26.05.04
il piacere
nel catalogo che ho realizato per lui, il mio amico scultore Max Solinas parlava di alcune cose che gli piacevano e di altre che non gli piacevano.
Invidiando la possibilita` che gli e` stata data, ovvero il poter vivere della propria arte, ho spesso riflettuto sulle sue parole, tanto che ora mi sento pronto a stendere i medesimi pensieri...
adoro per esempio lo stare seduto sotto a una veranda, magari con uno sguardo ad osservare le nuvole, adoro quello che sto facendo ora, lo scrivere dei pensieri picchiettando sui tasti di un mac comprato per lo sfizio di possederne uno abbastanza vecchio.
Amo la pallacanestro, uno sport completo, dove gli episoni da soli non determinano una partita, dove il movimento e` danza, arte, dove il singolo domina, ma non vince mai da solo.
la pallacanestro si basa su un paradosso evidente: e` uno sport praticato da giganti, dei totem, che al contrari delle statue divine e immobili possono prender eil volo per raggiungere il loro scopo tanto semplice quanto squisitamente complesso, il porre la palla nel cesto.
adoro una birra fresca bevuta quando si ha caldo, la sensazione di piacere che da il solo stringere il bicchiere, l'affondare del labbro superiore nella schiuma morbida, il primo sorso che passa in bocca, lungo...
adoro le emozioni che una donna sa dare, anche una sconosciuta che con la sua gonna ti cambia l'umore della giornata.
adoro arrivare stanco a casa della mia compagna ed essere travolto dal suo affetto. allo stesso modo adoro la coda del mio cane che viaggia a una velocita` che e` inferiore solo alla sua felicita` nel vedermi.
adoro risvegliarmi al fianco della mia compagna, adoro i suoi capelli biondi, un fiera criniera.
mi perdo nell'ascoltare ella fitzgerald che canta summertime, uno dei motivi per la quale la vita merita di essere vissuta.
adoro il io mestiere, il dare concretezza alle esigenze di comunicazione della gente, il mettere ordine nelle informazioni di cui una persona ha bisogno.
mi piace il colore, il giocare con le tinte, con i significati che esse hanno.
mi cullo nei quadri che vangogh ci ha regalato, ho provato un'emozione fortissima a restare solo in una stanza con "notte stellata con cipresso".
le sensazioni tattili che un libro mi regala quando mi passa tra le dita non sono descrivibili, come l'odore delle matite.
sono sempre piu` convinto di essere fortunatissimo, so trarre piacere dal semplice respirare, dal sentire l'odore inesistente dell`aria.
paolo zellner, un amante dei macintosh, dice di se che la musica che preferisce e` il silenzio. da ammirare, io stesso amo il silenzio.
ma amo anche quella musica che esce dalla sua fonte, si arriccia su se stessa per entrare al livello del mio sterno a prendere possesso di me, a farmi mancare il fiato, a portarmi via da, magari sul lato oscuro della luna. n questo momento amo la lentezza del computer che sto usando per scrivere, contrapposta alle prestazioni supersoniche di quello che uso per lavorare. molti scrittori usano ancora la loro vecchia macchina da scrivere, non perche` non siano in grado di usare un computer, ma perche` sono consapevoli che le loro parole non sarebbero ugualmente belle se scritte con un`altra macchina.
adoro certe cose semplici, come mangiare porchetta con il pane e bere un bicchiere di vino rosso, adoro certe macchine da rally che costituivano la linea di demarcazione tra il mezzo da corsa sportiva e una macchina di morte. amo le moto nate tra gli anni ottanta e novanta, con le loro forme generose e i loro muscoli in evidenza.
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08:59
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21.05.04
io e il mac
confesso che sto provando una certa emozione, mentre sto scrivendo un primo pezzo per il blog sul mio "nuovo" computer portatile. Anzi, sul mio nuovo powerbook apple, anche se la parola powerbook dovrebbe gia` dire tutto.
vi chiederete quanto normale io sia ad acquistare un powerbook del 1991 ( e uno del1993). ebbene, io amo i macintosh, io adoro i macintosh.
ne ho usati a montagne, a partire dall` SE 30 dell`istituto d`arte di Vittorio Veneto. Il "boing" che ne accompagna l`avvio ancora mifa venire le lacrime agli occhi.
durante la scuol superiore ho poi usato un LC II, un performa 630, se non sbaglio un LCIII e il 9600 riservato agli insegnanti (ero abbastanza fenomenale a scuola), passando per uno sfigatissimo 4400.
nel mondo del lavoro ho potuto usare un performa 5200, un g3 233 desktop e un 333 tower (entrambi della serie white). Poi all'uniiversita` mi sono dilettato con degli iMac della prima serie e con un G3 yosemite 350. nello stesso periodo ho acquistato per vie traverse un G3 3o yosemite che ho tuttora e che tuttora sottopongo ad acrobazie impensabili per qualsiasi altro computer. In ambito lavorativo ho poi avuto contatti ravvicinati con un quadra e con svariati G4 quicksilver. attualmente lavoro con uno splendido quicksilver e ogni tanto faccio un tuffo nella nostalgia mettendo le mani nel mulo da ufficio, un 8600 che ci serve solo per registrare dischetti.
