio: il concetto di sconfitta positiva.
Abbiamo perso, che liberazione… Quanta verità, quanta scomoda chiarezza in poche parole. Io solitamente adoro vincere, faccio di tutto per vincere, mi da sempre una grande soddisfazione ma, nelle rare volte che ho perso, ho provato un fortissimo senso di liberazione. Quando tutti ti danno per vincente, o quando tutti pretendono la tua vittoria, la sconfitta diventa il miglior modo per scacciate la pressione. Sai che nessuno pretenderà altro, che nessuno ti sarà amico per interesse.
Abbiamo perso, che liberazione. Questa frase l'ho sentita dalla Pina, speaker radiofonico, che la rivolgeva al padre in una lettera.
Abbiamo perso, siamo liberi, abbiamo rinunciato al dopo, sappiamo che potremo solo migliorare, che ogni cosa buona che arriverà sarà percepita come fresca, come conquistata, con soddisfazione.
Personalmente mi sono sentito sconfitto con la gestione di modeltribe e dei concorsi del forum. L'ultima edizione del Motospecial ha visto parecchie critiche, la formula che l'anno prima piaceva era diventata… sgradevole, imperfetta. Siccome per proporre un gioco, i concorsi erano fondamentalmente un gioco, bisogna accontentare chi vuole divertirsi, ho trovato giusto e rispettoso mollare tutto, anche in maniera poco dignitosa. Alex, che ha preso in mano la cosa, ha usato la ruspa per correggere le pecche della mia formula, radendo al suolo tutto, neanche il nome è rimasto lo stesso. Meraviglioso, ha proposto delle regole completamente diverse, uno spirito diverso. Ha fatto un ottimo lavoro, devo essere sincero, leggere il nuovo bando mi ha riempito di stimoli, se riuscirò a partecipare lo farò con un entusiasmo che gli altri anni non avevo. Glielo devo, e se il concorso dovessere un successo (sia quantitativamente che qualitativamente) avrà vinto meritatamente. Io ho perso, ho deluso i partecipanti, i non partecipanti, i votanti, ma la sconfitta ha fatto felici tutti. Ho perso, che liberazione.
Modeltribe, altra storia. La delusione per l'abbandono ha tutt'altro motivo, se per i concorsi non mi sentivo più in grado di accontentare I miei compagni, per il giornale il poco tempo ha giocato un ruolo determinante. Non potevo più dedicarmici, non potevo più rispettare l'impegno preso. Ultimamente poi, c'era un po' di fiacca, e mettere insieme degli articoli di un certo spessore era diventato difficile. Quindi, nuova capriola, e affido la “mia creatura” (l'idea nativa è di lapo, ricordiamolo) alle cure di Motociclante, Bootsy e Alex. Da quel momento l'entusiasmo torna a salire, in molti si rendono nuovamente disponibili a scrivere e a recensire per il giornalino. Davide sforna idee interessanti, lo stesso fa chi prima scriveva.
Sono ancora sconfitto? Da un certo punto di vista si, ma vale lo stesso discorso, se chi mi segue farà un lavoro migliore (come sta succedendo), avrò molto più piacere a leggere il giornale. Poi, col tempo, quando sarà cresciuto ancora, Modeltribe verrà identificato come il giornale di Motociclante (non me ne vogliano gli altri) e ci si dimenticherà di me, liberandomi definitivamente dalle aspettative. Anche questa volta, dispiacere iniziale a parte, siamo tutti più felici e soddisfatti. Magari in futuro le cose cambieranno e potrò tornare a occuparmi di Modeltribe, portando nuovi stimoli, come ha fatto Steve Jobs con Apple computer (e chi se ne frega se passo per fanatico).
Abbiamo perso, che liberazione.
