l'uomo col cappotto

L’uomo con il cappotto nero stava seduto sotto al cartellone pubblicitario reclamizzante una bibita alcolica che rendeva irresistibilmente divertenti.
Il pannello luminoso annunciava che il prossimo convoglio sarebbe arrivato entro pochi minuti. Incurante, l’uomo col cappotto continuava a fissare un punto al di là delle rotaie, senza tradire emozioni o pensieri. Una bella ragazza dall’altra parte si era anche lusingata dello sguardo che lo sconosciuto continuava a rivolgerle, finchè non si è accorta che l’uomo che aveva davanti non guardava proprio nulla. I capelli ormai più grigi che neri, gli occhiali dalla spessa montatura nera, I vestiti tutti oscillanti tra il grigio antracite dei pantaloni e il nero del cappotto, nulla che definisse qualche aspetto della personalità. L’uomo senza nome era straniero in terra straniera, diverso tra milioni di persone diverse in una metropoli che conosceva ma che non gli apparteneva. Non avrebbe lasciato nessuna traccia, non avrebbe scaldato nessun cuore, stretto nessun legame. L’uomo senza emozione sarebbe scivolato su una Roma che non lo conosceva e che non l’avrebbe mai conosciuto.
Nel freddo di ottobre le persone passavano davanti ai seggiolini veloci, senza prestare troppa attenzione a dettagli che non avrebbero mai visto, chiacchierando al massimo a gruppetti di tre persone, condividendo esperienze di una giornata lavorativa strutturata come tutte le precedenti e che si sarebbe ripetuta per infinite altre volte.
Donne incinte, giovani indiani baffuti che cercavano lavoro, studenti coloriti, turisti persi ed emozionati, ragazze dalle minigonne che scoprivano gambe già viste. Davanti a occhi che non cercavano nulla passava l’umanità intera, a saperla vedere.
L’uomo col cappotto avvertiva crescere il proprio senso di isolamento, di solitudine; circondato da potenziali amici e da potenziali amori, esplorava la propria repulsione per ogni rapporto umano, sprofondato in un mare di incomunicabilità.
Posted by kenny at 04.11.07 11:07