09.07.04

i due volontari (5)

I DUE VOLONTARI Nella vita di ogni uomo arriva il momento di partire. Questa frase tormentò me e K. Fin da quando riuscimmo ad ottenere la patente. Ci faceva sentire mediocri e pantofolai, ancorati alle nostre abitudini, molluschi che non erano in grado di darsi una scossa. Kerouac aveva costruito il suo mito su un romanzo noiosissimo che parlava di un tale in viaggio per le strade d'America, senza un soldo e senza meta. Easy Rider, con quei due centauri belli, liberi e dannati. Marrakesh Express, con Abatantuono e Gigio Alberti che vanno in Marocco in macchina. Come potevamo essere da meno? La nostra situazione, all'altezza circa dei primi ventisei anni, ci faceva apparire come dei vitelloni inconcludenti, buoni a nulla che solo per una botta di culo tiravano avanti. Il che, effettivamente, era vero. All'epoca K. Stava insieme a una ragazza più giovane di lui di qualche anno, figlia della dottoressa Aliberti e dell'avvocato Manfredini de Conto, insomma, una che nella vita non avrebbe fatto molta fatica trovare i soldi per vivere. Tanto lei era ricca senza aver mai mosso un dito, tanto K. era esaurito dal suo lavoro di montatore di caldaie presso la ditta di Girolamo Panerazzo. Veleggiava placido verso i 140 chili, che addosso ad un uomo di neppure un metro e ottanta di altezza, vi posso garantire, non stavano per niente bene. La sua settinmana tipo si snodava così: Da lunedì a sabato lavaorava dalle 6 del mattino fino alle 8.45 di sera, attraversando la provincia in lungo e in largo sull'ape 150 in compagnia di girolamo e di thomas, il figlio di quest,ultimo. Staccato il lavoro faceva una capatina al Johan Sebastian Bar, una lercia osteria di fronte a casa sua,per bere un bicchierino di nocino casalingo, l'unica bevanda che gli faceva recuperare la voglia di vivere dopo quindici ore in compagnia dei due Panerazzo e del sudore stagionato che producevano. Ina seguito doccia veloce, una pizza surgelata sul divano a guardare lo Sport Sera e poi via dall afidanzata, la quale non voleva neppure farlo entrare per paura del giudizio dell'avvocato Manfredini de Conto; suo padre. Dopo estenuanti passeggiata con lo scopo di consumare le vetrine a forza di guardarle, K. riaccompagnava a casa la petulante compagna e si precipitava da Gildo con la speranza di trovarci ancora la. Io avevo appena preso a vivere da solo in un minuscolo appartamento sopra quello di Michele Caastelli, composto da un soggiorno/angolo cottura/sala da pranzo/guardaroba/camera/ripostiglio e da un bagno, il tutto in 21 metri quadri, arredato da un letto, un televisore e da un fornelletto per sopravvivere. A ripensare al mio primo appartamento mi rendo conto di come in vita mia non abbia mai fatto un affare peggiore. Non ero andato via di casa per qualche motivo spacifico; c'è chi lo fa perché non va d'accordo con i genitori, chi invece si trasferisce per lavoro, o per convivere con la propria compagna. Ho sentito anche di gente che cercava la libertà che non gli era concessa in famiglia, e pensava di averla trovata vivendo in monolocali con altri sei compagni. Personalmente non appartengo a nessuna categoria, semplicemente è successo. Un giorno sono tornato a casa e ho detto a mia madre:< Ho trovato un appartamentino in vendita che è una favola. Domani mi trasferisco> E lei:< Va bene, ma non fare tardi, che domani sera il papà deve andare via presto> La sera succesiva mi suona il telefono mentre consumo la mia prima cena nella mia nuova casa. Er mio padre infuriato perché non ero arrivato per cena, e per aspettarmi ha perso l'inizio della gara di briscola a squadre. Ecco, semplicemente è successo! il lavoro alla Capra Pubblicità andava a gonfie vele, in quanto un tale, scambiando la mia agenzia per la più famosa e quotata Capri Communications, mi aveva affidato un lavoro che non richiedeva nessun impegno, pagandomelo una cifra che avrei guadagnato in undici anni di lavoro ai miei ritmi. Tanto ero contento che praticamente non andavo a lavorare da mesi, e non ci sarei andato per circa altri due anni. Durante questo tempo continuai a pagare regolare stipendio a Tania, la mia impiegata, che per tutto il tempo (tre anni abbondanti) che lavorò per me, venne pagata per aver fatto solamente una fattura. Era ovvio che la gente pensasse che ero un fallito, non lavoravo mai, e nessuno sapeva che ero miliardario per sbaglio. Quando Aurora Manfredini de Conto, in un raro attimo di lucidità, lasciò K. in quanto “non é abbastanza chic per frequentarmi, e andare a party trendy e troppo importante per la mia età, ma lui è off e io perdo le occasioni giuste…” capii che il momento di partire era arrivato. K., in piena crisi da abbandono, viveva ormai alla pizzeria Braccobaldo, tanto che Gildo l'unto si preoccupava se non lo vedeva almeno tre volte al giorno. liberi da vincoli sentimentali, eravamo ora pronti a ambiare veramente. la mia ben nota situazione economica mi liberava da molti ostacoli, mentre K. aveva messo un bel gruzzolo da parte, e scosso dalla separazione era pronto a tutto per esaurirsi ancora di piu`. decidemmo di comune accordo di intraprendere un'avventura estrema che ci portasse lontano dalla nostra vita comune, che ci mettesse a contatot con gente diversa da noi... dopo aver scartato viaggi in oriente e lavori sulle piattaforme petrolifere, una pubblicita` mi diede l'imput che cercavo. "K., ho la risposta!" "Che risposta? Se dio esiste? come mai le donne sono troie? favorevole o contrario?" "Ma no, so cosa andare a fare per cambiare vita" "I pornodivi? io sono portato: il fascino del bizzaro!" "Tu sei piu` il fascino del Buzzurro. Mi e` venuto in mente il lavoro migliore per noi due. All'ospedale di Manzaro cercano degli infermieri generici, di quelli che danno lo sciroppo e puliscono i culi. Mi sembra il lavoro adatto a noi: vicino a casa, abbastanza estremo e soprattutto con tante belle infermierine che faranno a gara per aiutarci. Che te ne pare?" "Che se la coglionaggine fosse musica tu saresti una sinfonia" "Vuol dire che non ci stai?" "esatto, io i culi non li pulisco, al massimo ci metto dentro lo sciroppo!" Due settimane dopo prendemmo servizio all'ospedale "De Turricoli" di Manzaro Posted by kenny at 09.07.04 13:33
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