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14:09
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13.03.06
29 luglio 2003… inizio della libertà
dal 1982, quando sono entrato all’asilo, fino al 29 luglio 2003, sono sempre stato vincolato a impegni o situazioni I cui tempi non dipendevano da me: 5 anni di elementari concluse con un esame, 3 anni di medie concluse con un esame, 5 anni di scuola d’arte con un esame liberatorio dopo tre e con la maturità alla fine. Libero? Neppure per idea, 3 anni di università, con un esame dopo due per una qualifica e due, laurea inclusa, alla fine del triennio. A questo punto, primavera del 2001, posso dirmi libero. No, devo aspettare, incombe il servizio civile. Che arriva quando meno te lo aspetti, dopo quasi due anni di lavoro mal pagato tra uno studio e l’altro; vengo avviato al servizio il 29 settembre 2002, ultimo giorno utile prima della scadenza dei termini, presso un ospedale privato di proprietà delle sueore. Io avevo chiesto e ottenuto di essere destinato alla biblioteca comunale di Conegliano ma, come mi hanno poi spiegato, era l’ultimo anno di leva obbligatoria, e al ministro dell’interno avevano deciso di rompere le palle agli ultimi obiettori. Non ero statopropriamente libero mai, ma quei 10 mesi sono stati eterni, infernali… vissuti a ritmi terribili. In quel periodo ho cercato di conservare il miolavoro presso uno studio dove non mi trovavo bene, ma costituiva comunque un forma di reddito. Parallelamente, avevo trovato dei lavoretti di manovalanza grafica da svolgere di notte a casa. Alle 7.30 iniziavo I turni in ospedale, alle 15,30 correvo in studio, dove rimanevo fino alle 19,30/20. Poi, di corsa a casa (correvo molto in quei giorni) per terminare di lavorare verso le 3.00. 4 ore e riprendeva la solfa. Pochi soldi, poca convinzione e poca soddisfazione. 10 mesi che hanno pesato come 10 anni, la conclusione dell’età formativa. L’ultimo giorno, il 29 luglio 2003, io e Alessio Gandin, l’obiettore che aveva condiviso con me quei giorni, siemo usciti, e ci siamo accorti che era estate, che c’era il sole. Che non avevamo praticamente nulla. Svuoto l’armadietto (un paio di zoccoli, una divisa da infermiere, il tesserino, la foto di manuela, una foto della mia ninja 1/12, una locandina di apocalipse now e una foto di un cielo azzurro), consegno le chiavi alla suora responsabile ed esco. Io e alessio andiamo al bar time di parè, ci sediamo fuori e ordiniamo, senza pensare ad orari, a impegni, a niente. Abbiamo parlato anche del futuro? Non ricordo. So solo che era la prima ora di libertà, ora I miei tempi, I miei impegni li avrei decisi io.
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08:26
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Angoscia da lavoro parte seconda
Ho parlato in passato del terrore causato dale scatole accatastate. Ora, facendo una riflessione serale capitata nel bel mezzo di un brutto periodo, mi sono reso conto di un’altra angoscia da lavoro.
Guardavo la vetrina con le mie moto, e mi sono reso conto che è da marzo 2005 che non finisco un modello. L’ultimo kit montato e finito è la yamaha TZM 250, ma non esistono foto del prodotto finito.
Poi, in ordine sparso, ho iniziato la rd500 (incompleta) la megane merikit (finita frettolosamente tralasciando alcuni particolari, una Ferrari 126 C4 (mancano specchi, decals dell’alettone e il vetrino parabrezza), la ninja playboy per il concorso (mancano frecce e, per sottolineare, da duemesi si è staccato il vetro del cupolino, che resta in bilico nella vetrina.) e una clk a cui devo rifinere dei particolari.
Ho anche iniziato una telefonica 2003, che voglio dettagliare per quanto mi è possibile.
Ma già temo che resterà incompiuta. Non riesco a spiegare da dove venga questa pigrizia. Provo ogni tanto a trovare dei significati, per esempio potrei nascondermi dietro alla scusa del poco tempo libero. Vero, ma solo in parte. Il fatto che sia in procinto di comprare casa non è determinante: nonostante non compri più molta roba ho un discreto magazzino da parte. Se il problema fosse a livello mentale? Se io non riuscissi a completare nulla per nascondere a me stesso un certa mediocrità? Se il modello non mi soddisfa posso sempre dire che non è finito. Ma non ne sono convinto. Ho una certa stima di me, e vedo il modellismo come un gioco, senza ansia da prestazioni.
Ma allora, da dove arrivano queste mie difficoltà?
Forse la spiegazione è molto più semplice di quanto sembri. Come ho già detto, il mio tempo si è molto ridotto (detta così sembra che stia per morire), e allora cerco di far stare dentro alle poche ore libere tutti I miei interessi, cercando di sviluppare tutti gli stimoli che ricevo. In parole povere, la mia giornata è diventata più corta, ma io faccio di tutto per allargarla. Seguo tutto e non concludo nulla.
