14.07.04

il giorno perfetto

e se ci rendessimo conto che abbiamo sbagliato? poso sul tavolo la tazzina dalla quale o appena bevuto un caffè che sembrava sabbia bruciata, pago ed esco. una giornata secca e polverosa, con un sole acido che affatica gli occhi. ma non importa, questo è il mio giorno perfetto. salgo in auto, una macchina che sa di vecchio, ma comunque migliore di quelle precedenti, metto in moto e mi lancio verso il culmine del mio giorno perfetto, neanche a farlo apposta una stazione radio trasmette di lou reed. niente clima, finestrino aperto e braccio che si scotta sulla portiera bollente, al semaforo mi soffermo a notare il mondo. Una signora negra sta portando la spazzatura nel suo vestito giallo e rosso, incrociando un cinese in ciabatte e canottiera. poco avanti due vecchi litigano per una precedenza non data. contrapposto al mio giorno perfetto il mondo soffre alla grande. la strada continua con il suo carico di caldo e intoppi, ma mi sento invincibile, a breve mi incontrerò con la donna che renderà perfetto un giorno normale. ho ancora la lingua secca dalla serata di ieri sera, la barba di quattro giorni e la camicia che puzza di fumo, ma da domani non ci saranno più sigarette fumate a metà e vino scadente, basta appartamenti con contratti semestrali e auto noleggio. arrivo al luogo, parcheggio e mi guardo intorno, poi la vedo, nonostante il caldo indossa uno spolverino nero su una maglia e una minigonna, nere anch'esse, con i lunghi capelli biondi a scendere sulle spalle. tasto il pacchetto nella tasca dei miei pantaloni, tra poco il giorno perfetto si concretizzerà. "ciao, è molto che aspetti? ho qualcosa per te" - "immaginavo" - "non è che anche tu hai qualcosa per me?". poi sento tre colpi sordi, come delle palle da tennis bagnate su un muro. il primo mi passa tra le costole, il secondo mi entra nell'articolazione del braccio, sbriciolando l'osso, laciandomi l'avanbraccio a penzoloni. l'ultimo mi entra nel collo, appena sotto il pomo. sono immobile, in pochi secondi i fantasmi si concretizzano, lei mi dice "scusa, ma era troppo importante, non potevo fare altro". con un fiotto si sangue che mi esce dalla bocca sento che qualcuno mi spinge qualcosa con forza contro la nuca, in nemmeno tre secondi il mio giorno perfetto si è volatilizzato. "grazie" fa la voce dietro di me, poi solo il click del grilletto. vedo nero, i piombi mi squagliano il cervello. non sento nemmeno l'impatto del mio corpo ormai svuotato con i lastroni del marciapiede.
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13.07.04

BAUSTELLE

ho scoperto un sito interessante, quello dei Baustelle... in attesa di entrare in possesso del disco "la moda del lento" vi consiglio di andare a guardarvelo http://www.baustelle.it
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09.07.04

i due volontari (5)

