douz

Qualche mese fa sono stato in Tunisia, a godermi il mio sacrosanto turismo di massa.
Tra tutte le cose che mi sono passate davanti agli occhi e nel naso, penso di ricordare con maggiore malinconia la sosta a Douz. Douz è la porta del deserto, dove carovane di turisti vanno a fare la dromedariata tra le dune, poche centinaia di metri vestiti come beduini. Non è del deserto però che mi ricordo, ma dell'albergo che ci ha ospitati per una notte, per poche ore di pausa.
L'hotel touareg è molto più caldo e accogliente del megacomplesso dove ho passato il resto dei giorni, solo tre piani ed è fatto ad anello.
Venivamo da una sgroppata in corriera di ottocento kilometri e avevamo solo due ore prima di andare nel deserto (oddio, il paese Douz era praticamente nel deserto). Le camere erano piccole, con i mobili in muratura e una moquette che invogliava a stare scalzi. Eravamo al piano terra, e dalla piccola veranda a disposizione vedavamo solo palmodatteri e deserto.
L'albergo è frequentato solo da turisti che si soffermano al massimo per due notti, ma non sembra una locanda di passaggio. La nostra ora di libertà è stata trascorsa in piscina, sotto il sole c'era una temperatura di oltre cinquanta gradi, ma il caldo secco non infastidiva, anzi. Io facevo la spola tra la piscina e il lettino, posto sotto a una palma dalla quale pendevano grossi grappoli di datteri maturi, il sole era fortissimo, e Manuela, la mia compagna, era color bronzo lucido; le spalmavo spesso la crema per proteggerla, e la sua pelle scottava.
Ancora un'ora prima della dromedariata.
Al ritorno una doccia veloce, poi a cena, al tavolo con altri due abitanti passeggeri. All'uscita dal ristorante climatizzato, una folata di scirocco ti investe, caldo e secco. Sono le 22.30, ma la temperatura si aggira intorno ai quaranta gradi. Il cielo è sereno, le luci soffuse, e il caldo ti avvolge gentilmente. Torniamo in camera, l'asciugamano che ho usato per la doccia è stato steso al buio solo per un'ora, ma è perfettamente asciutto e fragrante. Io e Manuela ci infiliamo sotto le lenzuola, la giornata è stata dura. Ci scambiamo solo pochi minuti di coccole, poi ci addormentiamo. L'indomani la partenza è prevista per le 5 del mattino. Dormo subito, al mattino partiamo veloci. Addio Douz, in una settimana ho visto paesaggi e villaggi stupendi, ma l'hotel nel deserto lo ricorderò sempre con velata malinconia.
Posted by kenny at
13:57
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