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08:25
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L’anno che verrà
le vacanze al mare con gli amici, chi non le ha fatte? e chi è sopravvissuto?

Nel 2000 ho fatto le prime ferie al mare con gli amici, una settimana a Bibione con Jonny e con Mauro. In pratica, una guerra.
L’appartamento era prenotato da maggio, l’avevamo scelto senza neppure visitarlo. Faceva cagare da fuori, e dentro era peggio, ma era in piazza fontana, la zona dove il divertimento la fa da sovrana, e a noi importava solo quello. I compagni di vacanze, dicevo. Premettiamo una cosa, come compagnia non eravamo mai riusciti ad andare in ferie per più di tre giorni insieme, e quella era la volta buona per rimediare. Mi bidonò chiunque. Anche visctor, che era ben determinato, dovette rinunciare, a causa della indisponibilità di giorni di ferie; passò comunque con noi due giorni veramente osceni. Sabato arrivo al condominio ca’ brioni, buttiamo le borse dove capita, scegliamo I letti e siamo a posto: nella camera matrimoniale io e mauro, con I letti messi invertiti uno rispetto all’altro. Nella cameretta truffa si è messo jonny; dico truffa in quanto la cameretta consisteva in una brandina senza sponde posta fuori dalla porta del cesso, in corridoio, di fronte alla porta della matrimoniale.

Altra truffa, il divano letto dove avrebbe dormito victor: una panchetta in plastica scomoda anche a sedercisi, figurarsi a dormire.
Domenica arrivano le cugine Mazzer, appuntamento in piazzale Zenith verso mezzogiorno. All’uno non arrivano, io sono deluso, Victor inviperito. Mauro e Jonny sonio invece ancora a letto. All’una e mezza Valeria mi chiama, sono arrivate!!! Hanno portato anche I croissant. Li teniamo per dopo I tortellini. Jonny si sveglia, fa colazione con un gin lemon da mezzo litro, mangia I tortelli, due cornetti, beve mezzo litro di caffè con quattro cucchiai da cucina di zucchero e torna a letto. Io, Victor, Paola e Valeria invece andiamo in spiaggia. Verso le 19 le cugine ci salutano, noi convinciamo Victor a fermarsi a mangiare la pizza con noi e ripartire dopo cena.
Lunedì, partito Victor, perdo il controllo della situazione. J e Mauro sono o a letto o bevuti. Una sera si invaghiscono di due tedesche oscene, io faccio vacanza solitaria, bagno di mezzanotte e tirate in spiaggia dalle 8 alle 20. Perdo 6 kg in una settimana, ma mi diverto un mondo. In appartamento il pattume cresce. J ha lasciato la borsa dove l’aveva appoggiata il primo giorno. Dopo tre giorni la porta non si apre bene, è ostacolata da una pila di lattine vuote. Mauro insiste per comprare un pollo crudo. Nella foto si vede la borsa di jonny e anche la pentola col pollo, che nel frattempo è marcito. Mauro lo mangia lo stesso, nonostante I vermi, “tanto col caldo del fornello muoiono”.
Siamo allo sbando, ma riesco a trascinare J in spiaggia, verso il giovedì. Prima c’era stato solo di notte. Giochiamo a scala quaranta a soldi, puntando gli spicci che abbiamo in tasca. Come a biliardo, J dimostra un fondoschiena vomitevole, tanto che era normale che chiudesse in mano con quattro matte. La colonna sonora della vacanza è una cassetta de “I grandi concerti del rock”, alternata a “the dark side of the moon”. Il venerdì il bresciano con la figlioletta se ne va. È un tamarro, ma gentile. J lo saluta così: “so che è tardi per chiederlo, ma la musica alta vi ha dato fastidio?”. il bresciano, gentilissimo, risponde: “musica? Non l’abbiamo neanche sentita, tranquilli.”; poi, col braccio fuori dal finestrino ci fa: “comunque I pink floyd sono I migliori”.