I DUE VOLONTARI Nella vita di ogni uomo arriva il momento di partire. Questa frase tormentò me e K. Fin da quando riuscimmo ad ottenere la patente. Ci faceva sentire mediocri e pantofolai, ancorati alle nostre abitudini, molluschi che non erano in grado di darsi una scossa. Kerouac aveva costruito il suo mito su un romanzo noiosissimo che parlava di un tale in viaggio per le strade d'America, senza un soldo e senza meta. Easy Rider, con quei due centauri belli, liberi e dannati. Marrakesh Express, con Abatantuono e Gigio Alberti che vanno in Marocco in macchina. Come potevamo essere da meno? La nostra situazione, all'altezza circa dei primi ventisei anni, ci faceva apparire come dei vitelloni inconcludenti, buoni a nulla che solo per una botta di culo tiravano avanti. Il che, effettivamente, era vero. All'epoca K. Stava insieme a una ragazza più giovane di lui di qualche anno, figlia della dottoressa Aliberti e dell'avvocato Manfredini de Conto, insomma, una che nella vita non avrebbe fatto molta fatica trovare i soldi per vivere. Tanto lei era ricca senza aver mai mosso un dito, tanto K. era esaurito dal suo lavoro di montatore di caldaie presso la ditta di Girolamo Panerazzo. Veleggiava placido verso i 140 chili, che addosso ad un uomo di neppure un metro e ottanta di altezza, vi posso garantire, non stavano per niente bene. La sua settinmana tipo si snodava così: Da lunedì a sabato lavaorava dalle 6 del mattino fino alle 8.45 di sera, attraversando la provincia in lungo e in largo sull'ape 150 in compagnia di girolamo e di thomas, il figlio di quest,ultimo. Staccato il lavoro faceva una capatina al Johan Sebastian Bar, una lercia osteria di fronte a casa sua,per bere un bicchierino di nocino casalingo, l'unica bevanda che gli faceva recuperare la voglia di vivere dopo quindici ore in compagnia dei due Panerazzo e del sudore stagionato che producevano. Ina seguito doccia veloce, una pizza surgelata sul divano a guardare lo Sport Sera e poi via dall afidanzata, la quale non voleva neppure farlo entrare per paura del giudizio dell'avvocato Manfredini de Conto; suo padre. Dopo estenuanti passeggiata con lo scopo di consumare le vetrine a forza di guardarle, K. riaccompagnava a casa la petulante compagna e si precipitava da Gildo con la speranza di trovarci ancora la. Io avevo appena preso a vivere da solo in un minuscolo appartamento sopra quello di Michele Caastelli, composto da un soggiorno/angolo cottura/sala da pranzo/guardaroba/camera/ripostiglio e da un bagno, il tutto in 21 metri quadri, arredato da un letto, un televisore e da un fornelletto per sopravvivere. A ripensare al mio primo appartamento mi rendo conto di come in vita mia non abbia mai fatto un affare peggiore. Non ero andato via di casa per qualche motivo spacifico; c'è chi lo fa perché non va d'accordo con i genitori, chi invece si trasferisce per lavoro, o per convivere con la propria compagna. Ho sentito anche di gente che cercava la libertà che non gli era concessa in famiglia, e pensava di averla trovata vivendo in monolocali con altri sei compagni. Personalmente non appartengo a nessuna categoria, semplicemente è successo. Un giorno sono tornato a casa e ho detto a mia madre:< Ho trovato un appartamentino in vendita che è una favola. Domani mi trasferisco> E lei:< Va bene, ma non fare tardi, che domani sera il papà deve andare via presto> La sera succesiva mi suona il telefono mentre consumo la mia prima cena nella mia nuova casa. Er mio padre infuriato perché non ero arrivato per cena, e per aspettarmi ha perso l'inizio della gara di briscola a squadre. Ecco, semplicemente è successo! il lavoro alla Capra Pubblicità andava a gonfie vele, in quanto un tale, scambiando la mia agenzia per la più famosa e quotata Capri Communications, mi aveva affidato un lavoro che non richiedeva nessun impegno, pagandomelo una cifra che avrei guadagnato in undici anni di lavoro ai miei ritmi. Tanto ero contento che praticamente non andavo a lavorare da mesi, e non ci sarei andato per circa altri due anni. Durante questo tempo continuai a pagare regolare stipendio a Tania, la mia impiegata, che per tutto il tempo (tre anni abbondanti) che lavorò per me, venne pagata per aver fatto solamente una fattura. Era ovvio che la gente pensasse che ero un fallito, non lavoravo mai, e nessuno sapeva che ero miliardario per sbaglio. Quando Aurora Manfredini de Conto, in un raro attimo di lucidità, lasciò K. in quanto “non é abbastanza chic per frequentarmi, e andare a party trendy e troppo importante per la mia età, ma lui è off e io perdo le occasioni giuste…” capii che il momento di partire era arrivato. K., in piena crisi da abbandono, viveva ormai alla pizzeria Braccobaldo, tanto che Gildo l'unto si preoccupava se non lo vedeva almeno tre volte al giorno. liberi da vincoli sentimentali, eravamo ora pronti a ambiare veramente. la mia ben nota situazione economica mi liberava da molti ostacoli, mentre K. aveva messo un bel gruzzolo da parte, e scosso dalla separazione era pronto a tutto per esaurirsi ancora di piu`. decidemmo di comune accordo di intraprendere un'avventura estrema che ci portasse lontano dalla nostra vita comune, che ci mettesse a contatot con gente diversa da noi... dopo aver scartato viaggi in oriente e lavori sulle piattaforme petrolifere, una pubblicita` mi diede l'imput che cercavo. "K., ho la risposta!" "Che risposta? Se dio esiste? come mai le donne sono troie? favorevole o contrario?" "Ma no, so cosa andare a fare per cambiare vita" "I pornodivi? io sono portato: il fascino del bizzaro!" "Tu sei piu` il fascino del Buzzurro. Mi e` venuto in mente il lavoro migliore per noi due. All'ospedale di Manzaro cercano degli infermieri generici, di quelli che danno lo sciroppo e puliscono i culi. Mi sembra il lavoro adatto a noi: vicino a casa, abbastanza estremo e soprattutto con tante belle infermierine che faranno a gara per aiutarci. Che te ne pare?" "Che se la coglionaggine fosse musica tu saresti una sinfonia" "Vuol dire che non ci stai?" "esatto, io i culi non li pulisco, al massimo ci metto dentro lo sciroppo!" Due settimane dopo prendemmo servizio all'ospedale "De Turricoli" di Manzaro
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valeria