penso che si sia capito che il mio amore per queste macchine e` incondizionato, che vedo i lati positivi con estrema chiarezza.
chi, come me, ha avuto modo di entrare in contatto con l'universo apple non ne e` rimasto indifferente. macchine bellissime, con una personalita` propria, con un carattere proprio (l'estroso 5200, il cagionevole e capriccioso PB 5300, il brutale G5, il socievole G3 yosemite), delle macchine dalle quali e` difficile separarsi quando sono obsolete, anzi, che si desiderano acquistare quando si portano dietro i loro anni.
vi sembro strano? ne sono consapevole, ma vorrei vedere voi, nelle mie condizioni, a non amare dei compagni di nottata, che mentre tu bestemmi per finire un lavoro, loro ti assecondano docili, che nonostante il lavoro che ti appresti a fare si accendono con lo stesso sorriso cordiale, lo stesso dal 1984.
i miei ricordi di grafico piu` belli si legano nel tempo un macintosh.
e questi 10 anni di macintosh mi hanno insegnato a provare un misto di tenerezza e compassione per chi e` costretto ad usare una macchina che si accende con una finestra a quadretti colorati...
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16:19
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11.05.04
11.5.2004
Quando finisce la gioventù?
Suppongo la mia sia finita esattamente 3 anni fa, l’11 maggio 2001 mi pare, con un evento ben preciso.
Pierangelo, un mio compagno di classe deel medie, si era schiantato con l’auto contro un palo della luce, nessuna frattura ma un trauma cranico che lo uccide poco dopo.
Bum. Le circostanze rendevano il tutto ancora più drammatico, Piero infatti stava organizzando la cena della clesse delle medie, la terza E delle medie statali F. Grava di Conegliano.
Aveva ritirato in segreteria i suoi esilaranti compiti di francese per riproporceli durante la serata. A Piero piaceva scherzare, ma durante le ore di francese diventava un vero pagliaccio, sfornando compiti deliranti che ormai facevano ridere anche la professoressa.
Il gruppo tipico di studio della mia classe era così composto: Piero, io, Marco “il Bareta” ed Ellis.
Abbiamo fatto delle ricerche memorabili, come quella sulla tiroide, con un cartellone dominato da delle tettone giganti, realizzato come le nostre altre ricerche alla derelitta biblioteca giovani, triste esperimento del comune di Conegliano per far si che i ragazzini chiassosi si spostassero dalla biblioteca civica, lasciando in pace chi ci andava a studiare.
La biblioteca giovani era sprovvista di qualsiasi libro potesse interessare anche lontanamente un giovane, ed era situata nei locali della pesa pubblica. Praticamente il nostro paradiso.
Piero era anche il titolare della ditta Giradischi & Radioline, il patetico scherzo telefonico che mettevamo in atto ogni rientro pomeridiano.
In pratica, il tutto consisteva nell’arrivare a scuola il pomeriggio in anticipo, fare la consueta colletta delle 200 lire necessarie per una telefonata urbana e recarsi alla cabina di fronte alla scuola.
Il resto era show: Piero faceva un numero a caso, quando il malcapitato rispondeva lui attaccava con la presentazione “buongiorno, siamo della ditta Giradichi & Radioline”, e lei ha vinto questo meravigliodo disco”. A quel punto io e Ellis cominciavamo a cantare a squarciagola “O sole mio”.
Altre volte ci fingevamo addetti ai sondaggi di Telemike. Anche il signor Costacurta di Conegliano era un nostro bersaglio. “Pronto, casa Costacurta?” – “Si, posso esserle utile?” – “Ma li abita Billy Costacurta?” – “Mavaffannnguuulo, ragazzini e’mmerda”. Insomma, eravamo dei coglionazzi.
Con le superiori ci siamo persi di vista. Io e Marco ci sentivamo, ma di rado, Ellis per anni non l’ho visto, Piero lo incontravo.
Poi, la notizia della cena che Piero stesso stava organizzando, l’entusiasmo…
Sabato mattina andiamo a trovare Piero in negozio, indaraffatissimo con le nonne che volevano i fiori. “Voi vorreste magari parlare con me? Facciamo che ci vediamo Venerdì per un prosecchino”.
Giovedì lo schianto, il Bareta che mi chiama, il funerale. Bene o male, anche senza cena, ci ha riuniti. Peccato per i compiti di francese che il prete non ha letto.
La verità è che quello non era solo il funerale di Piero, ma della nostra giovinezza. Quel giorno tutti ci siamo resi conto che potevamo essere noi il Piero di turno, che alla nostra età non c’erano solo i sogni e le speranze, ma anche le preoccupazioni e le paure. Quelle vere.
Mi capita di pensare ai pomeriggi a scuola e mi accorgo che delle medie ho solo una foto di gruppo, che Ellis l’ho visto due volte in dieci anni e che la nostra cabina è ferma davanti al cancello, residuato telefonico nell’epoca del cellulare. E magari la sera che io Il Bareta ed Ellis ci troveremo per la serata “porchetta e cabernet” il signor Costacurta riceverà una telefonata…
Posted by kenny at
13:11
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