L’ingresso del condominio era dal parcheggio sul retro, la mia panda verde era proprio a ridosso dell asiepe che divideva lo spiazzo condominiale dal marciapiede. Una sera, mentre aspetto I due raffinato compagni, incrocio due vecchietti, e, educatamente, apro loro il cancello pedonale. I due mi ringraziano e attaccano bottone: “siamo proprietari dell’appartamento, si, ma non è più come una volta. Troppo casino, troppa inciviltà. Poi, questi tedeschi, che bevono e sporcano. Senta qui, la siepe del condominio, senta che puzza di urina”. Li saluto, mi giro per vedere dove fossero J e Mauro e li vedo che pisciano uno contro la siepe e l’altro contro la mia macchina…
Giovedì viene anche a trovarci Eva, la sorella di Jonny, accompagnata dal marito Fabio. Fabio ci fa I complimenti per l’ordine, Eva, ancora prima di entrare, chi chiede dove sia il cane morto che puzza tanto.
Venerdì passiamo l’ultima sera in spiaggia. Facciamo bere Mauro più del dovuto. Dobbiamo fare dei conti ed è bene che non protesti… alla fine parliamo io e lui del suo rapporto con la morosa. Muovo alcune critiche riguardo I suoi comportamenti, ma la serata non è giusta e, lui che è abituato a menare le mani per niente, si mette a piangere. Inaudito!
Sabato I due Tapini protestano per tornare a casa in mattinata e rinunciare a mezza giornata di mare. Controvoglia li riaccompagno e approfitto del pomeriggio libero per tacchinare una biondina che ho conosciuto la sera prima di partire per il mare. Era la prima volta che uscivo con Manuela, la mia compagna…

il mare del duemila
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08:24
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Vacanze romane
Nel periodo pasquale del 2005 ho avuto l’occasione (o l’incoscienza) di visitare la capitale, la città eterna, la puttanona, insomma, sono stato a roma.
Diciamo che ho colto l’occasione di sfruttare delle conoscenze romane, che si sono adoperate per rendermi più agevole la gita.
Detta così la cosa risulta piuttosto squallida e, se il mio interesse per quelle persone si fosse limitato alla prenotazione dell’albergo, sarebbe anche vergognoso, oltre che squallido.
Invece ho avuto la fortuna di godere della compagnia “fisica”, dopo mesi di forum, di Roswell e Motociclante. Davide (motociclante) si è sobbarcato la rogna di trovarmi un albergo alla mia portata (non dico come è riuscito ad ottenere una camere in un albergo di lusso per uno straccione come me, altrimenti avrebbe la casella mail intasata di richieste), di trovarmi due posti per farmi mangiare il sabato, di stendere un itinerario per farmi godere della meraviglia di roma, di scarrozzarmi avanti e indietro in panda. Se poi, si precisa che a pranzo ha cucinato la moglie, l’albergo l’ha prenotato lei, la guida turistica l’ha fatta lei, evinciamo che Motociclante sarebbe un ottimo politico.
Scherzi a parte, I Davide e Maura sono stati splendidi, per disponibilità e simpatia (ricordiamo che era la prima volta che ci vedevamo). La sera del sabato, dopo un estenuante ma memorabile tour in compagnia di Massimiliano (roswell) e Renata, cena tipica in un ristorante nei pressi, mi pare, di campo de fiori, con degustazione del rinomato carciofo fritto. “ao’, dottoò, li mi carciofi sò rinomati! Nun ne trova de mejo in tutta roma!!!” La cosa più particolare me l’ha fatta notare manuela: quando ci si trovava con alex, sergio e boris I discorsi vertevano per un 70% sul modellismo, per un 20% di moto e auto, per il resto si parlava di vita varia.
Con I romani di modellismo se ne è parlato poco, un po’ perchè presi dal tour turistico che Maura aveva studiato per noi, sia perchè ci si è trovati quasi da subito a discutere di qualsiasi altra cosa non fosse il modellismo.

Nella foto, davanti a quello che molti insegnanti di storia dell’arte definiscono un pessimo modo di sprecare il marmo, siamo raffigurati io (in mezzo), Motociclante (a sinistra) e Roswell (a destra, ovviamente). Qualcuno sarà tentato a pensare che tre mali arnesi siano repellenti al sesso femminile. Tutta invidia, noi siamo fichissimi!