certe giornate ti fanno capire la gravità del mondo Valeria parla, dal pavimento, e dice che non succedera` piu`, che puo` picchiarla quanto vuole, tanto lei non l'amera` mai. Valeria pensa, pensa che invece non cambiera` mai, che continuera` a vivergli accanto senza mai alzare la voce. intanto sogna, mentre si tasta il sopracciglio gonfio e il labbro rotto, sogna di poter andare al mercato con delle ciabattine e una gonna corta, di sorridere alla gente e di scegliere una canottierina nera, da portare senza il reggiseno. valeria soffre, per quella sua vita che doveva andare in un altro modo, ma che non aveva ne la forza ne la voglia di cambiare. intanto il sangue si e` fermato, e i pugni non le fanno piu` male, se qualcosa e` fuori posto lo sistemera`. Valeria guarda, fuori dalla sua depressione, guarda il marzo che passa, come e` passato quello dell`anno prima, e sa che anche il prossimo passera` senza svolte. Valeria vorrebbe piangere, ma la sua forza di volonta` serve solo a fermare le lacrime, si crede forte se non piange, ma sa che e` nelle sue mani. Valeria ama, ama il corpo e l'uomo che sta dietro a quei pugni, che senza si sentirebbe vuota, che per quanto gli altri possano offrirle amore, rispetto e stabilita`, e` quel baratro sempre sfiorato che lei desidera. Valeria tace, e` rimasta sola in casa, e gia` vuole rivederlo, andra` in futuro al mercato, ora aspetta che l'occhio si sgonfi, che i lividi ai polsi passino, che si regga sulle sue gambe. Valeria ha un universo pietoso nei suoi confronti, che la ama nonostante lei si ribelli alla logica, che le fa vedere anche cose belle, nonostante lei cerchi solo il peggio. Valeria vede, vede la sua bellezza diventare sempre piu` simile a un vestito vecchio e liso, dalla fattura splendida ma dal tessuto ormai consunto e polveroso. il mondo la osserva, vorrebbe amarla, ma lei ha scelto, se la sua vita deve essere di sofferenza, allora soffrira` per cio` che vuole lei
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06.07.04

