mangiare/bere/pensare/grafica
Quando ho deciso di fare quello che tutt'oggi è il mio mestiere?
Molto tempo fa, chissà come mi è venuto in mente, davvero ora me lo chiedo.
Ricordo che in seconda media già volevo farlo, mettere mano alle pubblicità, agli stampati.
Ma perchè poi?
Ho sempre effettuato delle scelte per raggiungere questo scopo, e continuo ostinatamente a rincorrere questo sogno, ovvero di mettere la mia mattonella per la creazione del mondo migliore. Non sono un medico e non salvo nessuno, ma posso contribuire a creare un mondo almeno bello, dove nessuno vuole fare il mestiere di un'altro?
Sono un idealista? Perchè devo fare sacrifici per fare un lavoro che mi farà soprattutto incazzare?
Ho scelto davvero bene: non offro un prodotto concreto e quello che vendo è soggetto ai gusti degli ebeti che mi pagano. Mi devo prostituire per raggiungere compromessi che mi fanno stare male… bel lavoro Kenny, complimenti.
Pensandoci, ogni cosa che metto su carta ha una spiegazione tecnica, filosofica, fisica. Non improvviso, conosco una grammatica e I miei studi vanno molto oltre a quello che uno si aspetta. Un progetto grafico implica molte sfaccettature, un dentista non potrebbe affrontarlo, come io non potrei eseguire una cura canalare. Ma, mentre io subisco l'intervento del medico, il medico pretende di dettare le condizioni del mio lavoro.
In anni di mestiere ho visto produttori di panettoni che vogliono la foto del capannone sulle pagine pubblicitarie (perchè così si capisce che siamo grossi), guide alpine che fanno mettere la foto del massiccio centro-australiano sul biglietto da visita (perchè mi piacerebbe andarci) e imprenditori che vogliono la loro foto ovunque (per far vedere che sono uno tosto). Nennuno di questi accetterebbe un consiglio, non dico per il loro lavoro, ma neppure per comprare un maglione. Ma quando una persona entra in uno studio grafico, diventa a sua volta esperta in comunicazione visiva. Tutti sanno tutto del tuo mestiere. La cosa peggiore? Che quando ti chiedono di commentare il frutto dei loro consigli-ordini, ci rimangono male se metti in risalto le stronzate che il prodotto presenta.
Ma non importa, loro sanno, tu, stronzetto malvestito che stai una giornata a scegliere colori non puoi capire quanta fatica costi tirare su un capannone, pertanto non ti azzardare a fornire motivazioni plausibili riguardo a una tua scelta. Nella loro testa sei il grafico pezzo di merda che “fa tutto il computer”, oppure “anche il figlio di unamia amica che studia da architetto sa fare la stessa cosa”, e non lavori. Ecco, è questo il punto. Tu non lavori. Non ti sporchi, non stai fuori al freddo, non ti ungi, non sudi, non sei un impiegato, puoi parlare e ascoltare musica mentre lavori. Magari ti alzi per fare un disegno, o, addirittura, passi una mezza giornata a sfogliare libri per documentarti su un certo tipo di prodotto da realizzare.
Ecco cosa spaventa il resto della gente: pagare per dei lavori per I quali non hai sudato. Il fatto che dietro alla scelta di un colore, per fare un esempio veramente stupido, ci siano conoscenze di fisica, di psicologia, di marketing, di usanze popolari, conoscenze apprese in anni di studio ed esperienza, ecco, tutto questo non interessa, è più comodo dire: questo potevo farlo anche io.
Se una cosa va bene è merito del cliente che detta le regole, se va male è “quel grafico testa di cazzo, ma la prossima volta glielo dico io come si fanno le cose”.
Perchè non sono andato a fare il radiologo?
Sono sincero, perchè, nonostante tutto, questo mestiere mi piace, lo amo da morire, sacrificherei tutto, ma non sarei capace di fare a meno di esso. Starei senza pallacanestro, senza modellismo, ma non senza la grafica.
Essere padrone dei messaggi, orchestrare gli equilibri, dare le priorità ai contenuti, gestire le cose più insulse dando loro dignità estetica.
Infondo ha ragione qualche cliente, il mio non è un lavoro, ma non perchè dietro non ci sia competenza, ma perchè lo vivo ancora come un gioco.
Mi fa specie dire “vado a lavorare”. Manuela, che lavora l'acciaio in fabbrica, va a lavorare. Io vado a divertirmi, a cercare soddisfazione anche accontentando un cliente stronzo che mi chiede di progettare I ticket launch per il suo bar.
Io sono un fortunato: molti cercano un lavoro qualsiasi per vivere, altri imparano dal niente un mestiere per crescere, io ho scelto cosa fare quando non ero obbligato a scegliere e continuo a farlo divertendomi…
Posted by kenny at 22.03.06 13:18