La domenica di pasqua con I suoi impegni non ci ha dato modo di passare altro tempo insieme, ma chi se la scorda una cosa del genere? Roma è tutta enorme, quando torni al tuo paese ti sembra che il mondo si sia ristretto. Tutto immenso: san pietro, il pantheon, l’altare della patria, il colosseo. E un’altra osservazione: la via più zozza e insignificante, trasportata in qualsiasi altra città del mondo, sarebbe valutata come capolavoro.
Arrivederci roma, forse, finito di pagare il mutuo, tra 25 anni, una visitina tornerò a farla.
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08:23
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09.03.06
professori, stronzi e capitani
la vita è fatta di insegnanti. qualcuno lo è anche di professione.
ne ho trovati tanti, in 16 anni di carriera scolastica. molti professori, di quelli col registro, che lo fanno di lavoro e non badano a cosa fanno; molti stronzi, di quelli incazzati con te perchè tu uscirai, mentre loro resteranno a scuola per sempre, perennemente bocciati; pochi, purtroppo, capitani, di quelli a cui riconosci di aver fatto qualcosa di buono per te. quelli che ti ricordi.
Comincio da loro la mia carrellata, iniziando dal corpo docenti dell'Istituto d'Arte di Vittorio Veneto, quando ancora non era denominato "Bruno Munari"
Maurizio Armellin è stato per quattro anni il mio insegnante di progettazione, ha formato il mio carattere e ha fatto di me, oltre che un ottimo grafico, una persona diversa. Ho mantenuto i contatti e lo considero il mio mentore. É logico che io mi ricordi di lui, ero all'Istituto d'Arte per diventare grafico, e lui mi ha insegnato il mestiere. era bravo, magari stronzo, ma lo faceva a fin di bene.
Ci ha voluto bene, si è sempre proccupato di salvare chi lo meritasse e di farci vivere le gite come esperienze formative a tutto tondo, anche sotto l'aspetto umano.
Lui non me lo dirà mai, ma sono certo che l’ho reso orgoglioso di avermi come allievo.
Antonella Ulliana è stata nostra insegnante di storia dell'arte nel biennio conclusivo. era (lo è ancora...) una bella donna, bionda e atletica, sembre ben vestita. Non erano queste però le doti per le quali era apprezzata. Era infatti, soprattutto, spiritosa, competente, e sapeva farsi voler bene, senza però farsi mettere i piedi in testa. Anche lei, come Maurizio, dimostrava di volerci bene, di amare il suo mestiere. mi reputo fortunato ad averla conosciuta.

maurizio armellin e antonella ulliana a praga, nella primavera del 1998. senza di loro quella gita non sarebbe stata tanto bella
Tra gli insegnanti "formatori" un posto di rispetto lo merita anche valentino de nardo. Era un ometto piccolino, senza capelli, con gli occhi vivaci e la battuta pronta. insegnava arti della stampa, disciplina nella quale è un maestro riconosciuto. Era una grande passione la sua, e cercava di trasmetterla a delle teste di cazzo come noi, con entusiasmo e trasporto. avevamo un bel rapporto, noi studenti, con lui, ma sapevamo che non era un pirla, e che se serviva sapeva diventare molto severo. A volte penso a quanto avrebbe potuto darmi la scuola, e quanto io non abbia saputo assimilare. La sua meravigliosa materia è un esempio lampante. quanto dare per poter recuperare...
Omar gallotti, quando è diventato mio insegnate di tipografia (materia poi evolutasi in computergrafica) aveva circa 26 anni, meno perciò di quanti ne abbia io ora. Il timido gallotti sapeva il fatto suo, ha vissuto una scomoda età di confine, quella che ha segnato il passaggio dalla grafica a mano a quella a computer. era bravo, silenzioso e disponibile. molto tranquillo, "buono", per usare un termine spesso sprecato. la tranquillità non gli ha impedito di cacciarmi 8 in condotta. e me lo meritavo. continua...

se qualche persona citata in questo testo volesse mettersi in contatto con me, lasci un commento o scriva alla mail kennyweb13@supereva.it .
lascerei il mio cellulare, ma, sapete...