Raven (da omf 2097)

per anni una chiacchiera di corridoio raccontava che chi entrava nell'ufficio all'ultimo piano della piramide, occupato da Major H. Kreissack, era o un complice o una vittima. Per anni ho ricoperto il ruolo di principale complice di Kreissack, forte del mio compito di sua guardia del corpo e braccio destro; anni durante i quali ogni mia azione veniva organizzata dal presidente della W.A.R., e da lui nascosta in caso di comportamenti al di fuori della legalita`. Stavolta pero` ero chiaramente nella posizione di vittima, era pronta per me una punizione esemplare per aver tradito la W.A.R., per la mia fuga lunga due anni dalle mani dempre piu` tentacolari della potentissima organizzazione. Abbandonare un ruolo per il quale ci si e` macchiati di delitti e reati di ogni tipo non e` mai indolore, ma fuggire senza spiegazioni, portandosi dietro segreti e verita` imbarazzanti anche per l'uomo piu` potente del mondo equivaleva a firmare la propria condanna a morte. Occupavo, prima di scappare in Germania, un posto di prestigio mondiale, per il quale ero invidiato ma soprattutto temuto. Ero infatti l'amministratore esecutivo della TRUSTW.A.R., la societa` che si occupava di assorbire stabilimenti e organizzazioni commerciali allo scopo di convertirle per inserirle nella catena produttiva della W.A.R.. Inoltre ero, come gia` accennato prima, la guardia del corpo del presidente della W.A.R., Major H. Kreissack, e ne eseguivo gli ordini meno confessabili. Ho ricavatocdalla mia attivita` di sicario, oltre al rispetto della gente, una fortuna enorme, una ricchezza che mi consentiva di comprare cio` che volevo senza preoccuparmi del prezzo da pagare. Forse questa mattina mi avrebbero recapitato il conto. "Prego Raven, accomodati" - un invito apparentemente semplice, ma la voce metallica e il tono di Kreissack lo rendevano agghiacciante - "ci sono molte cose delle quali bisognera` discutere. Come ben sai sono poco incline ai discorsi ipocriti, pertanto vado subito al sodo. Io non sono abituato a pregare la gente, e detesto che qualcuni si permetta di fare il furbo con me o, addiruttura, si azzardi a tradire la mia fiducia. In te avevo trovato la mia spalla ideale, l'esecutore perfetto di tutti i miei ordini, il braccio destro ideale, a te avevo idealmente destinato il futuro dell'azienda. Fuggire in quella maniera e` stato quanto mai sciocco e al contempo irritante da parte tua. Normalmente uno nelle tue condizioni non avrebbe avuto neppure una sepoltura. Non ti chiedero` il perche` di quello che hai fatto. Ma sappi che gli investimenti su di te sono stati fortissimi, e io non voglio perdere i miei soldi. Percio`, contrariamente alle mie abitudini, ti comunico che sarai reintegrato nel mio staff personale. Tra due sarai nuovamente nell'arena per l'apertura del North American Open con la tua vecchia squadra di tecnici e con il tuo Pyros "Black Flame". Non ho altro da dirti, se non che al primo sgarro la tua pelle verra` sciolta sotto i miei occhi, e ovviamente non aspetteremo che tu sia morto per farlo." Una sensazione di disgusto e contemporanemente di trionfo mi taglio l'aria in gola. Ero salvo, ma dovevo tornare a fare l`'assassino. "NO" "Come hai detto? Non ti ho dato la possibilita' di scegliere. O Torni il Raven di due anni fa o ti faccio pagare tutto insieme." "Ha sentito bene, non tornero`, non ho intenzione di gettare la mia vita nuovamente, per anni ho ragionato solo con l'odio, ho seminato il terrore, ho imposto la forza. Ora voglio conquistarmi il rispetto per i miei meriti e non per quello che potrei fare di male." "Raven, chi per anni e` stato cacciatore non puo` diventare preda. Non resisteresti, E` la tua natura, sei stato creato per questo, non conosci altro metodo che l'annientamento dell'avversario." "Vede signor Kreissack, all'apertura del torneo saro` in campo, e combattero` da solo contro il sistema che volete impormi. Non provi a fermarmi, sa di cosa sono capace, e dimostrero` al mondo la mia vera forza!" Stavo uscendo dall'ufficio di Kreissack e ancora pensavo alle mie parole. non avevo ottenuto risposta, aveva accettato la sfida. Ero libero! Le luci dell'arena squarciavano il buio che mi avvolgeva. Da due anni non sentivo le grida dei tifosi, l'odore dell'adrenalina, il brivido lugo la schiena. Potevo ormai scorgere dinanzi a me il mio avversario. Il Pyros "Black Flame" mi avvolgeva, Kreissack mi guardava dalla tribuna autorita` sorridendo, e io ero pronto a dimostrargli nuovamente la mia assoluta fedelta`. Siamo sinceri, chi gli avrebbe voltato le spalle per farsi ammazzare dopo solo tre giorni?
Posted by kenny at 13:36 | Comments (0)

