22.03.06

la città degli altri

Ricordo bene quando il viale era parte della città vissuta, quano ci si poteva passeggiare vedendo il cielo. Non erano passati più di 15 anni eppure per molti il paesaggio era sempre stato così.
Anni addietro, per favorire l'insediamento di numerose unità viventi (cosi gli Amministratori chiamavano gli alieni che ci avevano subdolamente invaso), si era presa la decisione di costruire nuovi strati urbani che posassero sui tetti dei vecchi condomini.
Nacquero quindi nuovi quartieri sopraelevati, con grattacieli costruiti sulle teste di noi abitanti autoctoni. Il palazzo dove una volta viveva Marco aveva sul cornicione superiore una immensa scritta luminosa azzurra, “bibione”, il nome di una località turistica. Quando la installarono ci sembrava fosse in cielo, tanto era alto il palazzo. Quello fu il primo dove si intervenne, la prima pietra sulla quale edificare la “città degli angeli”, dove gli angeli erano in realtà I nuovi padroni.
Costruirono una nuova città, alta almeno il doppio del fabbricato esistente, e la scritta “bibione” era per loro un fastidioso faro che veniva dal basso. Poi, pian piano, tutti gli altri palazzi vennero sovrastati da nuove costruzioni, con strade, garages, negozi. Tutto gelido, asettico…
In realtà I nuovi occupanti avrebbero utilizzato I nuovi spazi come uffici diplomatici o come dormitori, l'importanza di ricreare un ambiente umano era dettata dalla necessità di mantenere almeno le apparenze. Avevamo dato il nostro cielo agli alieni, e loro fingevano di essere umani replicando le nostre architetture come freddi fondali scenici.
Non durò molto, nuove città vennero abbandonate non appena si concretizzò l'opportunità di costruire nuovi quartieri a grattacielo tutto iintorno alla città vecchia, quartieri dove gli alieni avrebbero potuto finalmente curare I loro interessi senza pensare a sembrare delle persone. Dal monte del Castello, con un binocolo, si poteva vedere come la delinquenza aveva ormai saccheggiato le vetrine e I garages dei nuovi padroni, le strade sporche, I vetri rotti. Ci ritrovavamo sulla testa quartieri affollati di disperati, senzatetto, losche basi per I traffici tra le due civiltà.
Era terribile, mentre gli alieni avevano avuto le autorizzazioni per costruire immense torri a loro uso esclusivo, noi perdevamo di vista la nostra sopravvivenza, chiudendoci da soli in ghetti, come coperchio le stesse architetture che loro avevano fatto costruire a nostre spese.
Mi tornava il mente il bagnino che pochi mesi prima negava ostinatamente che il nostro mare fosse pieno di piattaforme aliene; ormai la gente aveva metabolizzato I mostri, le città fantasma sopra la loro testa. C'erano sempre state. Posted by kenny at 22.03.06 13:18
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