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13:28
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i miei compagni di classe
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13:12
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iniziamo bene
mamma mia che giornataccia... sono le 8,45 e ho già capito che sorriderò poco
se il buon giorno si vede dal mattino, oggi sarebbe stato meglio starsene a letto.
già che mi svegli con la sensazione di aver dormito 8 minuti non è un buon segnale. poi, un dolore diffuso a una gamba... e i capelli incorreggibili, che mi conferiscono un aspetto simile a uno scopino da cesso.
per strada trovo il disastro, tanto che credo ci sia un raduno di guidatori imbranati in zona, nella stessa direzione in cui vado io.
non mancano i lavori in corso in un senso unico, collo di bottiglia, con tanto di pensionato con le mani dietro la schiena che guarda gli scavi.
in tutto questo, figa zero, nessuna passante che possa rendermi la giornata migliore.
a completare l'opera, i caramba a sirene spiegate che sfrecciano verso un cappuccino caldo.
arrivo, suona il telefono in anticipo sull'orario di apertura.
se stasera mi gira, e se mi regge il fisico, vedo a vedermi la mostra di casa dei carraresi, sull'arte cinese.
e spengo il telefono, che ultimamente devo aver attivato il servizio "24 ore rotture di coglioni".
il peggio è che devo ancora iniziare a lavorare e mi sento come se mi avessero preso a bastonate le orbite oculari
Posted by kenny at
08:14
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06.03.06
la mia maturità/2
tempo fa, come qualcuno ricorderà, avevo scritto un pezzo sui miei compagni di classe nell'anno della maturità. qualche insegnate mi aveva telefonato per ringraziarmi delle belle parole spese, qualche compagno si era messo in contatto per salutarmi. Una persona ha fraiteso e si è offesa. Siccome la mia intenzione era testimoniare la stima che in quel periodo non ero stato capace di rendere pubblica, mi sono molto addolorato per l'accaduto, ho mandato una mail di scuse (rimasta senza risposta) e ho cancellato l'intervento. Mi dispiace soprattutto aver ferito in buona fede una persona della quale penso tutto il bene possibile.
Perchè questo prologo? Ieri sono andato al cinema e ho visto "notte prima degli esami", un filmetto leggero, divertente, ma non sguaiato. insomma, un piacevole compagno per un pomeriggio merdoso.
Il film mi ha risvegliato parecchie sensazioni... la maturità... che periodo.
io ho fatto la maturità nell'anno scolastico 97/98, l'ultimo con le due materie orali, l'ultimo con la commissione esterna, l'ultimo con i 60esimi, l'ultimo del "cosa esce?", "cosa porto", "cosa faccio se mi cambiano la materia?"...
il periodo tra la fine della scuola e l'inizio degli esami è caratterizzato dalla sensazione "ne carne ne pesce", non sei libero, hai l'ultimo traguardo da tagliare, ma sai che ormai il ponte l'hai passato (chi ha corso la maratona di venezia potrà capire lasottile metafora). in quall'anno facevamo la maturità in tre, della compagnia: io, victor e stefano. stefano ripeteva la quinta, aveva interrotto un legame pluriennale e aveva i capelli arancioni. victor sapeva che con la maturità si chiudeva il capitolo "studente" e si apriva "lavoratore". io non sapevo bene cosa avrei fatto. universtà sicuramente, dove e come ancora poco certo.
l'uscita delle materie tra cui scegliere l'ho vissuta come un mezzo trionfo, italiano-chimica-storia dell'arte-geometria descrittiva. ero a cavallo. fuori subito chimica, storia dell'arte scartata in quanto conoscevo la professoressa che ci avrebbe esaminato... restava italiano (un 8 pieno) e geometria descrittiva (10 senza appelli). Geometria descrittiva è una materia bislacca, spiega i fondamenti del disegno geometrico, della prospettiva e di altre cose che ci vorrebbe un portale a stare a spiegarla. il nostro insegnate era il prof. cocomazzi. non andavo poi molto d'accordo con lui, dal punto di vista personale, aveva un carattere che non apprezzavo. ma lo ritengo uno dei migliori "formatori" che abbia conosciuto. va da se che, avendo il miglior insegnate possibile in una materia rara, il botto era assicurato.
la mattina dell'esame eravamo in una stanzetta della sede centrale, che attendavamo di entrare. nei giorni precedenti in molti mi avevano chiesto di presenziare al mio esame, ma alla fine solo stefano è venuto. nella stanzetta, dicevo, stavamo ripassando i nostri cavalli di battaglia per aprire l'esame. c'ero io, stefano (che avrebb sostenuto l'orale una settimana dopo, essendo in un'altra classe) alessando callegari, monica, forse erica... l'immagine più nitida è ale con le mie cuffie giganti in testa, staccate dal walkman per isolarsi dal mondo, che ogni tanto diceva "non ricordo un cazzo"... che meraviglia...