il grande pastres

negli anni a cavallo tra il 50 e il 60 l'italia calcistica conobbe il piu` grande e sfortunato talento che il football ricordi. Stefano Pastres era una promessa del San Dona` di Piave quando, a 17 anni, fu notato dagli agenti delle grandi squadre europee. La leggenda narra che nel corso dello stesso intervallo venne contattato dal Milan, dall'Internazionale, dalla Spal e dal Liverpool. Sempre i racconti dei suoi ammiratori ci tramandano gesta epiche, come gol realizzati partendo dalla difesa e scartando tutti gli avversari, o di portieri trafitti direttamente dal calcio d'inizio. Pastres era un centrocampista con spiccate doti offensive, sapeva palleggiare e portare palla per impostare la manovra, ma quello che piu` gli piaceva era fare gol, in tutte le maniere. alto un metro e settantacinque, fisico asciutto e scattante, Pastres rappresentava il giocatore ideale: dotato di talento cristallino e di grande sportivita`, piaceva ai puristi quanto agli agonisti nonche` alle giovani tifose. Il tutto incantando con i suoi modi gentili anche i tifosi anziani. nell`anno della sua esplosione due erano le squadre che avrebbero fatto follie per lui, il Real Madrid e l`Inter, ma Pastres, che si accingeva diventare il Grande Pastres, aveva nel cuore solo una maglia, quella della Juventus. Pur di giocare a Torino fu disposto ad accettare la scomoda convivenza con Sivori; il primo anno fu comunque scudetto, anche se con un apporto da parte sua limitato. L`anno successivo venne la consacrazione, il Grande Pastres aveva la Signora ai suoi piedi, ricompensandola con 29 gol e altri 17 nati da suoi assist. Il suo dominio pareva non avere limiti, controllava qualunque parte del campo, irdimensionando qualsiasi avversario si trovasse di fronte. La favola di Pastres faceva il giro del mondo, a Torino accorrevano tifosi ed appassionati di tutta Europa per vedere il Grande Pastres, e lui li ricompensava con prestazioni sempre migliori. Il suo terzo anno lo dedico` alla conquista della coppa dei campioni, la vetrina calcistica piu` prestigiosa dopo i mondiali. La finale vide contrapposte la compagine bianconera e il grande real di Di Stefano, lo stesso real che appena tre anni prima avrebbe pagato oltre trecento milioni per vestire il Grande Pastres con la Camisa Blanca delle merengues. il braccio di ferro tra don Alfredo e il Grande Pastres si concluse con una tripletta per l`argentino, ma ben 4 gol per il bianconero, che con la sua prestazione sovrannaturale regalo` la coppa alla juventus. A questo punto la carriera di Stefano Pastres sembrava lanciata verso la leggenda, prontas solo per accogliere la coppa Rimet che i campionati mondiali di quell'anno avrebbero assegnato alla nazionale che l'avrebbero conquistata sul capo. Ma al destino non si comanda, e in una partitella di allenamento, per uno scontro fortuito, un compagno fratturo` un ginocchio al Grande Pastres. Chi vide la conferenza stampa del campione il giorno seguente la ricorda ancora con gli occhi lucidi. Il Grane Pastres, che doveva rinunciare ai mondiali, annuncio` che l'esito degli esami clinici effettuati nella notte escludevano anche il ritorno al gioco. La sua carriera finiva li, con un allenamento di routine. Pastres disse di accettare con dolore e serenita' il suo destino, ma tutti sapevano che chi aveva dominato il mondo come lui non avrebbe mai accettato di finire ai margini senza poter dimostrare alla vita di poter andare avanti. dopo pochi giorni un'infermiera della clinica dovera ricoverato per curare il ginocchio lesionato lo trovo` riverso sul letto, senza vita, lasciatosi morire per non dover vedere il suo mondo in mano ad altri che non lo meritassero.
Posted by kenny at 13:35 | Comments (0)

