la mia milano
Ricordo ancora la prima volta ve andai a milano, mi recavo a vedere una mostra di andy warhol con la scuola... sapevo che avrei visto una citta' pazzesca, lontanissima da quelle che ero solito a vedere, gigante, una regione, se paragonata alla mia citta`.
Gia` prima di arrivare in stazione centrale, la ferrovia rasenta filari di palazzi infiniti, mosaici di appartamenti uguali e degradanti, per chi proviene dalla provincia, se non dalla campagna. Sono anche piu` grandi di quelli che si vedono arrivando a Mestre, pensavo. La stazione, con la copertura multipla, ridicolizza S.Lucia di Venezia, e usciti, la citta` canibalizza lo studentello in visita...
Con il tempo sono piu` volte tornato a Milano, a volte con la scuola, a volte da solo.
Ricordo bene la volta che sono venuto con Valeska a visitare le scuole, lo IED, lo IULM, il Politecnico... quest'ultimo mi ha affascinato, gia` il nome, tempio del sapere pratico... La volta che ricordo con maggiore coinvolgimento e` stata quando sono venuto a scattare delle foto nello studio di un insegnante. Ricordo l'indirizzo, via Mortara, dalle parti di piazza Porta Genova. Foto, poi aperitivo li vicino e poi tuffo nella notte dei navigli. La notte, o quello che ne rimaneva, l`ho passata cercando ti riportare a casa un mio amico che mi aveva offerto ospitalita`, ma ubriaco pesto non era in grado di ricordarsi dove stava.
Dell'esperienza mi sono rimaste le parole dell'insegnante, che definì a la sua via come il suo mondo, la sua dimensione, sebbene la sua professione di fotografo di moda lo portasse a girare il mondo. Alla sua via ha dedicato anche un lavoro fotografico, e probabilmente anche un libro, veramente bello.
Da quel giorno la milanesita` mi ha affascinato ancora maggiormente. Milano non e` austera come Torino, non e` neppure chiassosa come Napoli, o esibizionista come Roma.
Milano e` una maniera di essere, altro che coer in man, Milano devi capirla per amarla. Inizialmente l`ho odiata, il casino, le vie apparentemente tutte uguali, la gente che non si ferma se le chiedi un'informzione, quell'aria malata che rendeva preziosa quella campagnola che ho a disposizione ogni giorno. Poi ho capito, Milano ha iniziato ad ammaliarmi, con i suoi riti, la sua velocita`. "Se vuoi essere un grafico di successo devi passare per Milano" mi diceva il mio insegnante. Mi capita spesso di pensare a Buddha, moderatore del forum, mi chiedo come vive la sua citta`, se la cambierebbe con qualsiasi altra, se anche lui prova un gran fascino per questo mostro o se vorrebbe fuggirne. Penso a Buddha ma potrei pensare a qualunque altro ragazzo milanese. E mi chiedo se prende la metropolitana (grande differenza tra una citta` e una metropoli), se conosce i suoi vicini di appartamento (sempre che viva in appartamento, parlo di cose che non conosco), se gli pesa essere distante dal mare, se tornando dal lavoro si ferma con i colleghi a bere un qualcosa sbocconcellando pasta fredda... Molte tendenze che dalle mie parti stanno prendendo piede in questi anni le ho viste consuete a Milano oltre dieci anni fa, e quando una signorina in ciabatte mi da del campagnolo perche` trovo ridicolo lo spriz in abito da sera a Conegliano rido, perche` la provinciale e campagnola e` lei.
Chissa` questa Milano, apparentemente insignificante dal punto di vista della qualita` della vita, chissa` cosa ci fa, a noi che la visitiamo, la odiamo ma sotto sotto vorremmo provare a viverla.
Posted by kenny at
13:33
|
Comments (0)
alieni
"A che servono le piattafolme che si vedono laggiu`?" chiesi.
"Quali piattaforme?" fu la risposta del bagnino.
"Quella che si vedono a qualche chilometro dalla riva. A cosa servono?"
"Non c'e` nessuna piattaforma, probabilmente si sbaglia."
Eppure io le vedevo, com'era possibile che un bagnino non le vedesse.
La ragazza bionda con le treccine che aveva assistito alla scena mi avvicino` e mi sussurro` all'orecchio: "Io le vedo, stia tranquillo, non sono una di loro".
Gia`, loro non le vedevano, anche se le avevano costruite. Loro erano gli alieni, arrivati silenziosamente decine di anni prima, presentati alla popolazione terrestre come osservatori da capi di stato illuminati. Avrebbero dovuto studiare la nostra civilta` per poi tornare da dove erano venuti, entita` apparentemente gassose con la capacita` di assumere la padronanza di tutti gli idiomi esistenti nell'universo... Poi gli venne dato piu` spazio, la possibilita` di collaborare alla vita terrestre, fino a raggiungere l'integrazione, sociale, con architetture dedicate ed autocostruite. Avevano imparato non solo a replicare i nostri linguaggi, ma anche noi stessi, copie fedeli di esseri umani, con qualche limite, ma indistinguibili da un uomo vero.
Ormai l'essere umano era una minoranza sul pianeta, visto che gli alieni avevano infiltrati ufficiosi nei governi degli stati, nelle organizzazioni religiose, anche negli animali e nelle piante, ed avevano una efficiente polizia spionistica atta a reprimere ogni gesto di intolleranza. A questo bisogna aggiungere la paura per il diverso che serpeggiava tra gli uomini. A vederlo il Mondo era identico a quello di cinquant'anni prima, stesse attivita`, stessa popolazione, ma bastava un po' di senso critico per accorgersi che qualcosa di agghiacciante dominava il pianeta.
La ragazza mi guardava in cerca di un segno di approvazione, o solo di conforto, mentre il bagnino rimaneva impassibile a scrutare l'orizzonte.
Io mi ricordo, non era cosi` una decina di anni fa, almeno il mondo non sembrava cosi` finto.
Decisi di invitare la ragazza a bere qualcosa al bar della spiaggia... da come mi guardva doveva sapere qualcosa che poteva interessarmi.
Posted by kenny at
13:32
|
Comments (0)