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13:21
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giocare a biliardo
la mia vita è costellata di amori non corrisposti.
tralasciando le buche prese da ragazze delle quali mi sono innamorato, le delusioni più cocenti sono arrivate da attività ludiche dove è richiesta un po' di tattica, di ordine e di strategia. in un vecchio scritto, accennavo agli scacchi, disciplina meravigliosa, affascinante, ma per la quale sono negato in maniera catastrofica.
l'altra meravigliosa passione che mi fa inanellare figure da pollo è il biliardo.
non sono un fanatico, ma l'atmosfera del gioco è insuperabile. il panno verde che tocca le dita, la luce sulla testa che isola il resto della sala. le biglie che si toccano con un suono secco. la birra appoggiata al tavolo.
il mio compagno di gioco è da sempre jonny, campione del mondo di palle sparate fuori dal tavolo. ha mano, molta più di me, frutto delle mattine passate alla sala unione di vittorio veneto al posto che a scuola.
poi, il troione ha pure un sacco di culo, che lo salva nei passaggi più azzardati.
solitamente la serata si svolge così: la prima partita me la lascia vincere, è chiaro, lamentandosi del fatto che io sia ogni volta più bravo.
la seconda la trascina fino all'ultima buca. allora, in parità, sfodera un blocco cieco che infila la palla dritta come una fucilata.
nella seconda partita, quando vuole divertirsi, mi lascia andare avanti, finchè ho un vantaggio considerevole. poi, con il fare più normale di questa terra, il fenomeno da baraccone inizia a far saltare palline una sopra l'altra, a imprimere effetti strani. insomma, mi fa il culo.
nella terza partita, se è stanco, chiude senza farmi imbucare nulla.
insomma, il gatto e il topo. alla fine riponiamo le stecche, mi prende sotto braccio e mi fa: bravo, bellissima la prima partita.
ma si può... niente, è troppo forte... e io troppo scarso. veramente scarso.
Posted by kenny at
13:10
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la mia maturità/2bis
cosa mi fà ricordare con tanta serenità un momento che per molti è drammatico?
forse il fatto che, per i 10 giorni che hanno separato gli scritti dagli orali io abbia studiato la letteratura che mi interessava per un'ora ogni mattina, una mattina si e una no.
per il resto ricordo belle partite di pallone con jonny
ma il tutto era bello, più bello oggi che ieri.
chi potrebbe dire il contrario? eravamo alla fine di un rapporto di odio/amore con la scuola, eravamo alla fine di una convivenza forzata tra compagni.
chissà chi ha mantenuto i rapporti dopo quel luglio 1998?
chissà se sarà possibile fare una reunion come quella di verdone in "compagni di scuola"?
e poi, eravamo veramente maturi come quel esame voleva sancire?
forse il fatto che io mi ponga certe domande inutili costituisce già una risposta.
resta il fatto che quei finti problemi, rivisti oggi, fossero veramente teneri.
per i miei compagni che dovessero finire per sbaglio su questo blog, svelo i segreti del mio buon voto:
1 io ho studiato italiano su appunti che la professoressa grasso mi ha prestato
2 durante la prova di progettazione (che durava 5 giorni), dopo aver raccolto degli apprezzamenti per il lavoro che stavo facendo, Maurizio armellin, il mio insegnate di progettazione, di sorveglianza all'ultima ora dell'ultimo giorno, mi ha detto: "che idea del cazzo hai avuto, speri di prenderla la sufficienza?"
3 durante l'orale di geometria descrittiva ho insegnato alla prof esaminatrice delle cose che non sapeva.
4 ho strappato un buon voto nell'orale di italiano parlando di un autore che non conoscevo, improvvisando
5 il giorno prima dell'orale sono passato a scuola e ho incrociato valeska. è stata l'ultima volta che l'ho vista, e mi dispiace molto. in cuor mio mi sono impegnato al massimo convinto che venisse a vedere l'orale, come mi aveva chiesto.
Posted by kenny at
12:57
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