la notte

ho sempre pensato che le ore piu` favorevoli alla creativita` fossero quelle notturne, anni addietro stavo sveglio di notte per disegnare. di notte i gesti piu` insignificanti assumono un significato importante, pulsano di vita propria. stanotte. sono di ritorno dopo una fantastica serata in compagnia della mia fidanzata, ore che hanno spazzato via alcune nubi su di noi. qui da me piove e fa freddo, nonostante sia il due giugno da qualche minuto. abitando in campagna non ho certo il problema del traffico, per di piu` , essendo in collina, il panorama notturno rende la notte maggiormente suggestiva. la malinconia della pioggia viene scaldata dalla voce di Nitin Sawhney... godo la guida in relax, le goccie sul parabrezza, le luci della notte cittadina lontana e le note calde della musica. quando mi fermo la musica tace, l'auto anche, etraggo lentamente la chiave dal blocchetto, assaporo ogni piccolo rumore che il buio regala, compresi quelli della portiera che si chiude e dei miei passi sui gradini del giardino. poca luce in casa, tutti dormono, ma la mia notte deve essere ancora consumata appieno; spengo il telefono, unico contatto con la societa` civilizzata, preparo la luce strettamente necessaria a scrivere e ascolto felice il "bong" che accompagna l`avvio del computer. questa settimana scivolera` via con gli impegni opprimenti che l`hanno occupata... dalla prossima tornero` ad vivere le ore buie con i colori e con la colla, con la carta e con la lente, accompagnato dal ronzio del compressore... settimana prossima la mia calma sara` dedicata nuovamente al modellismo. quando leggerete queste righe, il sole e la vita diurna avranno tolto magia all`atmosfera della mia notte, ma mi piace pensare che anche altri, in qualche notte, abbiano goduto del nulla che solo la notte rende spettacolare
Posted by kenny at 13:34 | Comments (0)

le scatole di auto

come sanno bene i frequentatori del forum, io faccio quasi esclusivamente modelli statici di motociclette. mi piace il fatto che dipenda da me l'equilibrio statico di tali oggetti, mi piace occuparmi della realizzazione dei particolari meccanici e della struttura della moto. pero`, confesso, ho tra le mie realizzazioni anche due auto da corsa. ammetto che la auto hanno un gran fascino; io non le faccio per una serie di motivi, ma ammiro chi le fa. l`emozione principale che mi ha preso quando ho assemblato le due auto e` scaturita nel momento in cui ho aperto la scatola: il gusto di vedere la carrozzeria vergine, che aspetta solo di essere trattata, l`individuare le componenti della scocca. le moto sono diverse, spesso la carena e` divisa in altri pezzi da incollare. per le auto no, al massimo hai la divisione tra cofani e carrozzeria. Almeno, nelle due sole macchine che ho fatto questa e` stata la situazione che mi si e` presentata agli occhi al momento dell'apertura della scatola. sono convinto che sia piu` emozionante aprire una scatola di un'auto piuttosto che quella di una moto. poi, con il procedere dei lavori, mi rendo conto di quanto le moto mi appassionini maggiormente, di come vedere prendere forma una moto sia piu` coinvolgente di assemblare una macchina. le uniche due auto avevano una particolarita` che me le ha fatte scegliere: presentavano il motore. per chi e` abituato a fare le moto e` impensabile un modello senza il motore, anche se poi tutti i particolari vengono celati dalle carene, il modellista che preferisce le moto si industriera` nel realizzare tutti i particolari del motore e della ciclistica. cio` non toglie che quelle due scatole con dentro attrezzi a quattro ruote mi abbiano tolto il fiato al momento di aprirle. come mi ha quasi invogliato all`acquisto Robiturbo, a Novegro il marzo passato, per il solo fatto di aver aperto una scatola di auto in mia presenza. non escludo che nel prossimo futuro un' altra auto mi capiti tra le mani per essere completata, con la sua scocca grande e con la sua scatola piena di emozioni
Posted by kenny at 13:32 | Comments (0)